piccole risposte da un sigaro acceso

Sono seduto al tuo tavolo da scrittura.
Quando non ci sei lo faccio mio.
Ma sembra che lo sappia
che da adesso sarà mio per un bel po',
o forse per un bel sempre,
il legno è più rilassato.
Tu ci battevi sopra i pugni troppo spesso,
gli facevi del male.
Vedo dalla finestra
a pulire in spiaggia
pigri operai
con divise luccicanti
ed occhi spenti.
Hanno la testa china,
non so
se sia in segno di umiltà
o per cercare fortuna in basso,
ai loro piedi.
Usano i rastrelli
come pettini di barbieri.
Sanno di fare un lavoro inutile,
ed anche i rastrelli lo sanno.
Non si possono togliere
le vergogne della gente in mutande d'estate.
E poi
lo sporco d'autunno
è già alle loro spalle
che avanza.
Fra qualche giorno
sarà tutto come prima.
La luce
passa a tratti nello studio,
illumina i titoli dei libri,
ma solo per un attimo,
la luce non chiede permesso.
La sfrontatezza del potere
o dell'anarchia,
oppure
sanno che io non conto un cazzo,
chissà chi li ha informati,
forse la prima stampa.
Il cielo è molto scuro,
un culo di bottiglia
si direbbe.
Virgole di fuoco chiaro,
lampi di flash.
Forse dall'alto
mi scattano qualche foto
con una Rolleiflex
ed un vecchio flash Metz.
Sarò famoso,
o saranno foto tessera
per il passaporto all'al di là.
Ma il primo tuono
mi fa pensare che mi sbagliavo.
Non sono famoso,
se non per la mia nullità,
e per l'al di là
non servono foto tessera,
basta smettere di respirare.
Mentre io ed il mio amabile sigaro acceso,
acceso
dove tu non volevi,
dialoghiamo fra sordi
già piove.
Ma sono al coperto.
Mi fa compagnia il tuo cane
che non ho più.
Con la tua partenza
ha capito
che con me non sarebbe stata una facile convivenza.
Non ci siamo mai capiti,
io e lui,
come del resto io e te.
Forse si è reso conto che non lo amavi
o non lo amavi più come prima,
oppure ha capito
che non lo avevi mai amato.
So di cani
che si sono lasciati morire
sulla tomba del padrone,
che brutta parola
la parola "padrone"
per definire il padrone di un cane.
Chissà se un cane si è mai suicidato?
Se non tornerà saprò che lo ha fatto
e che la colpa è la tua.
Intanto distendo le gambe
sotto il tuo tavolo da scrittura,
guardo fuori
solo per un attimo.
Stasera
non accenderò nessuna luce in casa,
accenderò solo sigari.
Per illuminare
quel poco che mi serve
i lampi di fuori mi bastano,
speriamo che durino a lungo
e non facciano danni,
o li facciano alle persone giuste.
ma questo è chiedere troppo,
dovrebbero scatenarsi per anni.
Ma non è un mio problema,
a me danno luce innocente,
luce dal cielo,
luce da lontano.
Intanto
sul tavolo brilla
il giallo importante
del mio bicchiere di whisky.
Grazie per avermi lasciato solo
donna che ho lasciato scappare.
Alexandre Cuissardes
Composta domenica 6 ottobre 2013
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    è sempre festa

    I tuoi trucchi di cere pesanti
    li sai vendere cari.
    Tu sei carnevale,
    tu sei la commedia.
    Maschera per far ridere,
    maschera
    per nascondere il ghigno.
    Alla fiera d'Italia
    l'allocco non manca.
    Asciughi la bocca
    dal sangue succhiato,
    imbratti la faccia
    carichi il sorriso,
    indossi stracci colorati
    da far svolazzare.
    Ti applaude l'allocco
    col collo già pronto
    ed aspetta il miracolo,
    alla fiera d'Italia.
    Alexandre Cuissardes
    Composta giovedì 3 ottobre 2013
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