Poesie personali


Scritta da: Nello Maruca
in Poesie (Poesie personali)

Saggio Corona di sonetti LXXVI

Oggi l'ora ch'è dedita al latino
l'omaggeremo a Lucrezio e Catullo,
dell'uno la poesia e del mondo il crollo
dell'altro Opere, i Carmi e lor declino.

Districare non si può in un mattino;
tali sono menti d'alto livello
perciò gravoso è loro fardello
e recepire si può pian pianino.

Nessuno sogni essere impreparato,
quel che fin qui ho detto va risaputo
e nel contesto essere migliorato.

La strada intrapresa è in agguato,
quindi sia l'oggetto ampio e compiuto
e senz'uscire, mai, dal seminato.
Vota la poesia: Commenta
    in Poesie (Poesie personali)

    La strada della felicità

    Imparerai a stare in piedi per camminare
    imparerai ad ascoltare per parlare
    imparerai a leggere per conoscere e
    intanto, crescerai ed imparerai
    imparerai ad essere forte per affrontare la vita
    imparerai a perdere per poter vincere
    imparerai ad amare
    imparerai alla fine ad apprezzare le cose più semplici,
    le cose che prima non avevi nemmeno osservato,
    perché essere semplici è l'unica strada da percorre
    se vorrai imparare ad essere "felice".
    Composta mercoledì 15 settembre 2010
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Nello Maruca
      in Poesie (Poesie personali)

      La capinera

      Nell'incavato fusto di ciliegio
      Di capinera è custodito letto
      Ch'esperta costruito ha in mod'egregio
      In loco ritenuto sicuro tetto.
      Tenerissime fibre l'hann'intrecciato
      Con diligente architettura innata
      Da testa nera, con fare ricercato
      Per schiudere le uova dell'annata.

      Poscia, nel caldo, morbido lettuccio
      Depositò tre uova corpo grigio
      Sicura che mai avesse avuto cruccio
      Né che suo cuor divenisse bigio.
      Ma l'arbusto che non dava frutto
      Era d'impaccio all'animal'eretto
      Che non sopporta non avere tutto
      e nel demolire il legno scassa il tetto

      di quella capinera dolce e buona
      che sotto già teneva tre nudetti
      da poco della schiusa dei tre uova
      di pelle ancora scura, i piccoletti.
      Implumi ancora, sol boccucci'aperta
      per quell'impulso di sopravvivenza
      la testolina, ora, all'ari'aperta
      cercando vanno di mamma la presenza

      che svolazzando nei d'intorni e presso
      cinguettando, desolata, va piangendo
      e s'avvicina e s'allontana spesso
      e spaurita va dall'uman fuggendo.
      Da mane dura l'andirivien'ardito
      e par che preghi: Va! O uomo crudo
      non vedi il nido mio com'è avvilito?
      Perché in petto tieni cuore sì duro?

      È sera, ormai, e l'uomo via sen va
      Indi la capinera è sul morente nido,
      un piccoletto afferra e vola e va
      penzoloni altro trasporta al posto fido
      torna, festante in becco stretto
      l'ultimo ai fratellini affianca
      sotto provvido e fortunoso tetto
      e accanto giace, finalmente, stanca.

      Quant'amore traspare in sì tal'atto!
      Quant'affetto racchiude piccol volatile,
      quant'altruismo quel corpicino ha in petto,
      quanta bontà, quanta dolcezza e stile.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Nello Maruca
        in Poesie (Poesie personali)

        Il gentiluomo

        Disquisire di te, del tuo sembiante
        arduo perviene a me vate cadente
        che altre sublimi Menti aviano vanto
        con diligenza dire di tanto manto.
        La testa ch'è vagante e pertinace
        non tiene pace a essere incapace

        e allora s'inoltra nell'oscura selva,
        tenacemente, ad affrontar la belva.
        L'arma con cui combatte è una penna
        che patisce dir del cervel ch'affanna,
        che s'arrovella e non trova forma
        l'enunciar che vorrebbe in piena norma.

