Poesie personali


Scritta da: Susan
in Poesie (Poesie personali)
Riprendermi, da cosa
e perché mai dovrei?
lo chiedo spessa mentre guardo il riflesso di me allo specchio
ormai sei grande
capisci che la vita non vuole sorriderti
eppure la voglia di vivere è tanta
il riflesso allo specchio ti guarda
ti parla e tu non ascolti
non vuoi ascoltare
ma il tuo riflesso continua a parlarti
i tuoi occhi lacrimano il tuo sorriso è spento
chi sei tu? chi sei tu da osare
da osare di dirmi che forse dovrei
dovrei credere in te?
non te lo permetto
lasciami in pace
non voglio ascoltarti!
Cosi resta fermo anche il riflesso di me
imperita mi guarda
sorride mentre io ne piango
e parla, parla,
vorrei stesse zitta, nulla
il riflesso continua, mi dà fastidio eppure
continua
oso certo che oso, perché oso osare?
perché io ti amo
perché io sono,
io sono te!
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    Scritta da: Dylan
    in Poesie (Poesie personali)

    Un Giorno

    Un giorno una strana luce illuminò il mio volto
    un giorno strani sentimenti legarono i nostri corpi.
    Ansiosi aspettavamo la grandezza delle nostre virtù
    Sibili di voci risalivano la scala adornata dalle nostre speranze
    Dinanzi a non il cantante camminava lentamente
    verso il palco stringendo nella sua pazza mano il
    suo sogno da ragazzo
    Nel suo cuore il poeta silenzioso stringeva le parole
    del passato.
    Un giorno uno strano sogno rese la nostra realtà
    libera di esistere.
    Un giorno una strana realtà
    rese i nostri sogni liberi di prendere il volo.
    Composta sabato 14 gennaio 1995
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      Scritta da: Susan
      in Poesie (Poesie personali)

      Vago persa nell'universo

      E quando neanche l'amore ti aiuta
      a superare quel intenso dolore
      e quando neanche l'amore ti fà sentire viva
      mi chiedo cosa ne resta di me.
      cosa ne resta della anima mia
      nulla!
      Se non un vagare nell'immenso
      Universo per ritrovare,
      ritrovare quella parte che mi manca
      quella che mi rende viva
      e vago nel mio immenso dolore,
      io vago persa nell'universo
      ancora ed ancora ed,
      ancora, ancora.
      Grido ma non mi sento e
      ma non mi trovo
      ma perché non mi trovo?
      non trovo me oddio cosa mi accade?
      è forse l'amore che mi abbandona?.
      oddio la mia anima mi sta lasciando
      no ti prego non abbandonarmi in
      questo universo ti prego aiutami.
      aiutami che solo tu puoi con il tuo amore
      solo tu puoi ridarmi la mia anima
      allora corri ti prego corri da me!
      corri e prendi la mia anima falla tua
      ed insieme e con te muore il mio grido
      ne muore con te anche il dolore!
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        Scritta da: Erika Baini
        in Poesie (Poesie personali)
        Perché tu hai sempre ragione
        mentre io ho sempre torto?
        Perché tu mi puoi amare quando vuoi
        e io devo attendere cicli di luna piena?
        Perché tu godi di esasperata freddezza
        e ti ecciti di debolezze altrui?

        Forse all'occhio di Dio
        non dovremo essere tutti uguali?
        Quello che è tuo è mio
        e quello che è mio è tuo.
        Composta domenica 11 marzo 2012
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          Scritta da: Enzo Orsillo
          in Poesie (Poesie personali)
          Alberi
          quasi morenti
          invocano
          con rami protesi
          lacrime al cielo.
          La terra
          ferita dal braciere ardente
          che sparge
          lapilli infocati
          chiede quartiere.
          Una preghiera
          pietà
          per la terra assetata
          bisognosa della linfa preziosa,
          guarda benigno
          il dolore del mondo
          instillando gocce di vita.
          Composta giovedì 9 agosto 2012
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            in Poesie (Poesie personali)

            Lì, da dove forse si vede ancora il mare

            Severi come antichi
            romani anfiteatri
            d'imperiale vastità
            svuotati spazi sconfinati
            di eliocentriche loro piazze
            come fori di antiche civiltà
            staccano da superbi viali
            le loro imponenti stazze
            e a quelli impongono distanze
            tra pareti vigorose
            magnifiche quinte di edifici in fila
            dove il silenzio
            mi onora la memoria
            dove il silenzio
            a noi mi riavvicina
            fino a quell'angolo incastonato
            di timida collina
            che si diparte dalla via Eufrate
            per poi in vetta risalire
            sopra il suo più alto edificio
            che forte dell'altezza
            verso il tramonto a sud s'eleva
            esule di sua fierezza
            come una torre
            in copertura si completa
            lì, nell'abbarbicato attico lunare
            lì, da dove forse
            si vede ancora il mare.

            Lì, da dove forse
            meglio si può immaginare
            di questa città il suo più vicino mare
            lì, dove barriere verdi
            e il quasi nullo circolar di mezzi
            detrona la città
            dei suoi più insiti rumori
            per restituirne
            solo dolci e lieti suoni
            o profumi di romana
            campagna rigogliosa
            come se da un'altr'epoca
            oggi è rivendicata
            e subito è riesplosa
            e qui nel suo quartiere, riscongelata
            e qui, su questa via
            nella sua freschezza riconsegnata.

            Lì, che il mio cammin si ferma
            e pensa tanto
            per quanto sembra
            sotto un azzurro plastico
            di cielo colorato
            sospeso il tempo in questo spazio
            oggi dal sole arroventato
            oggi di ricordi permeato.

