Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)
Nato da una scatola in cartone
ha mosso i primi passi alla stazione
ha preso quattro calci e un po' di sole
fino alla mensa santa delle suore.
Nel pomeriggio poi è stato visto
in via calvario insieme a un povero cristo
miracolava tutte le vecchiette
per un po' di vino rosso e sigarette.
La sera poi è sparito nella nebbia
lasciando una lacrima di ghiaccio
sopra ad una vecchia bibbia:

Osso di seppia vai non tornare!
C'è una città in fondo al mare
dove i diamanti non valgono niente
e la doccia è: automatica!.
La pelle si lava da sola
basta fare sogni puliti.
E se non era buono per la terra
tra strade dritte e campi di carbone
ha preso il mare verso la tempesta
salpando da uno scoglio ad un dolore.
Composta giovedì 18 novembre 2010
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    Scritta da: elio
    in Poesie (Poesie personali)

    La fede è...

    La fede...
    È cercare
    continuamente il Signore.
    È provare la potenza
    della preghiera più vera.
    È credere in Dio,
    inesauribile sorgente
    d'Amore eterno.
    È l'invito
    forte e coinvolgente,
    a stringere un'alleanza,
    preziosa,
    con le altre persone,
    e rispettarle
    ed amarle
    come nostri fratelli.
    È l'unica e vera arma di ognuno
    e sarà
    "madre e padre"
    sempre
    nel momento di bisogno.
    Composta giovedì 18 novembre 2010
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      Scritta da: Andral
      in Poesie (Poesie personali)
      A te che vorresti vedermi come amica
      A te che mi lasci andare senza riuscire a trattenermi
      A te che neghi ogni sentimento
      A te che hai chiuso la porta del mio cuore con un tonfo
      A te che hai scelto la strada della ragione
      A te che prima spingevi per l'irrazionalità
      A te che mi hai cambiata
      A te che prima mi hai voluta diretta
      A te che mi sei apparso sensibile e ora rinneghi i ricordi
      A te che avevi tante sigle e ora neppure una parola
      A te che dicevi di amarmi
      A te che mi baci incendiandomi
      A te che volevi andare oltre, oltre e ancora oltre, ma che eri il primo a ritirarti
      A te che ti sei fermato
      A te compagno di viaggio che è sceso alla stazione
      Ti dico... scusa ma ti chiamo amore
      E poco importa se le nostre strade si sono allontanate
      E poco importa se c'è stato un bacio e poi un altro e poi un altro ancora d'addio
      E poco importa di chi ci sta attorno
      delle convenzioni, dei luoghi comuni e dei ben pensanti, dei moralisti
      non m'interessa se tu mi chiami amica
      io continuo a chiamarti amore.
      Composta giovedì 18 novembre 2010
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        Scritta da: Nello Maruca
        in Poesie (Poesie personali)

        Lo zufolo

        Un suono che lontano m'è nel tempo
        odo vibrare, un dì, in lontananza,
        mi balza alla memoria come lampo
        la melodia, da bimbo, a conoscenza.

        Lento m'avvio e silenzioso alquanto
        lungo un sentiero ciottoloso e stretto
        donde perviene l'idilliaco canto
        del dolce, conosciuto zufoletto.

        Un pastorello appena quindicenne
        a ridosso sdraiato d'un folto cespuglio,
        all'ombra di frondosa quercia perenne
        meglio l'intona di pecoraio veglio.

        Per ogni suonoche mi dona il vento
        energico a volte, altre debolmente
        nella mente dei bei ricordi sento
        che mi riportano indietro, dolcemente.

        Mi sovvengono i momenti del pregresso
        tempo; giorni contenti, d'abbandono,
        scorcio che non so il poco né l'eccesso
        ma tutto è solo un pregevole dono.

        Rivedo l'innocente fanciullezza
        quando a piedi scalzi, sanguinanti
        s'insegue una rozza palla di pezza
        e dell'ingenuo gioco, s'è contenti.

        M'appare, poi, l'acceso focolare,
        la nonna con in grembo la conocchia
        che con garbo la lana sta a filare
        e che l'avvoltola al fuso con maestria.

        Suona, zufolo dolce! non cessare;
        fammi scaldare avanti quel camino,
        nel vetusto casolare fammi restare,
        non fare ch'io riprenda il mio cammino.

