Scritta da: Silvana Stremiz

Poeti di paese

La gente non sapeva che il maestro
Bottarelli, che tutte le mattine
puntuale prendeva la corriera,
timido e solo, con le lenti spesse
e la sua cartella piena di libri,
fosse un delicatissimo poeta.

Dal suo cuore
celato in un misero corpo
sgorgavano versi limpidi e solari
traboccanti di ricordi fanciulleschi
e di serene visioni
di fiori di siepe e di muraglia.

E nessuno poteva immaginare
che un geometra folle e taciturno
giunto alla soglia della sua vecchiezza,
incipiendo la demenza senile,
traumatizzato da un logico abbandono
esprimesse con versi angosciosi
la sua solitudine
e l'amore per una donna.

Il poeta è una rana
che ha voce di usignolo.
Anonimo
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz

    Incubo

    A te mi legava un tenue filo
    mentre t'immergevi negli anfratti
    delle grotte marine popolate
    di strani pesci colorati e di coralli;
    poi mi apparivi sorridente
    fra le onde che ti sommergevano
    e portavi in mano una conchiglia
    contorta che suonava come il mare.

    Oh non andare più, giù nella buia
    spelonca sommersa, figlio mio!
    Tu non lo sai, ma il filo
    esile che guida il tuo ritorno
    è lo stesso che mi lega alla mia vita;
    e basta un nonnulla per spezzarlo.

    Che posso fare io, se questa corda
    che ci unisce è tranciata da una selce?
    Ti sento annaspare e tu ti perdi
    nel buio labirinto; e più non trovi
    l'uscita nascosta che porta in superficie.
    Il respiro ti manca, i tuoi polmoni
    stanno scoppiando e apri la bocca
    ingurgitando acqua salata. Stai morendo.

    Io so che è la tua fine,
    mi tremano le gambe e sento
    che la corda allentata si riavvolge.
    Il sangue mi pulsa nelle tempie,
    non so che cosa fare per salvarti!
    Anonimo
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz

      Al mio angelo

      Fingevo di ammalarmi e tu venivi
      dal cielo, angelo mio, per consolarmi;
      mi provavi la febbre e trepidante
      mi rimboccavi bene le coperte
      e mi baciavi, lieve, sulla fronte.

      Di colpo io fingevo di guarire,
      ti prendevo sul letto e ti baciavo
      e poi ti penetravo tutta notte.
      Ma, al primo canto del gallo, tu sparivi.

      Adesso io mi sento proprio male,
      la falce della morte mi accarezza
      e i diavoli stanno attorno al letto
      aspettando la mia anima dannata.

      Ti chiamo disperato e tu non senti.
      Angelo mio, perché tu non mi credi?
      Io non sono capace di mentire,
      sto morendo e il mio cuore già non batte.
      O mio angelo, tu devi venire,
      hai dimenticato qui le tue ciabatte.
      Anonimo
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Silvana Stremiz

        Ultima poesia

        La lebbra ha devastato il tuo bel volto
        che ora è nascosto da una pezza,
        ti conosco soltanto dai tuoi occhi
        miopi che mi guardano con astio.

        Il tarlo del tempo corrode i miei ricordi
        e di ciò che mi fu speranza e amore
        rimane un pugno di cenere amorfa
        spazzata via dal vento inesorabile.

        Oh il vento! Porti via anche la polvere
        del mio corpo corrotto dalla morte,
        mulinando cancelli ogni mia traccia.
        Di me più non rimanga nulla.

        Soltanto quando avrai dimenticato
        la mia bocca piena di vermi,
        tu riderai fuggendo il mio ricordo
        fastidioso come insetto da schiacciare.
        Anonimo
        Vota la poesia: Commenta
          Questo sito contribuisce alla audience di