Poesie personali


Scritta da: Salvatore Masullo
in Poesie (Poesie personali)

Il tempo degli esami

I libri aperti sopra il marmo bianco
d'una cucina, intrisa di memorie,
che ripuliva col suo fare stanco
mia madre sul finire della sera.

E mi svegliava all'alba, senza scampo,
l'aroma del caffè nella cucina
e quell'odore fresco di lavanda
dei panni appesi sopra uno stendino.
Nell'aria estiva un canto di cicale
e l'eco di quei versi del passato
che rileggevo sopra un davanzale
all'ombra di meriggi soleggiati.

Il tempo degli esami era arrivato
per me ch'esorcizzavo la paura
fumando sigarette di nascosto,
nell'ora in cui s'attenua la calura.
Ma un vento ricuciva le speranze,
quel grappolo di sogni mai sopiti,
d'un padre, sempre schivo d'apparenze,
che riponeva in me traguardi arditi.

Ed io tornavo alle sudate carte,
pesanti come l'ombre della sera,
e rimettevo in gioco la mia parte
in quei silenzi tormentati e brevi.
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    Scritta da: Salvatore Masullo
    in Poesie (Poesie personali)

    Come alberi

    E venne il tempo dell'ultima stagione
    pei nostri vecchi divenuti arcigni,
    quando la mente affonda nell'oblio
    e i giorni nuovi sembrano macigni.

    Come alberi battuti dai piovaschi
    cedono foglie al manto della terra,
    e sulla corteccia mostrano profonde
    le macchie scure d'ogni loro guerra.

    Come alberi con tanti rami secchi,
    scolpiti nelle palme e intorno agli occhi,
    ricordano gli ardori giovanili
    e i fiori in grembo divenuti frutti.

    Come alberi scavati dalle acque
    hanno il vuoto dentro il tronco curvo
    che pare un pozzo in cui la mente cala
    e un secchio di memorie che risale.

    Come alberi ondeggiano la sera
    al primo soffio languido di vento,
    e il loro cuore palpita veloce
    se sanno del più piccolo tormento.

    Come alberi le cime tese al cielo
    a raccontar dolore e sofferenza,
    a confessar peccati mai commessi
    per catturare strali d'indulgenza.

    Come alberi finirà la loro vita
    squarciata da saette e venti forti,
    ma lasceranno in terra le radici
    perché si sappia che non sono morti.
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      Scritta da: Salvatore Masullo
      in Poesie (Poesie personali)

      Tyrrenia

      Granitici torrioni, a picco sovra il mare,
      adusi a raccontar di leggendarie gesta
      nell'aria ancora pregna delle memorie care
      di questa nostra terra sì divenuta mesta.

      E parlano le pietre nel fuoco dei meriggi
      quando calura stimola il canto di cicale
      e le scoscese dune disegnano miraggi
      agli occhi allucinati del peregrin mortale.

      Ed io, che vò ramingo per quei ventosi lidi,
      ascolto antiche voci tra le ginestre e il mare,
      e grida di gabbiani che levansi dai nidi
      e volano radenti su scogli di calcare.

      Ritornano alla mente i sogni mai sopiti,
      spumosi come l'onda s'arenano alla riva,
      e fissano negli occhi la giovinezza ardita
      insieme alla canizia che irriguardosa arriva.

      Rimiro quei tornanti salir sulle colline,
      tagliar per le contrade e i pascoli bovini,
      svanire come serpi tra il limitar dei pini
      e poscia riapparir sugli assolati crini.

      All'ora vespertina le vecchie poverelle
      che sgranano rosari nel coro di una chiesa.
      Avvinto dai sussulti è il cor delle zitelle
      sedute fuori l'uscio in speranzosa attesa.

      E scopro rami secchi agli angoli degli occhi
      di contadini stanchi dalle rossicce gote
      che tornano dai campi, in piedi sovra i cocchi,
      fischiando allegre strofe e popolari note.

      Io canto il mio Tirreno e la sofferta voce
      di rustica progenie e marinara gente,
      avvezza a sopportar silente la sua croce
      ai piedi di castelli e dinastie potenti.

      Son queste le mie terre, vissute con tormento,
      all'ombra degli ulivi a rinnovar passioni,
      quando l'amor gentile s'infila nella mente
      ed il pensier di Lei ti toglie la ragione...
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        Scritta da: Salvatore Masullo
        in Poesie (Poesie personali)

        La favola della vita

        Mia madre mi narrava le sue storie,
        seduta sopra il ciglio del mio letto
        e s'assopiva con la schiena curva
        mentre scuriva il cielo d'una notte...

        Non erano favole le sue:
        se ne avesse ricordata almeno una,
        di certo, me l'avrebbe raccontata!

        Col cuore, traboccante di memorie,
        mostrava le sue antiche sofferenze
        e, a tratti, riluceva nei suoi occhi
        un velo giovanile d'innocenza...
        Lei mi parlava di una giovinetta,
        precoce nella smania del lavoro,
        che di mattina presto si svegliava,
        nell'ora quando il sonno ha più sapore.
        E s'apprestava a macinar la strada,
        all'alba su quel liscio basolato
        che conduceva al luogo di fatica,
        a respirare... canapa e solfato!
        Negli occhi la speranza del domani
        e sottobraccio il parco desinare
        che regalava al primo poverello
        trovato sulla strada a mendicare.

