in Poesie (Poesie personali)
Umiltà cosciente
Cade la neve
dietro le tue spalle
sì che tu non lasci
nemmeno un segno,
ed anche il tuo grido
si perde.
Commenta
Cade la neve
dietro le tue spalle
sì che tu non lasci
nemmeno un segno,
ed anche il tuo grido
si perde.
Entrando
in laboratorio medico
t'incontro.
Mi aspetti
e premurosa
m'inviti a colazione.
Arriviamo davanti
alla tua casa,
entro
e vi respiro
pace, fraternità.
Ecco il frullatore canta
in suo linguaggio
e tu, con luminoso
sorriso amico,
versi
nel mio bicchiere vuoto
succo di gioia.
Voglio restare ad aspettare chi mi cerca,
sappiamo che i nostri letti sono lontani
sappiamo che i nostri cuscini sono diversi
a noi ci separa lo spazio,
ma abbiamo il tempo di vivere le emozioni
voglio viverti, voglio assaporarti, voglio amarti
in silenzio solo rumori di noi dei nostri corpi che si muovono
armoniosamente sincronizzati insieme per vivere e respirarci,
voglio restare ad aspettarti.
Mi siedo comoda e scrivo di te e dei tuoi difetti,
dei tuoi rimproveri, delle negazioni, delle tue assenze,
scrivo quello che c'è tra te e me,
quello che sento, quello che voglio,
delle mie emozioni, delle tue emozioni.
Scrivo dei miei desideri, ma poi tolgo delle bugie,
degli imbrogli, quello che non ho capito
e quello che credo di aver capito
tolgo quello che mi fa paura,
quello che può essere frainteso, combattuto, dimenticato,
perso, vomitato e trascurato.
io ho sempre la porta del mio cuore aperta per te,
per le briciole che mi doni, o per le parole che mi dici.
Ti voglio quando sono triste,
ti voglio quando sono felice
e quando non ci sei mi manca il vivere.
Libero,
ho cercato la mia libertà,
in questo immondezzaio di
società;
ho cercato una speranza,
e spazi liberi per me;
non mi frega di nessuno,
non mi muovo e non corro,
mi fermo,
rifletto,
perdo tempo,
ci penso su,
me la prendo con calma;
ho cercato la mia libertà,
perché sono stufo,
delle storie della gente,
chiudo la porta,
e me ne frego;
non ci sono per nessuno,
solo per me;
ho cercato la mia libertà,
in un giorno grigio,
camminando in una piazza,
ricordando il passato,
guardando le foglie
ramate, rotolare
per terra;
ho cercato la mia libertà,
mandando al diavolo tutto,
e non mi pento;
la stò cercando,
ogni giorno,
libertà,
libertà.
Fra due ali di folla,
con la croce addosso,
per entrare nella storia.
Fra due file d'alberi,
con la corda nel sacco
per andare dove non c'è nessuno,
una fine privata,
da giuda,
ma non muore il traditore,
ma il tradito.
In questo letto morì mio padre,
con un sacco di plastica in testa
ed un biglietto che non è servito
per rendergli giustizia.
Serve solo a me
per odiarne molti.
In questo letto dormo io
da allora,
col cuore senza pace,
e con la testa
che non ha ancora trovato il sacco giusto
per dare al letto
il suo secondo morto.
Intanto il biglietto aspetta,
al posto suo di sempre,
con un appunto in più,
stavolta fate meglio,
non scritto di mio pugno,
ma col pugno.
alle cinque di mattina
siamo seduti su due sedie uguali,
due pacchi di giornali
che aspettano chi legge.
Lui segue la politica,
ancora crede,
ed è convinto di sedersi su notizie,
io scettico
so di avere il culo sopra un bel po' di carta.
Ci accomuna l'essere amici
e disgraziati,
e questo ci impedisce
di prenderci per i capelli.
Siamo i fessi di sempre
solo che lui non lo sa,
io lo so ma non mi cambia niente.
La campana suonava il tocco del 31 agosto,
mi sono risvegliato
con l'erba più alta di me,
che mi circondava.
Poche ore prima dell'acquazzone del 31.
Non avevo paura,
neppure lo scivolare in basso,
giù nel piccolo burrone
mi fece impaurire,
ma il gesto era fallito,
io c'ero ancora.
Odore di nuovo potere,
c'è un certo affollamento,
chi preme per entrare nei palazzi
cozza contro chi non ne vuole uscire.
Da un lato un popolo straccione assiste e tifa,
dall'altro un popolo sfinito scuote la testa e tira dritto,
quattro Italie non faranno mai una nazione.