Scritta da: Giuseppe Freda
in Poesie (Poesie personali)
Piccoli pensieri
Smarriti
per strade di nebbia
vagano
ma non parlano
indifferenza
piccoli
pensieri di gioia
delusi.
Composta mercoledì 30 novembre 1983
Smarriti
per strade di nebbia
vagano
ma non parlano
indifferenza
piccoli
pensieri di gioia
delusi.
La costante e disperata ricerca della felicità,
comincia da quel senso di
mancanza.
Qualcosa
di cui non ricordi neppure il
sapore.
Secche spugne disgustose
assorbono
tutto quello che le circonda e
gonfie d'orrore
lo riversano
su altre disperate
spugne,
pronte ad accogliere
tutto
l'inferno.
Voglio correre
vivere, amare
sorridere, impazzire
soffrire oppure morire.
Affronterò
il mio volo libero
mi aggrapperò alla speranza,
alle ali dei miei sogni.
Mi aggrapperò a lei
alle spire del suo amore,
è per lei mi piegherò
alla potenza del mare.
Per lei scivolerò
negli abissi più profondi
cavalcherò senza paura
le fiamme dell'inferno.
È quando le nostre vite
non saranno più divise,
potremo insieme,
toccare il cielo con le mani.
Buttata fuori / dal davanzale
penzoloni con le braccia / e con la testa in giù
i capelli anche /
e mi mischierò col muro della casa
è bianco / questo muro della casa, / la mia casa
e sarò bianca / bianca / e rifletterò luce / come il muro,
passerà del tempo / e quel bianco
risplenderà sempre / sarà sempre bianco
io sarò quel bianco / io sarò quel muro
il muro bianco e tutti guarderanno / - ah, il muro bianco / dello
splendore della luce / la luce della giovinezza;
e sarà l'unico, / il mio muro bianco,
sarà l'unico muro bianco / ma tornerà a passare del tempo
io non mi muoverò / buttata fuori / dal davanzale / penzoloni
con le braccia / e con la testa in giù / i capelli anche
il muro comincerà / ad essere meno bianco / ma sempre bianco
[rimarrà
e quando il tempo sarà passato ancora / là in fondo / vedrò una
casa nuova
con un bianco muro / un muro più bianco del mio
un rivale
ma la mia casa rimarrà luminosa
perché sarà ancora / il muro bianco della mia età.
Aghi di pino
Odore di terra umida.
Il compagno del mio viaggio è il vento
Che trasporta odore di morte e terrore.
Là, dietro a quella collina
Mi attende il destino,
con le fattezze del nemico;
e già sento i colpi di pistola
che riecheggiano tra le montagne.
Ma se quei colpi saranno per me,
solo una preghiera faccio a Dio:
che questa terra, bagnata dal mio sangue
un giorno diventi libera.
Uomo, che ti allontani
tra mondi ignoti,
per spazi arcani,
in meandri remoti,
chi sei?
Sei una stilla di vita
confusa in un pelago oscuro;
un cieco,
il cui sguardo insicuro
si posa su un Libro infinito.
Solitudine
Mi doni ghiaccio
Mi dai silenzio
Mi dai domande
Angoscia o pace
Senza motivo
Prigione assurda
Ma mi fai libero.
Inquietudine
Mi rodi dentro
Mi dai illusioni
Mi dai speranze
Amore e rabbia
Senza rimedio
Muto dolore
Ma mi fai vivere.
C'è una barca
in mezzo al mare
che spiega le vele
verso il largo.
Non ha rimpianti,
non ha paure,
non ha incertezze
nel suo cammino.
La guida un vento
caldo di sole;
taglia le onde
del suo destino.
Correre, correre, liberi
nel cielo
volare
non pensando più
quando saremo così non esisteremo più.
Scogli erosi dall'incessante lavoro degli elementi che si innalzano
maestosi tra le spumeggianti onde come i miei pensieri che si librano
nel mio cosmo dove una volta trovava rifugio la mia errante anima.
Mare grande immenso, profondo quanto Ciò che credevo ci legasse...
Sabbia calda, presente, impalpabile e sfuggente come te che mi sei
apparsa ma dopo un attimo, scomparsa...
Scomparsa, come la traccia che lascia
Un volo radente di un gabbiano nel cielo
Di questo mare dove ora mi è dolce lasciarmi dallo sciabordio,
cullare...