Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Abitudine

Nei deserti di pietra del mio rosso rosso cuore:
e la città coi suoi dedali tentacoli,
folle amplesso di agi e amenità,
sta già assediando la semiurbanità.
Oggi smetto e non so come si fa
tenere un passo che non sia sbagliato:
per ogni nuova bellezza marcio e vedo
nuove rovine crepitare sotto il sole.
Oggi smetto domani chi lo sa.
Simone Sabbatini
Composta venerdì 25 giugno 2010
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Sogno o destino

    Nei deserti di pietra del mio rosso rosso cuore
    non mi potrai svegliare dal mio sogno della vita,
    mai nemmeno dopo avermi conosciuto, e aver capito
    che non sento io le tue campane, o esserti chiesto
    se sei tu che invece non hai più galline. Ma chissà
    forse più semplicemente non si può.

    C'è concesso solo un giro sulla nave dei ricordi,
    non si vede ma si sa dov'è il giardino dei fantasmi
    seppellito in fondo al mare. L'importante è non uscire dai binari:
    forse allora riuscirei ad aprire gli occhi pochi istanti, uno soltanto
    per vederti. Ma ho paura a deragliare, tra le rocce c'è una crepa
    penso sempre di cadere o peggio ancora di volare.
    Simone Sabbatini
    Composta sabato 22 ottobre 2005
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Fiori

      Nei deserti di pietra del mio rosso rosso cuore
      cosa rimane di una giornata di merda?
      Forse solo il mio carattere e le sue pieghe delicate,
      merda sopra ad ogni cosa – sogni sassi e ispirazione.
      Solamente il mio carattere e le sue pieghe dolorose
      tanta merda a fermentare e fomentare nuovi inizi.
      Simone Sabbatini
      Composta lunedì 5 settembre 2005
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        Scritta da: Simone Sabbatini

        Pulsazioni

        Nei deserti di pietra del mio rosso rosso cuore
        c'è un problema e sono i gatti che si ostinano a morire,
        e i padroni che s'ingegnano e gli danno un nuovo nome.
        C'è un dottore e niente galli dove il Sole va a dormire:
        non è dato di sapere, ma tra i cretti corre un'eco
        il sonno è stanco e fa fatica, troppi raggi da legare.
        C'è un amico sconosciuto dentro quel furgone giallo
        corro sopra le sue tracce ancora calde sull'asfalto,
        ma la faccia sullo specchio non s'addice troppo bene
        alla mimica del braccio tra la leva e il poggiatesta.
        Poi di colpo s'impazzisce: questa notte subitanea
        è fatta a pezzi di dolore e malinconico disprezzo.
        Pazzesca la bufera impazza su impazziti tergi-vetri,
        spruzza e vomita e rimpiazza ciò che smezza, e caro è il prezzo
        d'ogni tessera spezzata in questo puzzle. La tempesta
        ancora spazza via ogni cosa da spiazzati frangi-nebbia.
        Anche le stelle come briciole sprizzata ormai la gioia,
        resta solo uno scocciare di cristalli sotto i piedi
        di chi ha stretto troppo il pugno con la bocca un po' frizzante,
        e oramai non cambia niente...
        Simone Sabbatini
        Composta domenica 11 luglio 2010
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          Scritta da: Simone Sabbatini

          Reali intimità

          Il movimento sforza pensieri e addominali,
          che si contraggono al ritmo che nell'aria
          sta originando quest'allegra disco music.
          E intanto l'anima prega il nome di Maria.

          Mentre nuoto in questa vasca coperta
          giro la testa per riuscire a respirare,
          e intravedo oltre la palpebra socchiusa
          tra gli sbuffi gli schizzi gli spruzzi
          ed i raggi di sole alla sera
          la schiuma bianca che inonda ricordi sogni e fobie.
          E intanto il vento suona forte l'inquietudine
          dell'ombra che s'avanza sempre prima del tramonto
          e sempre prima dell'inverno
          che il mio cuore già si sforza a sopportare:
          sotto le nuvole il mio mare è già in tempesta.

          Poi mi abbronzo nella luce delle stelle
          e perdo dita per i morsi di famelici piraña:
          il sangue sparso attira squali – vedo già la prima pinna.
          Non c'è tempo di fuggire, è un tempo strano
          fatto solo per dormire. Son già sveglio, ed è un bel posto
          m'incammino e non so più se lo conosco, se è reale
          quella pietra nel tramonto ha un non so che di familiare.

          Comincia il sogno della veglia partorito
          in quali sonni, in quali letti, con che ali.
          Simone Sabbatini
          Composta venerdì 25 giugno 2010
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