Scritto da: Lina Viglione
La gioia e il dolore è un po' come quando ci rompiamo un piede in un infortunio: in genere non ci facciamo caso, teniamo una certa parte del corpo di poco conto: ma è proprio quando non riusciamo a camminare che capiamo quanto sia di valore. Così è la gioia: non la possiamo valutare in tutto e per tutto nella sua vera essenza se non conosciamo il dolore. Mettendo la cosa in utilità possiamo fare l'esempio di un individuo che è triste, è disperato nel suo cuore: se uno riuscirà solo a farlo ridere in qualche modo proverà una gioia immensa. Quindi è palese che la gioia può esistere solo se esiste anche il dolore. Non esiste salita senza la discesa. Se noi non apprendiamo il dolore non potremmo circoscrivere il concetto di "gioia" non sapendo quale sia il suo opposto. Il dolore a volte può impedire la gioia, e la gioia può impedire il dolore. Questi due concetti si scontrano, ognuno cerca di prevalere l'uno sull'altro, ma per esistere hanno... hanno bisogno l'uno dell'altro.
Lina Viglione
Composto sabato 1 gennaio 2011
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    Scritto da: Lina Viglione
    La solitudine è l'isolamento, ma anche il rifugio dell'anima. Non è sempre una cosa negativa, in specificato momento dove noi abbiamo bisogno, di stare un po' con noi stessi, per conoscere meglio noi stessi. Per meditare, crescere, invece in altri momenti è la pesantezza più grande che c'è, rimanere da soli con i propri pensieri. Secondo me comunque la solitudine è indispensabile. Dentro di noi nel più profondo della nostra anima rimaniamo per sempre soli perché non c'è nessuno che ci potrà capire a 100%. Però non si può reggere per sempre. L'uomo è un essere sociale. Godiamoci la solitudine quando possiamo, e cerchiamo di coglierne i molti e positivi e i suoi frutti, perché essere con se stessi è spesso essere in buona compagnia.
    Lina Viglione
    Composto sabato 1 gennaio 2005
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      Scritto da: Lina Viglione
      Una delle cose più difficili della vita di ogni uomo è il saper perdonare veramente. Colui che non arriva a perdonare demolisce il ponte sul quale egli stesso deve percorrere; perché ogni uomo ha necessita di perdonare e essere perdonato. Moltissimi sono capaci, in specificati momenti della vita, di grandi gesti di generosità: donano i propri averi, il loro tempo a chi ne ha bisogno, fondano le confederazioni i volontariato e associazioni umanitarismo di tutti i tipi: adozioni, solidarietà ecc. Tutte cose veramente eccellenti. Ma tuttavia pochi, però, sono capaci di perdonare. Quando riflettiamo in distanza e con molta sincerità sul nostro modo di perdonare, valutiamo i limiti che possediamo. Lo verifichiamo anzi tutto nei rapporti che abbiamo con la famiglia, con gli amici, e con tutti gli altri. Molti di coloro che patiscono un torto da una persona cara si sentono feriti perché lo reputano un vero tradimento che ha inquinato la fiducia e oltraggiato la propria dignità. Nasce, allora, l'impulso che molto spesso rimane incancellabile perché, come una cicatrice, faticosamente si dilegua dal loro animo. Nel film Schindler's list è allegorico, a tale proposito, lo sprovveduto suggerimento dato dallo stesso Schindler al pubblico ufficiale del campo di accentramento, il quale si era poi convinto che il perdonare fosse una manifestazione di potere superiore a quello di vita e di morte che egli addestrava sui poveri internati. Se pigliassimo coscienza delle nostre fragilità chiederemmo più spesso perdono agli altri. Quando sperimentiamo l'esigenza di sentirci perdonati, forse saremmo più disposti a perdonare gli altri di cuore e illimitatamente. La nostra vita sarebbe differentemente: tante guerre non avrebbero più senso, non ci sarebbero più certe forme distruttive di vendetta, le famiglie resterebbero unite, la società diventerebbe più produttivo, una partecipazione più genuina abbatterebbe altri confini. Non per niente le ultime frasi di Gesù prima di morire esprimono il perdono verso il ladro incallito e verso coloro che lo stavano brutalizzando. Ciò vuol dire, che il perdono vero, sincero è il gesto più giusto e divino che ognuno di noi possa compiere. Ma è giusto solo per chi vuole innalzarsi verso la graduale santificazione. Sbagliare e umano,... perdonare e divino.
