Poesie


Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
Quand'ero alunno delle elementari
ho avuto un solo grande maestro:
mi educò con amore e resposabilità
per lunghi, per me corti, cinque anni.

Ricordatevi - diceva piano e spesso-
due cose importanti nella vostra vita:
boschi e fiumi vanno puliti come casa
altrimenti il fuoco brucerà il bel bosco
e l'acqua distruggerà i raccolti e la vita.

Gli regalavo fasci di fili verdi di ginestra
che lui seccava appesi al filo in cantina
per poi agganciare i tralci delle sue viti
al tempo giusto dirigendosi in collina.

Era un uomo buono ricco di sentimenti,
mi teneva al primo banco sulla destra.
Sapeva che amavo gli uccelli e i boschi
che passeggiavo solo in cerca di funghi
e legna secca che serviva in inverno.

Grande educatore e per me gran signore
che tutti chiamavamo maestro Dangoia.
Ogni fine mese mi inviava solo alla posta
per prendergli la busta della sua pensione.

Mi educò a studiare e saper sopportare
la povertà e il triste amaro dopoguerra:
le cose buone e quelle brutte maturano
tutti coloro che apprendono a essere uomo.
Composta giovedì 14 dicembre 2017
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    Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO

    Due bambole

    Un tenue raggio di sole di fine autunno
    carezza i bei riccioli biondi di una bimba
    seduta nel suo giardino mentre osserva
    la sua bella bambola vestita di azzurro.

    Parla da sola con la sua muta bella bambola
    che apre e chiude gli occhi quando la carezza
    per metterla in piedi sotto un albero di alloro
    che ogni tanto fa cadere danzando una foglia.

    Foglia appassita che bacia soave l'erbetta verde
    cadendo quasi in silenzio ondeggiando nell'aria.
    La bimba la raccoglie e la offre alla sua bambola
    che apre gli occhi e la ringrazia senza parlare.

    L'albero osserva attento il dialogo silenzioso
    della foglia, della bambola e della dolce bimba.
    Il cielo si riflette negli occhi azzurri delle due:
    l'innocenza resta il grande miracolo della vita!
    Composta domenica 8 gennaio 2017
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      Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO

      Aspettiamo la neve

      Abbiamo aperto gli cchi anche in questo mese di gennaio
      in attesa che cada la neve per riempirci di messaggi nuovi
      racchiusi in grandi e lievi fiocchi di neve caduta dal cielo.

      La notte si succede al giorno, il sole alla luna e alle stelle,
      le sirene delle ambulanze ai miagolii dei gatti nella notte,
      ma la bianca neve non cade ancora su questa nostra terra.

      Aspetteremo ancora un poco, l'inverno è appena iniziato,
      il freddo è ancora fermo e dorme nei lontani iglò del nord
      mentre noi a sud prendiamo ancora il sole sulle spiagge.

      L'ansia dell'inverno che dovrebbe scatenare le tempeste
      che portiamo dentro gli occhi è rimasta un sogno infantile
      quando la neve cadeva sulle nostre mani piene di sogni.

      Abbiamo abbracciato l'anno nuovo insieme a Babbo Natale,
      il colore bianco e rosso ha fatto sbocciare delle grandi rose,
      ma noi uomini aspettiamo la neve per lavare terra e cielo.
      Composta lunedì 8 gennaio 2018
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
        Ho passeggiato d'estate sotto un lungo corridoio d'ombra
        che i pioppi in fila mi regalavano nel mio lungo pomeriggio:
        ammiravo, nascosto dietro rovi, i cormorani che pescavano
        nel fiume lento che scendeva silenzioso e solenne al mare.

        Nascondevo nei miei occhi il colore del giorno al tramonto
        che durava poco nel vasto orizzonte che inghiottiva il sole
        mentre la tavolozza dei colori si nascondeva nei miei occhi
        insieme agli aromi e suoni che annunziavano la nuova notte.

        Il passeggio durava ore ascoltando il richiamo degli uccelli
        con voci e note di una sinfonia animale con messaggi corti
        ma pieni di amore e di allegria contenti di far ritorno al nido
        o sui tanti rami per ascoltare il silenzio misterioso della notte.

        La luce del tramonto vacilla sui colori che lenti si inabissano
        aprendo uno spiraglio alla notte che spinge la porta del tempo
        per far riposare tranquilli gli uomini allo spuntare di molte stelle.
        I tramonti sono i musei senza porta dei misteriosi colori di Dio.
        Composta lunedì 8 gennaio 2018
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