Poesie personali


Scritta da: Debora Guerriero
in Poesie (Poesie personali)

Incontro

Il tempo scricchiola fra le persiane chiuse
nel dolce rallentare verso il tramonto,
un gemito suggellante il pensiero
che a patto ha stretto il cuore.

Di quei versi sfuggiti a labbra sugose
si appagano gli uditi degli amanti
che accostatesi al cospetto della luna
avvinghiati si rincorrono in carezze e baci.

Nel buio si ghermiscono le pelli roventi
abbandonando esitazioni mentali
nell'apice di un divino brillare
di scoccati dardi di passione.

Mentre l'aurora ridipinge il giorno
che soffice si appresta a divenire,
sopiti gli animi, sul petto ansante
trova ristoro il capo dell'amato.
Composta lunedì 5 novembre 2012
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    in Poesie (Poesie personali)

    Tutto in "ciò che resta della famiglia italia"

    Il tuo triste lavorare per quegli altri,
    che se li vedi
    ti domandi come fanno a stare lì.

    Quel tuo obbedire cieco e sordo
    per la busta di ogni mese,
    ad ogni cosa che ti viene chiesta.

    Hai schiacciato
    ormai da tempo ogni ideale,
    ed ogni forma di coscienza
    e di rispetto,
    sei fuori dal mondo con la testa,
    proprio per non capire.

    Caro fratello mio
    che stai dall'altra parte
    pronto a menar le mani,
    per l'ordine dall'alto,
    al debole di turno,
    o ad ingannare un poveraccio
    per farti ben volere da un padrone indegno.
    Adesso fai la guardia a noi,
    con gli scarponi,
    in piedi
    sulla merda ferma,
    a controllare chi ci affonda,
    in quella che si muove
    ed inghiotte
    come se fosse un mare scuro e puzzolente
    che porta giù all'inferno.

    Forse
    mentre stai lì
    col naso ben tappato
    ad osservare che tutto vada a posto
    non sai neppure più da quale parte stai,
    chi ti ci ha mandato,
    ma il fine mese arriva a tutti
    e la tua busta ti ricorda con chi sei.

    Quanto hai dovuto lavorarti dentro,
    berti litri di regole e doveri,
    di "non vedere e non sapere".

    A litri
    con l'imbuto,
    mentre pisciavi via tutto il tuo meglio
    per fare posto al resto,
    "all'istruzione".

    Caro fratello mio
    per nome ma non più di fatto,
    siamo già tutti attesi
    in fondo alla discesa
    o in cima alla salita,
    noi su,
    stremati
    e con le mani a pezzi,
    ma la coscienza intera.

    Tu
    e quelli come te
    in fondo a ruzzoloni,
    e con in tasca l'ultima busta
    per lasciapassare,
    anche se basta vedervi in faccia
    per potervi riconoscere.

    Caro fratello mio perso per strada,
    tu ed io,
    divisi da un mestiere che è un abisso,
    io faccio l'italiano
    per mestiere,
    tu non so.

    È indubbio il giovamento nel cambiar padrone, correre sempre per il forte del momento,
    tutto fa andare avanti,
    ma mentre corri
    se ti guardi intorno
    sei sempre più da solo.

    Tu,
    con quei pochi
    o troppi
    che ti stanno al passo,
    quelli come te,
    tutti a studiarvi,
    tutti col sorriso.
    Ed all'arrivo,
    all'ultimo momento,
    gettate via le maschere,
    tutti a ringhiare,
    ad azzannarvi
    per il primo posto,
    ma è un posto in ginocchio,
    da servo,
    non dritto
    da uomo.

    Se sentirsi qualcuno
    dove non c'è più nessuno
    deve costare così tanto a troppi,
    vai pure avanti
    se ci credi
    ma non stupirti poi
    che qualche matto,
    schizzato su da chissà dove,
    diventi all'improvviso
    un grande eroe
    facendo fare a te
    quella discesa
    contrapposta alla salita
    che tutti vorreste rimandare ad un lontano poi,
    e senza mai considerarlo come un fine vita.

    Caro fratello mio
    cosi diverso,
    caro fratello mio
    cosi bastardo,
    non aspettarti che ti pianga
    quando verrò a sapere.
    Composta domenica 11 novembre 2012
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      Scritta da: seilion
      in Poesie (Poesie personali)

      la politica e i politici

      La politica, dovrebbe essere
      il motore per una nazione,
      i politici, sono quelli che rubano
      le risorse di una nazione.

