Filastrocche


Scritta da: Carlo Peparello
in Poesie (Filastrocche)

Preghiera alla bionda

Birra nostra che sei in frigo
Qui te bevo e qui lo dico
Dopo na serata con te
scatta la prova del dito
La guardia tira fuori il palloncino
Non ce crede che ho bevuto un bicchierino
Quattro pinte Doppio malto
La guardia dice: guarda in alto
Della spina so il re degli amanti
la guardia dice: un passo avanti
Er boccale mai non mollo
e co la guardia si barcollo
Ma dopo na birra d'abbazia
Sti cazzi della polizia
Ho scoperto il mio elemento
malto, luppolo e frumento
e come dicono in Irlanda...
... Me ubriaco e vado in branda!
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    Scritta da: anja238
    in Poesie (Filastrocche)

    L'ufetto

    Ho immaginato di guardare il mondo
    da molto lontano, dal cielo profondo.
    Una pallina da golf mi sembrava
    mentre intorno a me tutto riluceva.
    Non mi bastava guardar da lontano
    volevo arrivare a toccare con mano
    quel che sembrava così lucente,
    così perfetto, così invitante.
    Spingo in avanti il mio essere inquieto
    mentre tentenno e mi tiro un po' indietro,
    ma alla Fonte non posso tornare
    la mia missione è di andare a scoprire.
    Migliaia di luci costellan quel mondo,
    nascono e muoiono in un nano secondo.
    Mentre mi avvicino mi accordo stupito
    che non fan calore ma solo prurito.
    Una strana energia mi pizzica intorno
    non è luce sana ma solo un ritorno
    di freddi riflessi di luce inventata,
    di scatole chiuse, energia imprigionata.
    Mi guardo un po' intorno e quel che mi appare
    è un mondo inventato, non è naturale.
    Volevo vedere i boschi ed il mare
    ma vetro e cemento sembran dominare.
    Volevo sentire la pace nei cuori
    e invece di guerre io sento i dolori.
    Mi avevan parlato di questo pianeta
    di verde coperto, di mari, una meta
    da poter raggiungere per respirare,
    ma forse prima dovevo arrivare.
    Mi sono attardato fra stelle e pianeti
    correndo e giocando ma tardi facendo.
    Ed ora che faccio? Voglio pensare
    che questo mondo si possa salvare.
    Aguzzo la vista, affino l'udito,
    quello che sento non l'ho immaginato...
    piccoli esseri cantano in coro,
    son la speranza del mondo loro.
    Mille bambini in un girotondo
    possono ancora cambiare il mondo.
    Salvaguardare il verde pianeta
    e l'energia del sole che vita
    e luce può dare, per riscaldare,
    per cucinare, per non morire,
    per far capire che in fondo in fondo
    l'unione è la vera salvezza del mondo.
    Ma ora riparto, non posso restare,
    in questo mondo non so'respirare.
    Un pensiero di Luce vi mando piano
    la curiosità mi ha preso la mano,
    ma alla Fonte ora debbo tornare,
    quello che ho visto dovrò raccontare.
    Ci rivedremo, potrò ritornare...
    potremo ancora comunicare...
    se la Coscienza saprete svegliare
    il vostro mondo potrete salvare.
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      Scritta da: Rosa
      in Poesie (Filastrocche)

      Filastrocca del Qua Que Qui Quo

      Quando la sera arriverà,
      tanto sonno mi prenderà,
      su nel cielo sparse qua e la,
      troverò stelline in gran quantità.

      Tante ce ne vogliono,
      quante ai bimbi ne occorrono,
      quattro per quintino,
      quattro per quirino.

      Passerà il sonno dunque,
      sorgerà il sole ovunque,
      tutti i bimbi si sveglieranno,
      presto presto a scuola andranno,
      e se attenti non saranno,
      un qui-pro-quo capiranno.

      La filastrocca è finita,
      e io spero che sia capita.
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        Scritta da: FRANCO PATONICO
        in Poesie (Filastrocche)

        Filastrocca d'l cuntadin'

        Filastrocca d'l cuntadin'

        Com'tutt'l'matin'
        sve (ggh) ia'l gall'ma l'galin'

        senza arlogg (i) lù sa l'ora
        e dal pular'l'manda fora.

        'L cuntadin's'alza dal lett'
        e'l piccion'vien'giù dal tett';

        anch'la cioccia sgappa prest'
        sa i pulcini dal canestr',

        ma la gatta arman'da sola
        a durmì sopra la rola.

        C (i) 'ha'l vitell''na s (e) ttimana
        e prend''l latt'da la mungana;

        'l maial'par ch'sarnocchia
        e nt'l trocc's'pastrocchia.

        Già scudinzula p'l'ara
        'l cagnulin'ma la v (e) rgara

        e'l sumar'nun c (i) cred'
        ch''l caval'dorm'in pied'.

        C'è'l din don ch'fa la rota
        e nt'la pozza'l pesc (e) nota,

        anch'l'anitra c (e) sguazza,
        l'oca fugg (e) e starnazza.

        La capra zompa dal fienil'
        e ruba l'erba ma'l cunil'.

        Chi n'fa gnent'e chi fatiga,
        'l passarin'pia'na muliga;

        'l rundon'ancò nun vola,
        filastrocca campagnola.
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          Scritta da: Anna De Santis
          in Poesie (Filastrocche)

          L'apina ed il papavero

          Svolazzando un ape appena nata,
          il primo giorno, già si era allontanata,
          voleva in fretta conoscere la vita,
          fuori dell'arnia da dove era partita.
          E volò con un ardimentoso volo,
          su un prato tutto verde con un fiore solo,
          delusa si riposò e continuò a volare,
          sperando cibo da succhiare.
          Un prato di papaveri, meraviglioso!
          Non conosceva quanto potesse essere pericoloso,
          si avvicinò alla prima corolla,
          succhiò il nettare e un po' brilla si riposò.
          Sognò fiori strani, inverosimili, poi si risvegliò.
          Riprese il volo su corolle vermiglie,
          ce ne erano mille e mille...
          s'inebriò di tutta quella droga e poi morì.
          La trovarono felice nel suo sogno,
          aveva messo fine a quel suo volo,
          vissuto solo un giorno,
          non ritornò più lì da dove era partita,
          ma meglio che una vita scolorita.
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