Poesie inserite da Gianluca Cristadoro

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Scritta da: Gianluca Cristadoro

Il pentametro della speranza

C'era una pera
che non voleva
uscir di sera

C'era una luna
che la fortuna
porta alla gente
senza far niente

C'era una cera
che non voleva
finire sciolta

C'era una volta
di gente molta
che tutto il giorno
girava intorno

a questo mondo
strano ma in fondo
che gira ancora
or come allora.
Composta martedì 4 febbraio 2014
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    L'ottametro della vita

    Gioco a scacchi con la vita.

    Dura a lungo la partita
    d'un modesto giocatore
    contro chi d'ogni colore
    ne ha già viste ed or m'omaggia
    della sua presenza e saggia
    la mia tempra forte e forgia
    di pensieri e intenti l'orgia.

    Predispongo piani e mosse
    Ne ho già prese di percosse.

    Quella guarda e mi sorride.
    Mille vite d'altri vide.

    E d'un tratto il suo sorriso
    fa una smorfia e muta in riso.
    Pare quasi un burlamacco,
    poi mi fissa ed urla "Scacco!".
    Composta venerdì 17 gennaio 2014
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Finale a scelta

      Ripongo il mio pongo
      nel vaso del Congo.
      Lì ho preso un bel bongo
      suonarlo poi fingo.
      La mucca non mungo,
      mi mangio un buon fungo.
      Con l'ago mi pungo.
      Nel lago mi tuffo,
      di blu trovo un puffo.
      Il resto acqua gialla.
      Mi fa stare a galla.
      Da qui più non esco.
      No, non ci riesco...
      Glu glu, non respiro.
      Mi giro e rigiro.
      Vò sempre più a fondo.
      Bye bye triste mondo.

      Finale A

      In fondo t'ho amato.
      Nel fondo scordato,
      per mesi e per anni,
      Né pene e né affanni.
      Né lodi e memoria
      per chi non ha boria,
      per l'animo puro
      che suona il tamburo,
      che nulla ha mai chiesto.
      Per chi non più mesto
      sul fondo ormai giace.
      Riposi là in pace.

      FInale B

      Ma tutt'ad un tratto
      mi sento sottratto
      da vortice ed onde.
      Mi rialzo e le sponde
      del lago salmastro
      rivedo ed un mostro
      di spalle mi scruta.
      Non ho più la muta.
      Ghignando m'osserva.
      La cosa mi snerva,
      ma adesso è finita
      gli devo la vita.
      Composta giovedì 16 gennaio 2014
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        Scritta da: Gianluca Cristadoro

        Parole

        Le parole
        sono stille di vita.
        Il brulicare impazzito di formiche
        che annusano cibo.
        Le gocce di pioggia di nubi cariche
        a stento trattenute,
        d'un tratto scroscianti copiose
        su terre arse dal sole e dal tempo.
        Le parole
        seducono indulgenti i poeti e
        se ne stanno lassù ad osservarli,
        attendendo pazienti.
        Le parole
        sono frammenti di un mosaico
        di pensieri smarriti
        per caso raccolti da anime gentili.
        Sono i vagoni deragliati
        del mio treno senza meta.
        Le stelle variopinte
        di un cielo generoso e sognante.
        Gli amori pronunciati al vento
        e negati all'amore.
        Composta mercoledì 8 gennaio 2014
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          Scritta da: Gianluca Cristadoro

          Confusioni religiose

          Minge il Ming imperatore
          dentro al Gange per tre ore
          e di giallo un po' lo tinge
          poi si pente e solo piange.

          Parla il Brama con la Sfinge
          Quella muta non risponde
          da piramidi e da sponde
          del gran fiume. Forse finge!

          Oppur sol, semplicemente
          le duol molto la laringe.
          Tanto più che amabilmente
          porge al dio che si dipinge

          tre quesiti sul papiro
          per portarlo un poco in giro.
          Quello per tutta risposta
          dice "No! Me lo fai apposta!"

          E solingo se ne torna
          a bramar d'aver le corna
          nella terra sua natia
          e sentir la litania

          del fachiro e del bramino
          del raja e poi del rabbino
          di tre pope e del prelato
          che rimangon senza fiato

          a girare tutt'intorno
          al Totem di foglie adorno
          finché sopraggiunge Budda
          a mangiar... la pastasciudda!
          Composta lunedì 9 dicembre 2013
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            Scritta da: Gianluca Cristadoro

            Nonsense

            Il ramarro mangia il farro

            Ma di lui non già ti narro
            Ti dirò però del pero
            che si incrocia con il melo
            e diviene un frutto mero.

            Ti dirò del bianco velo
            che ricopre un po' pietoso
            il discorrere penoso
            di politica e del cielo

            che più grigio è diventato
            e la pioggia ha riversato
            sulla gente e i campi in fiore
            sul poeta e il cantautore,

            su chi ode l'ode e loda
            su chi odia code e moda,
            su chi piange come un bimbo
            su chi balla un casto limbo

            su chi ansioso scrive e canta
            sulla razza e sulla manta
            sulla menta e l'amarena
            su chi aggiunge della crema

            alla torta che è già in forno
            sul mio albero che adorno
            di lucine, trine e palle
            su chi or smette di dir balle!
            Composta martedì 3 dicembre 2013
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              Scritta da: Gianluca Cristadoro

              Sgozzati o strozzati?

