Poesie d'Autore


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)
Chiaro e famoso mare,
sovra 'l cui nobil dosso
si posò 'l mio signor, mentre Amor volle;
rive onorate e care
(con sospir dir lo posso),
che 'l petto mio vedeste spesso molle;
soave lido e colle,
che con fiato amoroso
udisti le mie note,
d'ira e di sdegno vòte,
colme d'ogni diletto e di riposo;
udite tutti intenti
il suon or degli acerbi miei lamenti.
Ì dico che dal giorno
che fece dipartita
l'idolo, ond'avean pace i miei sospiri,
tolti mi fûr d'attorno
tutti i ben d'esta vita;
e restai preda eterna dè martìri:
e, perch'io pur m'adiri
e chiami Amor ingrato,
che m'involò sì tosto
il ben ch'or sta discosto,
non per questo a pietade è mai tornato;
e tien l'usate tempre,
perch'io mi sfaccia e mi lamenti sempre.
Deh fosse men lontano
almen chi move il pianto,
e chi move le giuste mie querele!
Ché forse non invano
m'affligerei cotanto,
e chiamerei Amor empio e crudele,
ch'amaro assenzio e fele
dopo quel dolce cibo
mi fè, lassa, gustare
in tempre aspre ed amare.
O duro tòsco, che 'n amor delibo,
perché fai sì dogliosa
la vita mia, che fu già sì gioiosa?
Almen, poi che m'è lunge
il mio terrestre dio,
che sì lontano ancor m'apporta guai,
il duol che sì mi punge
non mandasse in oblio,
e l'udisse ei, per cui piansi e cantai:
men acerbi i miei lai,
men cruda la mia pena,
men fiero il mio tormento,
che giorno e notte sento,
fôra per la sua luce alma e serena;
e sariami 'l dispetto
dolce sovra ogni dolce alto diletto.
S'egli è pur la mia stella,
e se s'accorda il cielo,
ch'io moia per cagion così gradita,
venga Morte, e con ella
Amor, e questo velo
tolgan, ed esca fuor l'alma smarrita;
che, da suo albergo uscita,
volerà lieta in parte,
dove s'avrà mercede
de la sua viva fede,
fede d'esser cantata in mille carte.
Ma, lassa, a che non torna
chi le tenebre mie con gli occhi adorna?
Se tu fossi contenta,
canzon, come sei mesta,
n'andresti chiara in quella parte e 'n questa.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Ascolto Istanbul

    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
    Spira una leggera brezza dapprima
    Lentamente oscillano
    Le foglie sugli alberi
    Da lontano, molto lontano
    I perenni trilli degli acquaioli
    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
    E mentre passano gli uccelli
    A stormi e stridii dall'alto
    Le reti si ritirano dalle chiuse
    I piedi di una donna sfiorano l'acqua
    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
    Sono freschi i bazar
    Allegro Mahmut pascià
    Pieni di colombi i cortili
    Pervengono battiti di martello dai bacini
    Dalla dolce brezza primaverile odori di sudore
    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
    Ebbra di passati favori
    Una villa dalle darsena buie
    Fra il mugghio dell'acquietato scirocco
    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
    Passa una fraschetta sul marciapiede
    Imprecazioni, motivetti, canzoni, frizzi
    Dalla sua mano cade qualcosa sul selciato
    Dev'essere una rosa
    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

    Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
    Ai suoi piedi si dibatte un uccello
    Non so se la tua fronte scotti o no
    Non so se le tue labbra siano umide o no
    Dietro i pistacchi nasce una luna candida
    Lo percepisco dai battiti del tuo cuore
    Ascolto Istanbul.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Betlemme

      O Betlemme, città del Natale,
      dunque è ritornato il tempo
      in cui devi tu rallegrare il nuovo
      il mondo, il mondo universo.
      Quei che credono e quei che non vogliono
      battere la via angusta della croce,
      si trovano insieme, comunque, a Betlemme.

      Ahi, forse il Verbo di Verità è per certuni
      soltanto una bella, una vecchia leggenda!
      Eppure quella prima notte, quel primo Natale
      negli anni remoti di Erode,
      torna a loro nella mente ogni anno,
      quando le campane suonano per Natale,
      e debbono anche loro guardare indietro, nei secoli.

      Ancorché pene e fatiche e vanità e bugie
      riempiano l'andar lento dei giorni
      vien pure alla fine una notte santa,
      una notte che sorge in un altro mondo;
      e quando l'anno declina tardo,
      giunge come la neve di Dio,
      una neve di pace sulla terra.

      O neve natalizia di Betlemme,
      cadi soavemente in morbide falde,
      e semina il grano che deve germinare
      nei campi dell'eternità.
      Fà cadere in silenzio candidi semi
      nei cuori oscuri e freddi,
      intirizziti dal freddo della notte.

      O Bambino Gesù, sulla paglia del presepio
      fà tacere le voci del mondo.
      Non c'è luogo nel mondo
      dove abiterei più contento:
      portami via dai rischi e dalle cadute,
      dammi casa a Betlemme,
      presso di te, santa Maria.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        I tre santi Re Magi dall'Oriente

        I tre santi Re Magi dall'Oriente
        Chisedono in ogni piccola città:
        "Cari ragazzi e giovinette, dite,
        la strada per Betlemme è per di qua? "

        Ma i giovani ed i vecchi non lo sanno
        E i tre Re Magi sempre avanti vanno;
        ma una cometa d'oro li conduce
        che lassù chiara e amabile riluce.

