Scritta da: Andrea De Candia
in Poesie (Poesie personali)
Invocazione
Aria-pittrice del pianto,
presto, prelevami gocce
dall'acquerello dell'occhio.
Composta mercoledì 7 ottobre 2015
Aria-pittrice del pianto,
presto, prelevami gocce
dall'acquerello dell'occhio.
Dov'è orizzonte
il cielo ha bisogno
di stare seduto.
Le nuvole pezzi di pane
con la polpa nel sugo del tramonto,
ma non ci sarà la scarpetta:
non toccherò una mollica neanche
e il sugo, dal piatto del cielo,
scivolerà nella busta del mare.
Laggiù dove l'acqua
si gonfia di schiuma,
- inghiotte il suo bianco -
l'onda nasconde un rasoio
che strappa carezzevole
i peli inestinguibili
dalla barba della sabbia.
Il mare nel suo letto
mantiene le sue pieghe sul lenzuolo:
l'onda non riesce davvero a trovare
il fianco preferito,
insonne sconsolata,
si gira e si rigira
a destra e a sinistra,
un'azzurra persona
in posizione prona.
Cos'è il tempo?
Che cosa sono i minuti,
sospiro di qualcosa che sta passando?
Che cosa sono le ore,
lacrime di qualcosa che non tornerà?
Che anche il pensiero abbia il suo
tempo?
Momenti del passato che diventano ricordi.
Il desiderio di un abbraccio che
diventerà un sogno.
L'ora
è il momento che separa uno sguardo da un sorriso?
O è l'invenzione della nostra mente,
che vuole desiderare la conoscenza di quando accadrà?
Che cosa significa sapere che cosa è
il tempo, se viviamo qui e ora?
Vivere queste nuove ossa
sentirne persino l'anima
incastrata, da pareti
e poi
abbattete, abbatteteli tutti
respirate.
Solo qualche volta
le ore, le orme
semplici, disgiunte
attese in contrasto.
Non viene nessuno qui
le voglie,
quelle sono al vaglio.
ora iniziamo
fine.
Luci in contrasto,
la strada spenta,
i nostri rumori accesi
occhi,
discernimento.