Scritta da: Raffaele Caponetto
in Poesie (Poesie personali)
La differenza
Un uomo
per essere uomo
ha da puzzare.
Perché?
Per distinguersi
dalla donna.
Altrimenti?
Altrimenti sono uguali.
Composta martedì 9 luglio 2013
Un uomo
per essere uomo
ha da puzzare.
Perché?
Per distinguersi
dalla donna.
Altrimenti?
Altrimenti sono uguali.
È
un giorno
dei tanti già noti
d'eguale durata e
rumore
Che mostra il tempo fuggire
dagl'occhi, dal volto
dal cuore
Come un ladro braccato, da orme
di passi seguito, senza
trovare riparo
Dagli astratti colori, come il
trucco di gaie fanciulle
dal passo sensuale
e agitato
Che offrono ai
sensi il
peccato.
Nella folla di emozioni che danno luce
cerco la mia forza
Nel silenzio della notte
ridisegno i confini della mia esistenza
Mi perdo nel sorriso dei bambini
per dimenticare la mia solitudine
Non c'è tempo per fermarsi a riflettere sul senso di ciò che accade
perché la vita non ha pazienza
La vita è avida di coraggio
mi chiede di combattere ogni giorno
e non sopporta le lacrime
Ho coltivato la gioia dentro di me
perché diventasse sangue caldo
che nutre e scalda i muscoli
perché non perdessi la speranza
di vedere oltre i limiti della mia ragione
che avrebbe voluto spegnere la mia voglia di essere!
Questi canoni bestiali
di istinti primordiali
portati all'esasperazione,
l'individuo che si esalta
di fronte all'individuo stesso,
le diffidenze e le arroganze,
le indifferenze e le lontananze,
le subdole giustificazioni
alle loro egoistiche azioni.
L'amore muore
sotto il macete del sesso facile,
un boia di nome Apparenza
taglia la testa
alla nobile Sostanza.
E' un secolo logoro,
e ormai avvelenato
dalla presenza di anime morte,
dal volto mascherato.
Nessuno dona più
senza sapere di poter guadagnare.
Molti addirittura non guadagnano,
ma si limitano a rubare.
Qualche anima va ancora biascicando
il verbo rispettare,
ma sono tutti lì in trincea
pronti solo a massacrare.
Del progresso e la sapienza
hanno fatto abuso a oltranza.
Burattinai coscienti
di anime imploranti,
burattini disperati
nelle mani di disgraziati.
Virtù e difetto si van mescolando,
funamboli di emozioni gentili
danzano in equilibrio su corde tese
tra il passaggio di anime vili.
L'inferno reclama prepotente
il suo posto in mezzo alla gente,
il paradiso tremante si nasconde
in un angolo di cuore
nelle poche anime ancora feconde.
Il pudore è ormai ricordo arcano,
nell'epoca in cui d'amore
si parla spesso invano.
E in questo gran bordello,
di sentimenti rotti,
di fiori calpestati,
di orrori emotivi perpetrati,
di sorrisi rubati,
di devozioni umane assenti,
resistono ancora i poeti
con la loro penna carica di intenti.
Tra una rima e un'assonanza
vanno cercando la loro speranza.
Speranza che l'amore
ormai ucciso dalla modernità
riposi e poi ritorni
a illuminare le anime puttane
di questa impoverita,
assurda umanità.
Quel
tempo discosto
al presente, in cui la
giovinezza mostrava, i suoi
colori migliori
Spesso giocammo da soli, col mare
col cielo, col vento, come adolescenti incoscienti
che scoprono il sapore, diverso
dei sensi
Tu mi parlavi con gl'occhi, io rispondevo col cuore
senza usare parole, come fanno
i fiori
Bastava, un bacio allungato, qualche carezza più
ardita a fare scoppiare l'amore, che
già d'attesa soffriva
Un respiro mangiato, un sorriso smorzato, a
bruciare istanti, a farci rapire dal tempo
per quel sapore, tuffare
Bastava il rumore del mare, a suggerire
al silenzio, cosa doveva cantare, per
sopire quel sogno proibito
Che ci ha visti, distanti
uniti, insieme, più
in alto, del sole
volare.
Come lampo
che squarcia la notte
Dai tuoi occhi ti rubo la voglia
smorzando confuse parole
Sulle labbra dischiuse al piacere, che
nel'aria già il corpo assapora
Che ti lascia sul viso stupore, che ti rende voglioso
il sorriso, che ti ruba più volte la bocca
Che t'innalza la punta del seno, come vento con
l'onda più chiara, quando turgida
infrange la rena
Che ti rende distante dal cuore, dove solo il respiro è padrone
ove vola più forte il pensiero, ove parte l'immaginazione
Per lasciarci in piedi avvinghiati, tra le ciglia
d'un vecchio portone
Sono baci a rincorrer carezze, sono morsi da labbra
strappati
Sono mani sottili a sfidare, altre mani già rese
al piacere, che già sotto la gonna
s'accese
A dipingere quel'inventare
come fosse, d'un sogno
il reale.
Non so dire
a chi spettano le colpe,
a chi appartengono i peccati:
al figlio,
al padre
o ad entrambi.
La paternità
della ragione o del torto
in una mancata relazione
rimarrà sempre incerta,
ma per porre fine
ad una triste storia
non serve confermare
le responsabilità dell'uno
piuttosto che dell'altro;
in questo delicato fragente
si riuscirebbe solo a consolidare
quel sentimento familiare mancato
tra un padre ed un figlio
che non hanno mai legato.
Alle sensibili anime
che ricercano quell'amore,
a volte l'ostile destino
si dimostra disponibile,
regalando del tempo
o un'altra opportunità,
per risolvere latenti conflitti
permettendo a loro
di riscrivere da capo
quel primo capitolo
della loro vita!
Allora sì che un padre ed un figlio
riusciranno a scrivere insieme
una vera storia
basata sul reciproco perdono,
senza condizioni o esclusioni
a quei bisogni altruisti del noi
a scapito dalle rivendicazioni
dei rispettivi ed egoisti io,
e allora vivranno
un nuovo futuro
in cui un figlio adulto,
rimasto ancora bambino,
non dovrà più anelare
un tenero sorriso
dal suo amato papà!
Spegni
di luce il bagliore
che lo sguardo solo confonde
Leva le briglia al vedere, apri agl'occhi
quel mondo, che scorgi solo la notte
nel suo incanto mostrare
Tra quel'ampiezza di ciglia, lascia al cielo pupille
che possan meglio osservare
Là dove sosta tra onde, lieve il confine del mare
e più non scorgi lampare
In quel sapore profondo, che sa rubarti il pensare
udrai la stelle vibrare
Là troverai quel pallore, grande più grande
ancora, di quel che sempre compare
Nel suo vestito migliore
Di una luna, più grande, che
ti rallegra lo sguardo
e di bianco, tinge
il mare.
Credere
in ciò che fai
in fondo è facile
Fare ciò in cui credi sai
è più difficile
Nella vita poi errare è un'attimo
Quando poi t'accorgi che è solo fumo
quello che hai creduto
fosse vero
Nulla ti resta dentro gl'occhi
poco ti rimane dentro
il cuore
E offuscato appare, anche
il più piccolo
pensiero.
Come
l'onda del mare
a tratti s'infrange
sulla scogliera
emergente
Ci sono momenti, che sconcerta
l'assenza di quel'amata
sembianza che
manca
Ove gl'occhi, in quegl'occhi
tuffare, ove, in
quel'intenso
d'azzurro
volare.