      Lina Viglione
      Composto martedì 1 gennaio 2002
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        Scritto da: Lina Viglione
        La vita ci dà sempre una ragione per vivere. Non aspettiamo che il destino decida per noi, costruiamolo noi.
        Fai le nostre scelte senza paura di fare errori, la vita è fatta di errori, non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, scegliamo e basta, ne va della nostra vita.
        Non perdiamo alcun interesse per la vita, c'e sempre una porta nuova che si apre per noi. Siamo più interessati che possiamo a tutte le cose... non stanchiamoci mai della vita, non finiremo mai di imparare.
        Non rinunciamo mai a niente, non arrendiamoci perché basta un solo successo per cancellare molti fallimenti. Studiamo il volto della natura e non ci annoierai mai. Nella vita non lasciamo mai il posto ai nostri rimpianti e ai pensieri negativi, ma troviamo momenti positivi che l'hanno reso degna di essere vissuta. La vita va vissuta nel modo più totale cogliendo i momenti migliori... senza amarla ne odiarla la vita ma unicamente vivendola nel migliore dei modi.
        La vita è un dono davvero immenso, di chi sia questo dono e per quale motivo siamo su questa terra, non ha nessuna importanza. Per ogni istante che ci viene concesso viviamolo e basta!
        Non passiamo tutta la vita a inseguire o rimpiangere qualcosa che non avremo mai, o che oramai non esiste più. La vita è ora in questo momento, anche se priva di ogni certezze. La vita è solo un attimo e per questo va vissuta, non restiamo a guardare, viviamola e forse alla fine possiamo anche dire; che fantastica... storia è questa vita.
        Lina Viglione
        Composto domenica 1 gennaio 2017
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          Scritto da: Lina Viglione
          L'ottimista e il pessimista. La persona ottimista diciamo che non è uno credulone che pensa che a lui non può accadere mai nulla, lui vive senza paura, guarda con serenità i fatti, e riesce ad evitare di più i fatti negativi, e sa che sta bene quando è felice, e cerca di trasmettere positività anche in chi gli sta attorno. Alla fine ne deduce che è un bene essere ottimista. Nei casi opportuni non sa mai come ci andranno le cose, nessuno ha la sfera di vetro, per tanto l'ottimista cerca sempre di vedere le cose col bicchiere mezzo pieno, lo aiuta a combattere meglio le cose e a tirarsi su esperienze positive. E quando realizza che ha sbagliato può sempre dire "vabbè, me ne farò una ragione" Il pessimista vede tutto in negativo e quindi si ripara da ogni delusione, vede sempre il bicchiere mezzo vuoto perché se lo aspetta sempre pieno. E piano piano rotola sempre sempre di più verso il pessimismo più inarrestabile, presenta sempre a sua discolpa una serie di "Avevo ragione io" Finisce col farsi scudo intorno a se e a non fidarsi più di niente e nessuno, con l'unica attenuativo, che i fatti spesso gli daranno ragione. Io Lina. Solo una persona estremamente positiva, questo non vuol dire che sia un audioleso e non ho anch'io i miei momenti no, ma a differenza dei pessimisti mi rialzo subito e vado avanti fiduciosa, e comprendo le persone, le situazioni, gli eventi, li accetto per come sono e cerco di evolverli. Non sono ancora una persona saggia, ma attraverso la mia positività riesco ad attirare a me come una calamità - tutto ciò di cui ho bisogno, senza lamentarmi per ciò che non ha. Piango anch'io all'occorrenza, ma senza mai arrendermi, tant'è che rido senza impazzire. Quando arriva un dolore inizio a capire che il dolore non è fatto per rendermi infelice e togliermi i miei valori e la mia dignità, ma per maturarmi. Questa è la saggezza, difficile da raggiungere, ma non impossibile. Aristotele, nella sua Etica Nicomachea precisò... im medio stat virtus.
          Lina Viglione
          Composto mercoledì 1 gennaio 2003
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