Poesie personali


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie personali)

Saggio è il vento

Piccola foglia
che ogni soffio di vento scuote forte
che ogni terra, umida o arida, accoglie generosa
incurante della sua sconosciuta o lontana provenienza

Piccolo guscio di noce
forte e resistente agli attacchi del tempo
e tenero dentro come un fiocco di neve
che leggero cade e dagli occhi scompare

Dolce il tuo cuore di bimba
forte il tuo cuore che arde
e nel gelo il calore diffonde
e col sole al tramonto si fonde

Bella la tua anima nuova
belle le emozioni ormai perse nel tempo
che imponenti ritornano
e ti scuotono con la furia del vento

... e si, è proprio il vento
che soffia senza sosta
che s'alza per urlare
che nessuna cosa al mondo
potrà mai impedirti di amare.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie personali)
    Abbracciami abbracciami
    e stringi fino a quando
    avrò versato fino all'ultima lacrima
    e con un lungo respiro riposerò
    abbandonata fra le tue braccia nude

    abbracciami
    e non lasciarmi andare mai
    finché ogni cosa intorno
    avrà ripreso il suo colore
    ed io, riaprendo gli occhi, tornerò a sognare
    con le tue mani scure fra i capelli

    abbracciami
    chiunque tu sia
    perché il tuo cuore, come il mio,
    è una sorgente generosa
    che le sue fluenti acque
    disperde sulla terra, senza meta ...

    non è forse una valle che cerchi?

    Abbracciami, dunque,
    e non pensare.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie personali)

      Otto e mezzo

      Sono apparsi tutti
      i personaggi
      del mio povero proscenio
      con superbia tracciano l'ultimo scorcio di via
      custodi del provino
      di chissà quali comparse
      o supponenti primiattori.
      Io sono l'edificio
      cementato dalla loro presenza
      quasi come forme sull'orlo del tempo
      madri presenti.
      Li sento nella circolazione sanguigna
      dei muscoli
      col tonante fragore dell'assoluto.
      Operai instancabili
      dei pensieri fragili
      medici della filosofia quotidiana.
      Mattatori che si alzano
      dall'obitorio della notte
      raccontano vecchie storie
      sempre le stesse
      con lo stesso viso di allora
      e lo stesso suono della laringe
      il monologo della vita.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie personali)

        Vita

        L'orizzonte tra le fusa
        di un aquilone
        che si sposta nelle onde del vento
        sul ciglio di un mondo deserto
        gli occhi fissi al barlume di un cielo muto
        senza risposte: ad ogni pensiero
        ceruleo o nelle liti tempestose
        carcerato nel singhiozzo del reale.
        Ora solo un campanaccio
        di ritorno dall'alpeggio
        mi cinge con vigore
        alla parata della vita.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie personali)

          La rivoluzione

          Nella simbiosi dei mille colori dell'epidermide
          negli stessi deboli neuroni
          la rivoluzione
          nella scuola per l'unico fine: l'emancipazione
          e la scure al cervello
          della scuola delle differenze
          la rivoluzione
          a bersaglio del dogma
          ma nel centro libero
          della comune umana
          la rivoluzione
          nella ricchezza di tutte le voci
          e nei generi scrollati
          dal potere del dominio
          la rivoluzione
          l'orizzonte della dissoluzione
          dell'afflato padrone
          e il naufragio cosciente dell'individuo solo
          la rivoluzione
          l'economia del destino dialettico
          che si esaurisce
          nella rivoluzione.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie personali)
            Lettera da te Sono stanco
            mi scrivi
            sono stanco
            della notte delle streghe
            dello sguardo sempre uguale
            sul mio culo da lebbroso
            mi scrivi
            è difficile sai
            terribilmente difficile
            prendere la responsabilità di essere frocio
            sono stanco delle omelie
            delle tonache con gli scarponi chiodati.
            Che senso di nausea
            di schifo
            mi scrivi
            baciarmi nel buio come un assassino
            sfiorare l'amore nella prigione del silenzio
            rubare la felicità dietro i vetri
            nascosto dal mondo "normale"
            e fuori solo dita puntate
            parole di veleno
            sulle mie cosce aperte come una puttana
            sono stanco
            mi scrivi
            non combatto più
            "l'inferno sono gli altri"
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie personali)
              La Tregua L'occhio non vede
              dove il cuore incespica
              e il palpito incolore s'incaglia sui binari dell'indifferenza.

              La memoria si è affievolita
              imbarbarita e sola
              posta sull'altare del buio.

              Sono segni da restituire
              per la pianta assetata dell'uomo
              per i figli orfani della storia.

              ** il titolo è tratto dall'opera di Primo Levi "La Tregua".
              Molte volte il nostro piccolo occhio e il nostro cuore
              dimentica la sofferenza dell'umanità, tutto viene revisionato,
              anche il nostro ricordo.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie personali)
                Favelas In questo bosco di nullità
                dove il semplice calore dell'alito
                cancella i segni del tempo
                dove la palude
                confina col cielo
                e come birilli le piccole vite per gli squadroni
                sorge nella pece uno scampolo di vita.
                Sono margini d'esistenza
                a cavalcioni sull'inferno
                e all'orizzonte piedi nudi su vetri appuntiti.
                Copri di fango
                i loro occhi frigidi dal freddo
                perché la sabbia di Rio
                si vende a chi trova un altro Brasile.
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