              Stammatina me sentivo 'ntronato come 'na campana
              appena c' ha 'ntuzzato cor batacchio
              che 'n po' scorato peggio de' n'abbacchio
              m'aripenzavo ar sogno e a quella notte strana.

              Mo' va ricconto de' quer tale che me venne 'ncontro
              e che me disse co' na' vociaccia greve...
              "A sor coso... Ve la faccio breve...
              Me dovete da' li sordi sinno ve troverete contro

              nun solo er qui presente ma puro li briganti,
              le guardie der Papa, li burini e lì francesi
              che l'urtimi a resiste l'hanno appesi.
              Perciò fori l'argento, li scudi e lì brillanti.".

              Nel mentre che finiva sta poesia
              "n cortello se levo" dalla saccoccia
              e co' la punta me striscio' la faccia
              co' poco garbo e senza cortesia.

              A quer signore tanto riguardoso
              Co' 'no strano cilindro pe' capoccia
              Je stavo pe' risponne "Suvvia taccia!
              Riponga il suo far rude e ardimentoso!".

              Ma prima che da bbocca 'scisse 'n fiato,
              sentii la lama preme er gargarozzo...
              Me risvejai e me feci 'n ber ficozzo
              Sbattenno er capoccione mio sudato.

              M'arzai de scatto a rinfrescamme er viso
              a trova' pace e 'n cerca de 'n soriso.
              Girai er caffè dar drento de la tazza
              Penzanno... "N'artro po' quello m'ammazza!"

              Ma riggiranno l'occhi ar tavolino
              Nun vidi della luce la bolletta?
              "Du' mila Euri sorte che m'aspetta!".
              Cor fegheto già a pezzi dar matino.

              Me ribbuttai sur letto appiccicoso
              gridanno poi nel sonno "Aho! A Sor coso!
              E' mejo dar cortello esse ammazzato
              che dalli troppi debbiti strozzato!".

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              Traduzione

              Stamattina mi sentivo frastornato come una campana
              appena scontratasi con il battaglio
              mentre, avvertendo un forte scoramento,
              ripensavo al sogno fatto in quella notte strana.

              Ora vi racconto di quel tale che mi venne incontro
              rivolgendosi a me con una voce molto greve:
              "Senta... caro signore... ve la faccio breve...
              Mi dovete dare i vostri soldi altrimenti vi troverete contro

              non solo il sottoscritto ma anche i briganti,
              le guardie del Papa, la gente rozza e i francesi.
              Sappiate che gli ultimi ad aver opposto resistenza sono stati impiccati.
              Perciò datemi argento, monete e brillanti."

              Mentre finiva di dire queste parole
              estrasse un coltello dalla tasca
              passandomene di striscio la punta sul viso,
              senza garbo e cortesia.

              A quel signore tanto rispettoso della mia persona
              e con quello strano cilindro in testa,
              stavo per rispondere: "Suvvia taccia!
              Riponga il suo far rude e ardimentoso!".

              Ma ancor prima che potessi proferire una sola parola
              sentii la lama del coltello premere sotto la gola.
              Mi risvegliai e mi feci un bel bozzo
              sbattendo la testa tutta intrisa di sudore.

              Mi alzai di scatto andando a sciacquarmi il viso
              in cerca di pace e di un sorriso.
              Girai il caffè nella tazza
              pensando... "Ancora un po' e quel tale mi avrebbe ucciso"

              Ma volgendo lo sguardo verso il tavolino
              con mio grande stupore vidi la bolletta della luce.
              "Duemila Euro da pagare è quel che mi aspetta!",
              con il mio povero fegato già a pezzi dal primo mattino!

              Mi ributtai sul letto ormai sgualcito
              gridando, nel sonno, "Senta... Signore!
              Preferisco essere sgozzato dal vostro coltello
              che finire i miei giorni strozzato dai troppi debiti!".
              Composta martedì 26 novembre 2013
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                Scritta da: Gianluca Cristadoro

                Insieme

                Ieri sera hai giocato con me,
                col tuo papà.
                Alla maniera che eri solita usare
                da più piccina.

                Era tempo che non lo facevi,
                era tempo che non lo facevamo,
                insieme.

                Sintonie che si avvertono dal profondo.

                Occhi illuminati
                sgravati di quella diffidenza
                che a volte il tuo sguardo rivela.

                E la mia gioia rinasce
                quando ti mostri
                per quello che sei.

                Una bambina.
                In cerca di sé,
                della donna che sarai,
                di una roccia forte e sicura,
                che ti protegga,
                che ti sappia amare,
                che con te navighi
                il fiume delle emozioni.

                Con te, insieme.
                Composta lunedì 18 novembre 2013
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