Poesie d'Autore


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Splendenti figlie di Mnemosine e di Zeus Olimpio

Splendenti figlie di Mnemosine e di Zeus Olimpio,
Muse Pieridi, la mia preghiera ascoltate.
Concedete che io abbia prosperità dagli dèi beati,
e da tutti gli uomini grande fama per sempre.
Sia io dolce agli amici e aspro ai nemici;
per gli uni degno di onore, per gli altri tremendo a vedersi.
Desidero avere ricchezze, ma possederle ingiustamente
non voglio: sempre, in seguito, giunge Giustizia.
La ricchezza, che danno gli dèi, rimane all'uomo
salda, dalla sua più profonda radice fino alla cima;
la ricchezza, che gli uomini cercano con prepotenza,
non viene secondo ordine ma, obbedendo ad azioni ingiuste,
segue controvoglia, e subito a lei si mescola Rovina;
da poca cosa ha inizio, come avviene per il fuoco:
debole è il principio, ma funesta la fine.
Tra i mortali non durano le opere della prepotenza.
Il compimento di tutte le cose Zeus sorveglia e, all'improvviso
- come spazza subito le nuvole il vento
di primavera che, rimosso il fondo del mare sterile,
dalle molte onde, sulla terra che produce frumento
distrugge i bei lavori dei campi, e giunge poi al cielo, l'inaccessibile
sede degli dèi, e fa di nuovo vedere il sereno;
limpida rifulge allora la forza del sole sulla pingue
terra, e nessuna nube si può più vedere -;
così è la punizione di Zeus, ma non in ciascuna occasione,
come fa un mortale pronto alla collera.

Mai gli sfugge chi ha un cuore
malvagio, ma sempre alla fine si disvela.
Chi paga subito, chi dopo. Scampino pure alcuni
e non li colga il fato divino che sopraggiunge;
esso viene ugualmente dopo. Paga chi è senza colpa:
o i figli, o la stirpe in futuro.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Poesia a Gesù bambino

    Tu scendi dalle stelle, o re del cielo,
    e vieni in una grotta al freddo, al gelo;
    o Bambino mio divino,
    io ti vedo qui a tremar.
    O Dio beato,
    Ah, quanto ti costò l'avermi amato!

    A te che sei del mondo il creatore
    Mancano panni e fuoco, o mio Signore.
    Caro eletto pargoletto,
    quanto questa povertà
    più m'innamora!
    Giacché ti fece amor povero ancora.

    Tu lasci del tuo Padre il divin seno
    per venire a penar su questo fieno.
    Dolce amore del mio core,
    dove amor ti trasportò?
    O Gesù mio,
    per chi tanto patir? Per amor mio!

    Ma se fu tuo volere il tuo patire,
    perché vuoi pianger poi, perché vagire?
    Sposo mio, amato Dio,
    mio Gesù, t'intendo sì;
    ah, mio Signore,
    tu piangi non per duol, ma per amore.

    Tu piangi per vederti da me ingrato
    dopo sì grande amor sì poco amato.
    O diletto del mio petto,
    se già un tempo fu così,
    or te sol bramo.
    Caro, non pianger più; ch'io t'amo, io t'amo.

    Tu dormi, o Ninno mio; ma intanto il core
    non dorme, no, ma veglia a tutte l'ore:
    deh! Mio bello e puro agnello,
    a che pensi? Dimmi su,
    oh amore immenso!
    A morire per te, rispondi io penso.

    Dunque a morir per me tu pensi, o Dio.
    E che altro amar fuori di te poss'io?
    O Maria, speranza mia,
    s'io poc'amo il tuo Gesù,
    non ti sdegnare;
    amalo tu per me, s'io nol so amare.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Gli eletti

      Pensando a loro verrà certo in mente,
      soprattutto alla povera gente,
      quella povera di un certo intelletto,
      che non si giudica solo dal " letto ".