        La stella sulla casa di Giuseppe
        Ecco s'arresta: là devono entrare.
        Il bovetto muggisce, il bimbo strilla,
        e i tre Re Magi prendono a cantare.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Al nostro re Teopompo, caro agli dèi

          Al nostro re Teopompo, caro agli dèi,
          per merito del quale conquistammo Messene, dalle ampie contrade
          ...
          Messene, luogo bello per arare, bello per piantare
          ...
          intorno ad essa combatterono per diciannove anni,
          sempre, senza interruzione, con animo coraggioso,
          i guerrieri, padri dei nostri padri.
          E nel ventesimo anno, lasciati i pingui campi,

          quelli fuggivano dalle alte cime dell'Itome.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Per un uomo valoroso è bello cadere morto

            Per un uomo valoroso è bello cadere morto
            combattendo in prima fila per la patria;
            abbandonare la propria città e i fertili campi
            e vagare mendico, è di tutte la sorte più misera,
            con la madre errando e con il vecchio padre,
            con i figli piccoli e la moglie.
            Sarà odioso alla gente presso cui giunge,
            cedendo al bisogno e alla detestata povertà:
            disonora la stirpe, smentisce il florido aspetto;
            disprezzo e sventura lo seguono.
            Se, così, dell'uomo randagio non vi è cura,
            né rispetto, neppure in futuro per la sua stirpe,
            con coraggio per questa terra combattiamo, e per i figli
            andiamo a morire, senza più risparmiare la vita.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Talor mentre cammino per le strade

              Talor, mentre cammino per le strade
              della città tumultuosa solo,
              mi dimentico il mio destino d'essere
              uomo tra gli altri, e, come smemorato,
              anzi tratto fuor di me stesso, guardo
              la gente con aperti estranei occhi.

              M'occupa allora un puerile, un vago
              senso di sofferenza ed ansietà
              come per mano che mi opprima il cuore.
              Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
              occhi di bimbi, facce consuete
              di nati a faticare e a riprodursi,
              facce volpine stupide beate,
              facce ambigue di preti, pitturate
              facce di meretrici, entro il cervello
              mi s'imprimono dolorosamente.
              E conosco l'inganno pel qual vivono,
              il dolore che mise quella piega
              sul loro labbro, le speranze sempre
              deluse,
              e l'inutilità della loro vita
              amara e il lor destino ultimo, il buio.

              Ché ciascuno di loro porta seco
              la condanna d'esistere: ma vanno
              dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
              occupato dall'attimo che passa,
              distratto dal suo vizio prediletto.

              Provo un disagio simile a chi veda
              inseguire farfalle lungo l'orlo
              d'un precipizio, od una compagnia
              di strani condannati sorridenti.
              E se poco ciò dura, io veramente
              in quell'attimo dentro m'impauro
              a vedere che gli uomini son tanti.
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Taci, anima stanca di godere

                Taci, anima stanca di godere
                e di soffrire(all'uno e all'altro vai
                rassegnata)
                Nessuna voce tua odo se ascolto:
                non di rimpianto per la miserabile
                giovinezza, non d'ira o di speranza,
                e neppure di tedio.
                Giaci come
                il corpo, ammutolita, tutta piena
                d'una rassegnazione disperata.
                Non ci stupiremmo,
                non è vero, mia anima, se il cuore
                si fermasse, sospeso se ci fosse
                il fiato...
                Invece camminiamo,
                camminiamo io e te come sonnambuli.
                E gli alberi son alberi, le case
                sono case, le donne
                che passano son donne, e tutto è quello
                che è, soltanto quel che è.
                La vicenda di gioia e di dolore
                non ci tocca. Perduto ha la voce
                la sirena del mondo, e il mondo è un grande
                deserto.
                Nel deserto
                io guardo con asciutti occhi me stesso.
                Vota la poesia: Commenta
                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Padre, anche se

                  Padre, se anche tu non fossi il mio
                  padre,
                  per te stesso, egualmente t'amerei.
                  Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
                  che la prima viola sull'opposto
                  muro scopristi dalla tua finestra
                  e ce ne desti la novella allegro.
                  E subito la scala tolta in spalla
                  di casa uscisti e l'appoggiavi al muro.
                  Noi piccoli dai vetri si guardava.

                  E di quell'altra volta mi ricordo
                  che la sorella, bambinetta ancora,
                  per la casa inseguivi minacciando.
                  Ma raggiuntala che strillava forte
                  dalla paura, ti mancava il cuore:
                  t'eri visto rincorrere la tua
                  piccola figlia e, tutta spaventata,
                  tu vacillando l'attiravi al petto
                  e con carezze la ricoveravi
                  tra le tue braccia come per difenderla
                  da quel cattivo ch'eri tu di prima.

                  Padre, se anche tu non fossi il mio
                  padre...
                  Vota la poesia: Commenta