            Argini di metafisici viali
            s'infrangono per miscelarsi
            a briosi zampilli di fontane
            che animano lapidee vasche
            dai loro gelidi fondali.

            E sempre quelle piste
            disegnate su quei viali
            hanno come cigli
            facciate monumentali
            di razionali architetture
            che ardono di luce
            per venire colorate
            di un marmo bianco che risplende
            nei porticati di romane arcate
            ad inquadrare le sue strutture
            dove in esse
            quel nero di lunghe ombre
            prende posto
            per la morsa di questa equtoriale
            domenica d'agosto.

            La grande Urbe
            è Accademia d'architettura
            ed ha qui, il suo laboratorio
            la sua aula magna
            dove tra svuotati spazi
            di fontane e verde
            regna il fragore di quell'acqua
            e nel cammino, la mente mia si perde
            in un silenzio che appare finto
            campagna mascherata
            di bianca pietra e cemento.

            Fino a che giungo davanti a quello
            mai come oggi così severo
            algido prisma
            con in base un quadrato
            che dai suoi occhi d'archi
            sprigiona la fierezza
            di un popolo e la sua grandezza
            in quella scritta in esso incisa
            sopra l'attico di un gelido prospetto
            come pure quella
            di un altro un po' più in là
            che innalza la sua città
            sopra il più esaltato auspicio
            di florida ed eterna imperialità.

            Ma tutto questo mi rimanda
            ad un tempo a me sempre caro
            quando guardo l'obelisco
            dell'imperiale incrocio
            e presto una staffilata
            m'arriva come un grave
            nel precipitare giù dal cielo
            che sembra voglia il mio finale
            e s'infila come una lama
            dentro la mia schiena
            ma non è altro che il pensiero
            di un primo incontro
            nel lontano autunno di una sera
            e l'obelisco che una volta
            lume dei nostri incontri
            come un gigante buono era
            ora è solo un inanimato masso
            che spietato mi crolla addosso
            e in un attimo mi stende
            sentire dopo, fissa una ferita
            che feroce, il mio cuore fende
            nei ricordi
            travolto da sue onde
            di mare che tradisce
            e immobilizza le mie gambe
            la solitudine m'immerge
            finché atterra il mio morale
            in sintonia con un clima
            d'algida bellezza
            e mai come oggi
            soffocante e surreale.

            E poi il tutto, di nuovo mi riporta
            solo in seno a quel mistero
            in fondo all'angolo incantato
            tra un'austera chiesa e un monastero
            lungo la via E... frate
            spazio dal silenzio raggelato
            più che mai, in questa domenica d'estate
            dove profumi di flora estiva
            stordisce olfatto e il mio pensiero
            che di ricordi è già inebriato.

            E punto su lo sguardo
            dove la memoria veloce scatta
            disegnando in quell'afosa
            serra emozionale
            fotochimica d'ozono cappa
            noi e il nostro litorale
            a Lei così vicino
            e da qui così lontano
            in un radioso deserto urbano
            che brilla di bianco travertino
            ma un leggero vento muove foglia
            che sembra compiaciuta
            per avermi fatto compagnia
            nell'essersi posata sopra il mio sellino.

            Quindi ancor vita è
            musica che rinasce
            nell'ascoltare e immaginare
            da lontane spiaggie
            concitate voci dietro quella siepe
            poco prima che un amor finisce
            quand'eravamo ancora insieme.

            Come si può
            dimenticare e poi continuare
            come si può
            dimenticare senza morire
            e non resta che soltanto
            da un caldo esasperato
            farsi annichilire
            dentro un imbalsamato
            fanatico quartiere
            io qui con lui solo
            per meglio risentire
            la lama dentro rigirare
            di solitudine spietata
            com'è d'agosto la domenica
            in quest'angolo di città
            mai come ora, così dimenticata
            in questo tempo e in questo luogo
            oggi ancor più desolato
            della sua normalità.

            Ma in questo giorno e fino in fondo
            io qui, voglio restare
            per farmi a tutto tondo
            da ogni lato anninentare
            sempre e solo
            dal solito dolore
            che oggi voglio a viso aperto
            di nuovo risfidare
            dove in quest'innaturale
            timido silenzio
            che sembra d'oltremare
            il cuore mio
            riesco meglio ad ascoltare
            dove il suo fuoco
            e del caldo alto di quest'ora
            i miei ricordi
            sembran tutti dover bruciare
            dove quella lama di solitudine
            che taglia vita e toglie aria
            qui, riesce meglio
            dentro me a sprofondare.

            Dove ancor vivo è il mio pensiero
            di noi su quel mare
            ed oggi, è quasi un anno
            che solo perse tracce, di noi rimane
            nostri ultimi momenti su quelle spiaggie
            e qui, meglio che in ogni altro spazio
            com'in un eremo di pace
            nel mio lento pedalare
            spontaneo dal cuor m'esce
            un dolce rimembrare.

            Qui, dove lassù in quell'osservatorio
            il mio sguardo ha il suo magnete
            rifugio in attico tamponato
            da schermi di laterizio traforato
            a sembrar come una torre
            di romantica prigione
            che detiene come in gabbia
            il mio cuor sgomento
            solo e imprigionato
            ma lì, forse con la sua mente
            nel più profondo raccoglimento
            risece meglio, il ricordo ad esplorare
            risece meglio, la sua memoria a navigare
            lì, da dove forse
            il mio cuore crede ancora
            che si vede noi
            che si vede il mare.
            Composta domenica 12 agosto 2012
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