        Ricordi di un'infanzia scolorita
        di pomeriggi spesi senza svago,
        nel mesto divenir delle stagioni
        e gli anni in cui l'età pretende sfogo...
        Ma nei pensieri onesti di zitella
        mia madre coltivava un solo credo:
        trovare il suo compagno per la vita
        e a lui portare in dote il suo corredo!
        Per anni ha lavorato con mio padre
        tra i banchi d'un vivace mercatino
        montato, tutti i giorni, all'aria aperta
        col freddo delle sette del mattino.
        Ed io crescevo tra le sue fatiche,
        con tutte le premure e le attenzioni:
        mia madre non ha mai voluto
        che io vivessi le sue privazioni!

        Adesso, che ne sento la mancanza,
        ripenso al suo candore di bambina,
        che presto fece i conti con gli affanni
        e il ritmo del suo cuore ballerino...
        Ed ha lasciato un vuoto in quella casa,
        bramosa di carezze e di pulito,
        per raccontare in cielo ai cherubini
        la favola insolente d'una vita!
        Composta domenica 16 ottobre 2005
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          Scritta da: Patrizia
          in Poesie (Poesie personali)

          Non mollare mai

          La parte più sbagliata di me
          è quella più vera di tutte,
          può essere una delle tante imperfezioni,
          ma un'imperfezione vera che da fastidio,
          è la mia testardaggine.
          Anche questa è una forza che troviamo dentro di noi
          questa forza che ti fa fare quello che la vita ti chiede,
          la forza di lasciare andare, la forza di dimenticare, la forza di vivere,
          di sorridere, la forza di lottare contro le battaglie
          della vita, la mia testardaggine quello di non mollare mai.
          Composta venerdì 4 gennaio 2013
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            in Poesie (Poesie personali)

            A mia madre

            Sempre mi dicevi:
            "Perché non mi dedichi una poesia?"
            Io non ti rispondevo.
            Tu abbassavi lo sguardo
            e ti arrendevi.

            Ora che non ci sei più
            il mio cuore ti parla così:
            dolce era il tuo viso,
            i tuoi occhi sempre scrutavano i miei
            perché tanta era la voglia
            di sapere se io ti amavo

            Sempre sfuggivo da questa tua muta domanda.
            Ora che tu sei fuggita per sempre da me,
            sono io che ti parlo
            e tu resti muta.

            Adesso sono io che abbasso lo sguardo
            e sottovoce ti dico
            Mamma ti voglio bene:
            perdonami.
            Composta lunedì 9 settembre 1996
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              Scritta da: Stefano Medel
              in Poesie (Poesie personali)

              Sogno

              Sogno,
              sprofondo,
              nel buio,
              incoscienza,
              mondi enormi  e strani,
              situazioni anomale,
              abissi di silenzio,
              voci  e suoni;
              sogno onirico,
              e mi perdo,
              e non so più la realtà;
              e non tornerei più qua;
              sogno,
              mi sono smarrito,
              sogno andato,
              perso,
              finito;
              e riemergo nel vero,
              purtroppo.
              Composta venerdì 4 gennaio 2013
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                Scritta da: geggio
                in Poesie (Poesie personali)

                Forse

                Perdente
                soldi al vento
                vellutati e insensati
                volano nel mio portafogli
                non dò interesse alla mia sopravvivenza

                libero sfogo
                libero arbitrio

                sono stomachevole
                incapace di mantenere

                incapace di dare
                solo voglio vivere
                già
                non sopporto il mio essere

                un lamento continuo
                un dono non sfruttato

                occasione mancata
                bevo per non essere
                fumo per svanire

                la notte
                mi sfiora

                io la dirigo
                nello stato
                in cui sono
                mi perdo

                girando tutto
                tutto gira
                le idee si incontrano

                in un unico sfortunato punto
                perché?

                maledetta sera
                maledetta donna

                maledetto che io sia

                mi faccio controllare da altre persone
                ottima scusa
                sono io
                sono io
                che voglio vivere
                il momento

                mi dispiace
                ma la mia risposta sarà
                sempre
                forse
                chissà

                ci sentiamo domani

                forse...
                Composta venerdì 4 gennaio 2013
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                  Scritta da: M. Aguirre
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Un secondo

                  Un secondo basta
                  Un secondo, una frase e tutto cambia,
                  Un secondo e chiudi gli occhi
                  Un secondo e senti stringere il tuo cuore,
                  Un secondo e senti le parole
                  Un secondo che sarà per sempre
                  In un secondo tutto può cambiare
                  Un secondo per respirare
                  In quel secondo devi decidere, rispondere
                  In quel secondo non ho avuto parole
                  In quel secondo ho avuto paura
                  Paura di quel secondo che è bastato a dirmi addio
                  Un secondo e basta.
                  Composta mercoledì 2 gennaio 2013
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