        Spandi le note ancor per la campagna,
        famm'addormire al suono del tuo canto,
        fa che la tua melodia mi sia compagna
        e che al risveglio trovoti al mio fianco.
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          Scritta da: Nello Maruca
          in Poesie (Poesie personali)
          È già notte, un rintocco: è passata
          mezzanotte, mi stiracchio e sbadiglio
          m'alzo lesto pian pianino per non dar
          risveglio al nido; gongolante odo
          un coro nell'accosto alla finestra
          che dal basso del fossato sale in volo
          e si espande lentamente per le vie
          del ciel turchino. Sono grilli, son cicale,
          raganelle o grigi ghiri? Ci sono gufi
          e pipistrelli o son solo le raganelle?
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            Scritta da: Nello Maruca
            in Poesie (Poesie personali)

            L'ingannevole

            Al nefasto giudicio che destommi tema
            desolato mi dipartii e senza speme.
            Fu il dispero, tutto mi fu nero
            spiraglio alcuno non vedea, invero.
            Conobbi l'impotente debolezza,
            nullo e nessuno davami certezza.
            Nel Tempio mi trovai degl'Alemanni
            come deporre i tanti, molti affanni.
            Andò per tempo, non ricordo quanto,

            dalla Croce, la vista, all'Azzurro Manto.
            D'automa movenza fu all'accender cero,
            col cuore lo feci palpitante e nero.
            Quella fiammella tremula, pencolante
            poscia per l'alma mia fu illuminante.
            Parea un varco mi si fosse aperto
            in mezzo quel che grande era sconcerto.

            E, poi, di nuovo cupa desolazione
            e immensa ancora fu disperazione.
            Col cuore infranto, stanco, sconfortato
            in casa mi trovai, da trasportato.
            Mentre mi riportavo al luogo mesto **
            fu il pensiero mio determinato e desto
            a ripassar in quel ch'è Sacro Luogo
            onde scrollarmi del pesante giogo.

            Lì, rimasi infreddolito e stanco
            con quella spina che pungeami il fianco;
            Lo guardo riandò su l'Effige Santa
            e poi portossi alla Donna Santa,
            e mentre la guardavo la pregavo
            e nella prece tutto mi donavo
            e mi pareva d'essere ascoltato
            e mi pareva d'essere consolato.

            E più guardavo quell'Effige Santa:
            Abbi fiducia, abbine sì tanta
            e più parea che cenno mi facesse
            quasi che dir qualcosa mi volesse.
            L'Effige ch'è in Croce mi rispose,
            sulla testa Maria la Mano santa pose
            e quel ch'accadde, poi, non parmi vero:
            Schiarito fu, quel ch'era tutto nero.

            Ed il sorriso ritornommi in viso,
            lievi sentii le spalle, senza peso;
            leggero dentro, senz'alcun tormento
            un guardo, un grazie volsi al Firmamento.
            Schiacciato fu il diagnosticato prima
            poiché riposto avea tutta mia stima
            al Creator di tutto, al Redentore
            che sa donare gioia ad ogni cuore.

            Quanto l'Onnipotente è umile e verace
            tanto sei, uomo, tronfio e fallace.
            Composta lunedì 30 novembre 1998
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              Scritta da: Nello Maruca
              in Poesie (Poesie personali)

              Il contadino

              Lenta la nebbia s'alza dal mare alla montagna
              coprendo il cielo azzurro di luttuoso manto
              mentre la massaia accanto al focolare
              a rimestare intenta è il desinare.
              Di presso, del cane l'abbaiar rabbioso s'ode
              e di tanto un raglio sgradevole l'accompagna
              col muggito del ruminante bue cui il belar
              della lanosa pecora fa eco col grugnire
              d'un maiale che del rumoreggiare pare stufo.
              Il rude contadino sul ceppo assiso
              pensoso è del domani; di quello che sarà:
              Pioggia, vento o neve o il sol risplenderà?
              Così, assorto, in ansia mesto sta.
              La pipa tra le labbra; il fumo in alto va
              e stanco, un sonnellino seduto resta e fa.
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                Scritta da: Nello Maruca
                in Poesie (Poesie personali)

                Ninna nanna

                Galoppando il bianco giglio
                viene portandomi mio figlio.
                Mamma è qui, aspetta te,
                mamma è qui, tutta per te.
                Sogno sempre il tuo visino,
                vedo te, o, mio bambino.
                Qui, accanto al focolare
                mamma resta, sta a sognare.
                Resto e sogno il mio bel Re,
                resto qui, aspetto te.
                Nel mio sogno c'è la culla
                che ti dondola e trastulla.
                Nella culla fai la nanna
                amor grande della mamma.
                M'hai rapito già il cuore
                o mio grande, dolce amore.
                Fai la ninna, fai la nanna
                dolce bimbo della mamma
                ch'io ti veglio, ti sorveglio
                fino a quando resti sveglio.
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                  Scritta da: Nello Maruca
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Saggio Corona di sonetti LXXIX

                  In materia che segue: Geografia
                  la dissertazione non muta faccia,
                  simile a precedente d'acqua par goccia,
                  le altre discipline son radiografia.

                  L'isegnamento è rigido, in cortesia
                  e a voce calma, ferma ed a braccia
                  conserte i docenti seguono la traccia
                  chiedendo connotazione a discrasia. (1) mescolanza

                  Durante i minuti di ricreazione
                  i commenti tra noi volano in cielo,
                  ch'ognuno pone sua supposizione.

                  Se la mente frugasse il nostro intimo
                  squarcerebbe da li nostri occhi il velo
                  ricordo dir del Preside per primo;

                  ché quel primiero giorno ben lo disse
                  di non tenere velo ch'offuscasse.
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