Scritta da: Chiara Anonimo

Mi dispiace

Mi dispiace per ogni silenzio oppressore...
Mi dispiace per ogni ora infernale...
Mi dispiace per ogni volta che i tuoi occhi diventano rossi a causa mia...
Mi dispiace per ogni lacrima da te versata...
Mi dispiace per ogni secondo passato ad odiarmi...
Mi dispiace per ogni attimo di tacita sofferenza...
Mi dispiace per tutto...
Ma grazie di esistere...
Anonimo
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    Scritta da: A B
    Come foglie...
    agitate dal sopraggiungere del vento,
    malinconiche in quest'ultima danza di vita,
    sono i miei pensieri.
    Nell'attesa di staccarsi dal loro sicuro ancoraggio,
    un brivido muto le fa svolazzare sbarazzine
    per planare silenziosamente a coprire la terra.
    Come foglie i miei pensieri...
    si adagiano su questo foglio
    nell'attesa di ingiallire
    come antica sapienza.
    Anonimo
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      Unica

      Unica,
      sentir vorrebbe
      ogni ragazza;
      perché ostinarsi
      ad usare lo stesso vestito?

      C'è chi misura le parole
      pensando di aver chiara ogni cosa,
      chi osserva un tuo gesto
      convinta di trovare
      la chiave del tuo mistero,
      indugiano sul tuo sguardo
      con la speranza di leggere
      il tuo pensiero.

      BASTA!
      GUARDAMI NEGLI OCCHI!

      Vorresti farlo così forte
      da farle sentire
      la puzza del tuo dolore.

      Poi ti fermi...
      contro uno specchio
      ti accorgi di urlare,

      uno specchio che ti giudica
      passando dai tuoi occhi
      e calpestando il tuo cuore.
      Anonimo
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        Scritta da: Elisabetta

        Il passero ferito

        Era d'agosto. Un povero uccelletto
        ferito dalla fionda di un maschietto
        andò, per riposare l'ala offesa
        sulla finestra aperta di una chiesa.

        Dalle tendine del confessionale
        il parroco intravide l'animale
        ma, pressato da molti peccatori
        che pentirsi dovean dei loro errori
        rinchiuse le tendine immantinente
        e si rimise a confessar la gente.

        Mentre in ginocchio oppur stando a sedere
        diceva ogni fedele le preghiere,
        una donna, notato l'uccelletto,
        lo prese, e al caldo se lo mise in petto.

        Ad un tratto improvviso un cinguettio
        ruppe il silenzio: cìo, cìo, cìo, cìo.

        Rise qualcuno, e il prete, a quel rumore
        il ruolo abbandonò di confessore;
        scuro nel volto, peggio della pece
        s'arrampicò sul pulpito, poi fece:
        "Fratelli, chi ha l'uccello, per favore
        vada fuori dal tempio del Signore".

        I maschi, un po' stupiti a tali parole,
        lesti s'accinsero ad alzar le suole,
        ma il prete a quell'errore madornale,
        "Fermi, gridò, mi sono espresso male!
        Rientrate tutti e statemi a sentire:
        sol chi ha preso l'uccello deve uscire!"

        A testa bassa, la corona in mano,
        cento donne s'alzarono piangendo.
        Ma, mentre se n'andavano di fuora
        il prete rigridò: "Sbagliato ho ancora;
        rientrate tutte quante, figlie amate,
        che io non volevo dir quel che pensate!"

        Poi riprese; "Già dissi e torno a dire
        che chi ha preso l'uccello deve uscire.
        Ma mi rivolgo, a voce chiara e tesa,
        soltato a chi l'uccello ha preso in chiesa!"

        A tali detti, nello stesso istante,
        le monache s'alzaron tutte quante;
        quindi col viso pieno di rossore
        lasciarono la casa del Signore.

        "Oh Santa Vergine! - esclamò il buon prete -
        Sorelle orsù rientrate e state quiete,
        poiché voglio concludere, o signori,
        la serie degli equivoci ed errori;
        perciò, senza rumori, piano piano,
        esca soltato chi ha l'uccello in mano".

        Una fanciulla con il fidanzato,
        ch'eran nascosti in un angolo appartato
        dentro una cappelletta laterale,
        poco mancò che si sentisser male.
        Quindi lei sussurrò col viso smorto
        "che ti dicevo, hai visto? Se n'è
        accorto!"
        Anonimo
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          Scritta da: Luca Sgreccia

          Grazie

          Con te
          ore irripetibili e indimenticabile ho trascorso
          quasi cm in un sogno
          per giorni e giorni
          senza pensare al futuro
          senza pensare al passato
          e senza pensare al presente
          poi mi ritrovo qui
          scaraventato di nuovo in questa triste realtà
          qui dove niente è più un sogno
          qui dove niente ha più un senso
          qui dove c'è solo un ricordo
          e ora...
          penso al passato
          e il vuoto mi circonda...
          io che non avevo rimpianti
          io che sognavo con te ad occhi aperti
          io che ero solo un illuso
          io... ti ringrazio
          per merito tuo adesso so cosa vuol dire soffrire
          so cosa si prova ad avere dei rimpianti
          ad avere dei sogni infranti
          so cosa vuol dire essere privati di ogni certezza
          Grazie.
          Anonimo
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