        Mò pare che irta poco meno è l'erta,
        indi, la scritta scorre un po' più certa.
        Entra nel mezzo di folta foresta
        e, caparbiamente, a belva tien testa.
        Vede la bontà dell'esser tuo, descrive
        la dolcezza del tuo cuore, rivive

        quanto grande per l'altrui hai amore
        e della carità lo gran spessore.
        Ma nell'andare incespica, cade, s'alza,
        si rincammina, ricade, sobbalza
        ma intricato di cespugli è il loco
        indi la penna più non regge il gioco.

        Si sfiducia, s'abbatte, indi, soggiace.
        ma sol per poco, essa, però, si tace.
        Chè una penna pur debole e flemma
        si scalda e brucia più d'immensa fiamma,
        e ancora maggior  di fiamma rossa diviene
        se a bontà s'affaccia e non a pene.

        Qui la dolcezza, in breve, vuol narrare
        d'uomo gentile che sa soltanto amare.
        Di te vuol dire, Cavaliere illustre,
        della schiettezza limpida, campestre
        ch'altra maggior, giammai, rilevi altrove
        e puranco la scorza zotica rimuove.

        Cuore gentile, colmo d'ogn'affetto
        che per il ben'altrui non tien difetto,
        proclive e lesto a propinar man forte
        e al bisognoso schiudere le chiuse porte.
        Se di un essere eretto già hai scritto
        e anche in verbo ripetuto e detto

        della dolcezza e umanità infinita
        ch'altro vuoi dire che porta in sé tal vita?
        Ch'altro un uomo può aver che spinge
        oltre la carità e che dolcezza aggiunge
        a stile, bontà, fede e grand'amore?
        Se cotante virtù racchiude in cuore

        cosa vorresti, penna, dire più ancora?
        Qui, diletto amore, la mente si scolora
        perciò t'implora a gentil riflessione
        alfin che t'ammanti di comprensione
        e per la mente che troppo vacilla
        quanto pel cuore che in pett'oscilla.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Nello Maruca
          in Poesie (Poesie personali)

          L'opportunità della vita

          L'Onnipossente, immenso Creatore,
          l'Iddio che dell'Universo è fondatore,
          che dal nulla formò cielo, terra e mare
          che se odiato sa soltanto amare
          onde lo sacrificio del Figliol non fosse vano
          all'uomo crudele volle stendere la mano.
          Decise, quindi, di donare due calle;
          l'una che scende liscia verso valle
          l'altra di rovi cosparsa, macigni e sassi
          che difficoltoso è muovere i passi.
          La prima mena dritta al fuoco eterno
          Perché percorsa dal male dell'inferno;
          la seconda stretta, cosparsa di pece
          porta alla carità, la luce e pace.

          L'una a misura di cattivi e stolti
          l'altra pei buoni, di carità avvolti.
          Queste le opportunità che Dio ha dato;
          a noi andare a destra o a manco lato.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Nello Maruca
            in Poesie (Poesie personali)

            Luce

            Raggio di sole apparso è in firmamento
            ch'illumina ogni ambiente circostante
            mentre calore inietta ogni momento
            in cuore di chi resta suo amante.

            Il raggio ch'è apparso è imponente
            poiché coronamento d'amor grande
            in gesti e in movenza aitante,
            intorno armonia, qual capinera spande.

            Sì, qual persona il nome è grande
            che in Pietro da Gesù fu trasmutato,
            dall'une a benedire fu, all'altre sponde
            canco di guarigione decision fu dato.

            Indi, Simone pescatore è Pietro
            ch'assecondar divino deve disegno
            e della Chiesa è sesquipedale Pietra
            Perciò esser Simone per tutti è sogno.
            Composta martedì 5 giugno 2001
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Nello Maruca
              in Poesie (Poesie personali)

              L'assenza

              Se il peso non s'avesse dell'affetto
              la lontananza non avrebbe effetto.
              Se, poi, negl'anni il bene s'è ampliato
              il peso dell'assenza e più marcato.

              Capire ciò lo può ch'in petto ha cuore
              e se vi custodisce grand'amore.
              Da stamane manca l'Angelo custode
              e la tignola già dentro mi rode.

              Se manca la feconda ape regina
              nell'arnia resta spenta la fucina;
              spenti i fornelli son della cucina.
              Nessuno li cura: Manca la regina.

