Tu uomo
Tu che dici,
noi donne
Mistero da scoprire,
Tu uomo
che di mistero
non nascondi nulla.
tu uomo creato
per amare e rispettare,
chi sei tu?
Se non un volatile
che passa da un fiore all'altro
senza soffermarsi un attimo.
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Tu che dici,
noi donne
Mistero da scoprire,
Tu uomo
che di mistero
non nascondi nulla.
tu uomo creato
per amare e rispettare,
chi sei tu?
Se non un volatile
che passa da un fiore all'altro
senza soffermarsi un attimo.
Sei seduta vicina a me,
eppure sei lontana,
distante,
irraggiungibile,
come una meteora cadente;
stai seduta,
ma non dici niente,
chiusa in pensieri strani,
distanti,
remoti da me,
che non riesco a raggiungerti,
a darti serenità;
così vicini,
così perduti.
Intanto il giorno nasce e muore all'infinito
Chissà se riuscirò a gustarne almeno uno... fino in fondo
prima che sia sparito
Chissà se prima di chiudere gli occhi avrò certezze
se avrò capito
il vero compito dell'Uomo... su questo mondo.
Ho imparato a fidarmi di me stessa,
ho camminato sempre guardando avanti e mai indietro
ho pianto ed ho sorriso. Ho imparato a cadere e rialzarmi,
ho imparato a volare in alto quando ero molto in basso.
Ho teso una mano a te che ho amato.
Quante cose in questo lungo cammino ho imparato.
Quante strade aperte e quante chiuse.
Ho imparato che è più bello dare che ricevere
e che se ho dato sono fiera di aver dato senza chiedere
ho imparato molto nel sentiero della vita
ma soprattutto ho imparato ad amare me,
per saper amare te.
Musa ispiratrice,
ti ho circuita con rime,
adescata con versi
e sei così diventata
la mia dolce Poesia.
Mi sia concesso adesso
almeno una carezza
anche se nascerà l'ebbrezza
per un gioco d'amore
dove, dopo tanto pudore,
ben venga pure il contatto
per un vero rapporto
sì da non rimaner emarginati
nell'idea di Platone
e nella lirica di Dante.
"Io era tra coloro che son sospesi,
e donna mi chiamò beata e bella,
tal che di comandare io la richiesi.
Lucevan li occhi suoi più che la stella"...
tanto che all'istante mi s'illumina
il pensier in sua presenza.
L'amore terreno, però,
ci tarpa ahimè le ali
e non ci farà volare
ma io senza di te
ormai non so più stare
seppur per sempre sulla terra
in pena dovrò restare
per aver turbato la mente
e insidiato il cuore,
non solo il candore,
finanche di una Musa.
Siedimi su nuvole argentate oppure,
su lacrime d'amolo lucente,
siedimi ai piedi del tuo sogno,
ch'io possa liberarmi dai lamenti e, con la meraviglia sospirarti.
Piove ancora cenere
Dentro il freddo fumo
Cucio i passi dietro d'abitudine
Nella solitudine mia consueta
Disturbi di un cuore consumato
Nei miei ricordi d'affanno,
solo corse senza meta alcuna
Nei miei piccoli passi
E più non cerco
Mai più un lamento
Sto nel ventre della mia malattia
Freddo e solo.
Potessi cambiare
il mio passato,
potessi io cambiarlo,
non avrei mai
detto quel "t'amo"
tanto cercato,
tanto desiderato.
tanto odiato
Potessi io, ma,
non posso.
non si può cancellare
né modellare il passato,
è così che resto
persa in questi spazi
di tempo,
io con il mio "t'amò
sussurrato.
E, quando l'anima si perde
anche il respiro diventa muto,
allo scorrere del tempo,
tempo senza tempo,
tu che hai abbracciato
l'anima mia e l'hai rubata,
lasciandola in balia di Zeffìro,
leggera come una piuma,
essa vaga,
alla ricerca di una goccia di rugiada
ove possa addormentarsi,
sperando di ritrovare
quel muto silenzio,
che porti pace all'anima persa
negli inferi del non senso
di un amore mai baciato.
Non appartengo a nessuno,
solo a me stessa
e a chi saprà ascoltare
i miei silenzi,
le mie pause
i miei intervalli pensierosi.
Non appartengo a nessuno,
se non a chi in silenzio
mi abbraccia e mi chiede: come stai.