      La politica, dovrebbe premiare gli onesti
      e punire i disonesti,
      i politici, fanno le leggi per proteggersi,
      perché sono loro i disonesti.

      La politica, dovrebbe dare assistenza e curare
      i suoi cittadini,
      i politici, è li, che creano il loro potere
      per fregare meglio i cittadini.

      la politica, dovrebbe combattere

      il lavoro nero,
      i politici, ricevono le mazzette dalle imprese
      che fanno lavorare in nero.

      La politica, dovrebbe combattere
      mafiosi e delinquenti,
      i politici, come fanno a farsi la guerra,
      se sono loro i mafiosi e delinquenti.

      La politica, dovrebbe essere la rappresentanza
      delle personalità migliori,
      i politici, sono la feccia,
      la rappresentanza delle personalità peggiori...
      Composta lunedì 14 maggio 2012
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
        in Poesie (Poesie personali)

        Il flautusta del bosco

        Pomeriggio di sole sotto il bosco fluviale:
        gli uccelli ascoltano la quiete del tempo,
        i passi misurano la serpe del cammino,
        un flauto è muto all'ombra d'un albero
        sostenendo il sogno di un bambino.

        Non ci sono rumori sulla verde riva
        solo macchie di ali bianche
        adagiate sull'acqua che scorre,
        colli azzurri di anatre che danzano
        sui fili di luce che filtrano dai pioppi.

        Pomeriggio di colori invernali
        in questo mese di gennaio
        con alberi senza foglie morte
        e fiori che ancora devono arrivare.
        Da lontano il flauto inizia a suonare:

        Sono note di labbra sorridenti
        insieme al cinguettio di un uccello.
        Un airone grigio becca le note
        del flauto di un uomo solo.
        Il bosco ha rotto il suo silenzio.

        Il fiume scende gelido nel tramonto,
        l'uomo cammina con i suoi pensieri,
        trattenendo la luce nei suoi occhi.
        Resta sola la voce del flauto
        a salutare il fiume e la notte.
        Composta martedì 30 novembre 2010
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          Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
          in Poesie (Poesie personali)
          Meravigliarsi delle piccole cose
          è la filosofia degli umili,
          la voce profonda del cuore,
          l'amore pieno di silenzio,
          la perfezione della luce
          che ci avvolge.

          Meravigliarsi delle cose
          è guardarsi negli occhi,
          maturare nella ricerca
          vivere la semplicità.
          È essere se stessi.

          Meravigliarsi della propria ombra
          è la misura del giorno
          che ci accompagna;
          è il metro muto dell'uomo
          che cresce e muore.

          Meravigliarsi delle piccole cose
          è l'antitesi dello spettro
          dell'oscurità.
          È la luce del giorno
          racchiusa nelle mani
          che ti ascolta
          e ti spinge lontano.
          Composta mercoledì 30 novembre 2011
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            Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
            in Poesie (Poesie personali)
            Il freddo scende dalla montagna
            insieme ai lupi della memoria:
            sfiora le guance d'un bambino
            leggendo lo sguardo d'un anziano.
            Aspira il profumo d'una donna,
            lacerando manifesti e messaggi.

            Avanza il freddo di febbraio
            sul selciato d'una via stretta.
            Sibila insieme a una sirena
            nella città misteriosa e deserta.
            I passeri già sono sotto le tegole,
            le colombe nei buchi del tempo.

            Il freddo uccide i miei ricordi
            appesi a corde di due balconi:
            in uno intravvedo l'infanzia
            nell'altro una barca sulle onde.
            A prua c'è il sorriso di mia figlia
            a poppa il vento che ci spinge.

            Camminiamo insieme al freddo
            sotto un cielo senza buchi neri.
            Il giorno è pregno di tempesta:
            pezzi di colore danzano nell'aria
            sono petali di fiori freschi
            lanciati da mia moglie
            dalle nostre finestre aperte.
            Composta mercoledì 2 febbraio 2011
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              Scritta da: Maria Rosa Cugudda
              in Poesie (Poesie personali)

              Anima di corallo

              Dai tuoi occhi
              il mare intravedo
              non per l'azzurro delle pupille
              ma per il profondo orizzonte
              che mi offre.

              Dalle tue labbra sorseggio
              l'acqua cristallina che vita mi dona.

              Nel tepore del tuo cuore
              teneramente distendo i pensieri
              che la mente invadono.

              Ma la dimora più sognata
              nella tua anima incontro
              dove in unica entità eternamente
              ci avvolgiamo e l'amore confine
              non intravede perché l'anima è in noi
              e noi siamo anima che brucia d'amore
              al pari del rosso corallo.
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