A volte, la vita
A volte
par ti sorrida
la vita
quando ti volti e rivedi
quella mina inesplosa
ove il piede hai poggiato
ove i più son
caduti
e tu, la stessa
hai salvato.
Composta mercoledì 12 novembre 2008
A volte
par ti sorrida
la vita
quando ti volti e rivedi
quella mina inesplosa
ove il piede hai poggiato
ove i più son
caduti
e tu, la stessa
hai salvato.
La vita
come un vestito
a fiori, usata, si sciupa
sbiadisce
Negl'anni e stagioni, scolora
Brandelli dei tempi, passati rimasti
negl'occhi, dalla finestra del tempo
appesi, sventolano vecchi
sapori
Come in memoria i ricordi
Paion farfalle incolore, a
ricordare al presente
Che non ci sono
più fiori.
Fragile e tenero petalo di Rosa
che accarezzai sfiorando il tuo cuore
perlato che in lui mi persi.
Ascolto, il suono della notte
il vociare delle angosce,
il vuoto che mi lasci,
ogni volta che mi lasci solo
solo con il tuo profumo.
Rapito
dal tuo parlare
col cuore, in te più forte
m'intrisi
La tua forma, divenne la mia, come
essenza, d'amata poesia
Il mio respiro il tuo, di te vivevo i miei giorni
abbagliato da luce nascosta
Nel'oscurità della mia immaginazione confusa, da parole
dipinte di rosa, da istanti negl'occhi racchiusa
Nel consumarmi, ti abitai coi miei desideri
accesi, cercandoti spesso e ancora
Nelle ore passate, d'un
tempo innocente che
spera
Senza sapere chi
eri.
L'erba sta crescendo
nei parchi della città.
Gli uccelli beccano
l'ultimo sole.
I vecchi raccolgono
l'ombra del giorno.
Appoggiato al bastone
lentamente si allontana
anche uno zoppo.
L'accompagna lentamente
il suo silenzio.
La poesía è appesa
a foglie morte.
È ritornata l'amicizia
dopo giorni di fuoco.
Sul banco è rimasto
solo il mio grido.
Ascoltando l'erba
sento vacillare
il cuore del tempo.
La notte purificherà
i sogni del giorno
nel grido dell'ultimo
neonato
di questo mondo.
La sofferenza viene
su ali di farfalle
in questo giorno
di troppe memorie.
Andiamo in montagna
quando il cuore
è pieno di ricordi.
Che fare
quando le mani
conoscono l'odore
del giorno?
Camminare su ombre
fatte carne,
su rive del mattino
senza tramonti.
Sta per sbocciare
un fiore nuovo
per un popolo
senza grida
di dolore.
Salterà con le gazzelle
volerà con le aquile.
Saremo finalmente
uomini senz'ombra.
Raffiche di vento,
un brivido di freddo
percorre le membra.
Il cielo è cupo,
l'aria infetta
di morbo ferale
sferza il volto
trafigge il corpo.
Caldo il cuore
forte si spande,
spruzza calore
dai pori infuocati,
s'infiamma il volto,
il corpo è di fuoco,
niente si teme
anche se fuori
natura ci porta
freddi polari.
Svegliarsi
al tuo fianco,
toccarsi,
dopo una lunga
notte d'amore.
Sfiorare la lunga
chioma dorata.
Sentire ancora
il calore del corpo
al tocco delle dita
è un'emozione
che uguale non v'è.
In Westmister Cathedral
ho visto l'alleluya
in questa domenica
d'incenso.
Il Cristo appeso
non è quello di sempre:
ha le mani dei profughi
di guerre,
gli occhi degli sfrattati
di oggi
la bocca degli affamati
di sempre.
L'organo accompagna
il mattino.
Una rosa è a terra:
ricorda qualcuno.
Il giorno prosegue
la sua preghiera
su muri sporchi
di fumo.
Anche in questa domenica
è sbocciato un fiore
sulla lapide del tempo.