Davanti a questo mare i pensieri scorrono veloci sono tanti, o forse nessuno. Come le onde del mare I ricordi affiorano dal mare del passato che è dentro di me. Sempre qualcosa rimane: un granello di sabbia, una conchiglia, un sasso una persona.
Ti sento qui ma tu non ci sei L'amore per te è qui ma la forza di donartelo non c'è non più Il mio sogno caduto è qui ma la speranza di sognare ancora non c'è non più mai più
Dimmi o Angelo come può finire questo amore? Come può un cuore infranto sgretolato spezzato tornare ad amare? Potrà questo mio cuore avere la forza che manca all'anima?
Ti amavo ma tu hai sbagliato E il ricordo di quel primo bacio io e te amore vero e sincero è caduto nell'immensità del nulla
Dimmi o Angelo tornerà quest'anima a credere? A vivere?
Ma cosa importa a te di me? Tu giochi con le stelle...
Si contano stasera le stelle nel cielo, son migliaia le luci che splendono sul Reno. Cercarsi, volersi, abbassare lo sguardo e poi voltarsi. Correre verso quel sogno, su per quel ponte, raccogliere il vento dell'amore e tenerlo stretto per non farlo andar via dai nostri cuori.
Io ci sarò sempre, amica mia gioirò dei tuoi sorrisi... soffrirò delle tue lacrime... sarò per te la sorella maggiore... le braccia in cui puoi rifugiarti quando senti il mondo contro... il sorriso che ti accoglie per condividere le gioie... la tua compagna di giochi... lo scrigno segreto delle tue emozioni... ci sono amica mia... ci sono sorellina bella... ci sono sempre stata anche quando non sapevo d'esserci... ci sarò sempre anche quando non mi potrai vedere!
M'infarino la faccia ed il naso posticcio mi metto, di bianco e di rosso tramuto il mio volto, dietro la tenda mi spia un bambinetto, il pubblico s'aspetta da me d'essere sconvolto. Mentre mi trucco penso alle foglie lungo i sentieri, come ad un discorso di parole spezzate, immagini s'accavallano nella mia mente, aggrediscono le mie narici sconosciuti odori. Il suono della risacca echeggia dentro me, guardo la mia anima giocare con le onde del mare, dalla bianca spuma si fa cullare, lasciando sulla spiaggia della coscienza incancellabili orme. Rincorro due occhi in cui bere, due labbra da sfiorare per sentirne il sapore, gesti che si tramutano in lingua per comunicare, soppiantando le vuote parole con la voglia d'emozionare. Un sorriso si scioglie in un abbraccio caloroso, un bacio schianta il ghiaccio della razionalità, un alito si trasforma in vento impetuoso, un amore rompe il silenzio della quotidianità. È ora... lo spettacolo deve cominciare e la gente deve ridere, frizzi, lazzi, capriole e giravolte, senza remora, son pagliaccio, non buffone, negli occhi porto l'amore...
Armi da guerra diventano le parole studiate per ferire frasi affilate e lucidate ancor prima di uscire, adesso vado lì e mi faccio sentire. E quando presi dalla rabbia alcune frasi non riusciamo a dire, non siamo noi. Son le parole che preferiscono... morire.
In balia degli eventi l'anima delusa va cercando un approdo sicuro. Intanto le lacrime liberano amarezze e confusione, solcano il viso, lo trasformano. Non una speranza, seppur flebile, di squarciare il fitto velo che ammanta un cuore, impedendogli di sognare almeno per un'ultima volta.
Ogni giorno indosso la mia maschera. L'adatto alla mia faccia. Divenendo cera. Trucco bianco sul mio volto stanco. Sonagli e vesti colorate, capriole e movenze raffinate. Un flaso riso ad animare il mio viso. E divengo vostro. Buffone io ora, per nasconder la vostra stoletezza. Buffone io, nascondendo il bisogno di una carezza. E che ridano lor signori, ridano pur del matto. Voi che mi insultate senza rispetto. Nascondendo amanti sotto al letto. Occultando cadaveri di un delitto imperfetto Io danzo, canto e v'osservo. Io che mi fingo vostro servo. E quando il trucco si sciogle sul mio viso Torno ad essere io, enigmatico narciso. Che nasconde una vita ed un sorriso. Ridete tutti e che festa sia. Ridete, ridete tutti, che ipocrisia.