      Il gusto di avere un affetto o un amore,
      è proprio nell'intimo del nostro cuore,
      allora pensiamo quel che si può fare
      e lasciamo vivere senza giudicare.

      Ognuno di noi ha le sue " stranezze ",
      i dubbi, le angosce, le gioie e certezze,
      allora si deve per forze additare
      colui che è " diverso " ma vuole amare?

      Diverso perché, da cosa e da chi?
      Chi è che sancisce le regole qui?
      Bisogna vedere, qual è il senso e la misura,
      per cui si giudica con così tanta " cura ".

      Il problema, è solo dentro di noi,
      è il nostro cuore, che è arido ormai,
      non ha più calore, è divenuto un sasso,
      che giudica gli altri solo dal sesso.

      Allora siam certi, felici e contenti,
      di essere " etero " in mezzo alle genti,
      gli " altri " si sà sono " diversi "
      son solo e semplici: figli " dispersi ".

      Guardiamoci in faccia, allora miei cari,
      cerchiamo di essere fermi e sinceri,
      di noi nessuno potrà mai sancire,
      chi è " l'eletto " per poter giudicare.

      Chi nel suo piccolo apprezza il valore,
      solo dell'essere e non dell'apparire,
      potrà un giorno, col senno di poi,
      accettare che esistano loro: i gay.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Condòmini

        Escono le mattine della domenica
        dopo che tanto è piovuto
        e la festa splende nel sole dissepolta;
        alzano la gaia concitazione
        delle partenze al mare
        al giro di ogni nuova mandata
        e allo scatto del portone corrisponde
        l'ombra nel fruscìo di una tendina;
        chi rimane è un viso che si sporge
        sulla rivalsa di chi parte
        stanno uniti così, nei giorni più
        luminosi,
        lo scorto e chi scorge
        come labbra mai bagnate da un bacio.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Acta de Independencia

          Independientemente
          de los designios de la Iglesia Católica
          me declaro país independiente.

          A los cuarenta y nueve años de edad
          un ciudadano tiene perfecto derecho
          a rebelarse contra l'Iglesia Católica.

          Que me trague la tierra si miento.

          La verdad es que me siento feliz
          a la sombra de estos aromos en flor
          hechos a la medida de mi cuerpo.

          Extraordinariamente feliz
          a la luz de estas mariposas fosforescentes
          que parecen cortadas con tijeras
          hechas a la medida de mi alma.

          Que me perdone el Comité Central.

          En Santiago de Chile
          a veintinueve de Noviembre
          del año mil novecientos sesenta y tres;
          plenamente consciente de mis actos.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            La poesia terminò conmigo

            Yo no digo que ponga fin a nada
            no me hago ilusiones al respecto
            yo quería seguir poetizando
            pero se terminó la ispiración.
            La poesía sa ha portado bien
            yo me he portado horriblemente mal.

            Qué gano con decir
            yo me he portado bien
            la poesía se ha portado mal
            cuando saben que yo soy el culpable.

            Está bien que me pase por imbécil!

            La poesía sa ha portado bien
            yo me he portado horriblemente mal
            la poesía terminó conmigo.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Cartas del poeta que duerme en una silla

              Cada vez que por una u otra razón
              he debido bajar
              de mi pequeña torre de tablas
              he regresado tiritando de frío
              de soledad
              de miedo
              de dolor.

              Yo no me pongo triste fácilmente
              para serles sincero
              hasta las calaveras me dan risa.
              Los saluda con lágrimas de sangre
              el poeta que duerme en una cruz.
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Advertencia

                Yo no permito que nadie me diga
                que no comprende los antipoemas
                todos deben reir a carcajadas.

                Para eso me rompo la cabeza
                para llegar al alma del lector.

                Déjense de preguntas.
                En el lecho de muerte
                cada uno se rasca con sus uñas.

                Además una cosa:
                yo no tengo ningún inconveniente
                en meterme en camisa de once varas.
                Vota la poesia: Commenta