              Tutto si ferma, tutto muore e tace
              e io tormentato, stracco, senza pace.
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Nello Maruca
                in Poesie (Poesie personali)

                Il Natale

                Suono giunge indistinto in lontananza
                e poco a poco parmi che s'avanza.
                M'accosto lentamente alla finestra,
                le flebil note annunciano un'orchestra.
                Dal cielo a fiocchi lenta cade la neve
                e su ogni cosa posa piano, lieve
                Mentre l'orchestra sempre più vicina
                Di Cristo ci ricorda e di Maria Regina.
                Le dolci note sono della zampogna
                Che a valle scende giù dalla montagna,
                accompagnata dal suon della chitarra
                ci dice che Gesù è sceso in terra.
                Il manto bianco a vista si disperde
                e tutt'intorno ha ricoperto il verde.
                Il vento porta il mugolio del cane,
                il tocco festoso delle bronzee campane.
                La mamma ruota in casa indaffarata
                a preparare frittate e pignoccata,
                a friggere baccalà nella padella
                e lenticchie a condire nella scodella.
                Per la famiglia questa è la gran festa;
                tutti siam dentro: Il nonno in testa.
                Nella modesta casa a due stanzette
                Siam tutti intorno al fuoco: i diciassette.
                Ora si sente il sibilo del vento
                Quasi fosse dell'orchestra altro strumento;
                la zampogna prosegue il suo cammino
                e noi contenti intorno al tavolino.
                Quel che di questa festa è più importante
                è la serenità che intorno spande.
                Nel cuore d'ognuno cessa ogni doglianza
                Poiché pervaso di dolce speranza.
                Di tutte le ricorrenze è la più grande
                Ed è per l'Universo la più imponente
                Giacché di quest'oggi è la lieta novella
                Del Redentore nato in una stalla.
                Richiamati dai delicati canti,
                Degli Angeli dal cielo scesi gaudenti,
                Lo venerano i pastori trepidanti
                e i re magi del lontano oriente.
                Composta martedì 30 novembre 2004
                Vota la poesia: Commenta
                  Scritta da: Nello Maruca
                  in Poesie (Poesie personali)

                  L'insegnamento

                  Sono allo scorcio, ormai, del mio sentiero
                  ma più che mai vivere vorrei tanto
                  per ricordare a tutti del tuo pianto
                  e mantenere a lungo il tuo pensiero.

                  Io a rimuginare lo tengo in testa
                  quell'eufemismo che mi desti in pasto
                  quando aggiungesti, col tuo fare mesto,
                  tace chi tiene perspicacia lesta.

                  Pure affermasti che giudizio tiene
                  colui che in petto sempre l'ira contiene;
                  lo dicesti con fermezza e certezza
                  tanto che l'acquisii senza dubbiezza.

                  Nel bagaglio d'esperienza l'ho aggiunto
                  e, in toto, ha già domato la mia grinta.
                  Vota la poesia: Commenta
                    Scritta da: Nello Maruca
                    in Poesie (Poesie personali)

                    La fede

                    Se il guardo porti in cielo
                    e vedi Dio,
                    se lo riporti in terra
                    e ancor l'incontri,
                    se spazi sopra al mare
                    e lì galleggia,
                    se sul lago lo trovi
                    e pur sui monti,
                    se pensi al bruco fuoruscir
                    dall'uovo, al cambiar
                    di pelle e divenire
                    crisalide e poi farfalla,
                    se il pensier ti ritorna
                    dalla farfalla all'uovo
                    e in questa metamorfosi
                    l'opera Sua immensa
                    vedi e credi,
                    se riconosci Egli nel tuo corpo,
                    se tua fiducia in Egli tu riponi,
                    se i bisogni tuoi ad Egli esponi
                    e se confidi in Lui ogni certezza,
                    se credi che in Egli sol'è salvezza,
                    se ovunque il guardo giri
                    e lì lo vedi,
                    se nel morire credi andargli incontro,
                    se credi ch'ha poter sui tuoi peccati,
                    che per essi il Suo Figliolo in croce
                    ha dato
                    e che soltanto Lui tutt'ha creato,
                    se tutto quest'è in te:
                    Questa è la vera fede, la fede in Dio.
                    Vota la poesia: Commenta