Poesie personali


Scritta da: MoniFlà
in Poesie (Poesie personali)

Le canzoni che il cuore nasconde

Le canzoni che il cuore nasconde
non hanno parole, ma musica e sguardi.
Non si ascoltano con i sensi,
ma soltanto con le orecchie dell'anima.
Questa canzone che ho scritto per te
correva tra le mie vene
e adesso è diventata melodia-
Le sue ali fragili di farfalla
si spiegano in volo e ti raggiungono,
amor mio, e uguale io vorrei
com'esse sfiorarti con la punta delle dita.
Volano, e quel posto lontano
già non è così distante.
La canzone che adesso stai ascoltando
credendo che sia il vento
in realtà è il mio sentimento
che ti accarezza piano,
dolcemente, che arriva fin lí,
ovunque tu sia in questo momento.
Composta lunedì 17 febbraio 2003
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    Scritta da: MoniFlà
    in Poesie (Poesie personali)

    Il tragico sfiorire dell'inverno

    Vagava per le strade quella sera
    cercava il tepor di primavera,
    trovò il soffio freddo dell'eterno,
    il tragico sfiorire dell'inverno.
    Uscì di casa per recarsi al molo,
    con la sua moto intraprese il volo.
    Gli amici lo aspettavan per la pesca,
    era lui chi doveva portar l'esca.
    Non arrivava all'appuntamento,
    l'attesa poi si trasformò in sgomento.
    Vagava per le strade quella sera
    cercava il tepor di primavera,
    trovò il soffio freddo dell'eterno,
    il tragico sfiorire dell'inverno.
    Era una notte tiepida d'aprile
    e gli altri lo aspettavan sul pontile.
    Non arrivò giammai a quell'impegno,
    la morte lo trattenne come pegno.
    Perì sul colpo, non senza dolore,
    perì quel giovane e fresco fiore.
    Vagava per le strade quella sera
    cercava il tepor di primavera,
    trovò il soffio freddo dell'eterno,
    il tragico sfiorire dell'inverno.
    E adesso che nei campi del divino
    potrai tornare ad essere bambino,
    nessuno potrà mai dimenticare
    quella tua voglia matta di volare,
    quella tua voglia d'inseguire il vento
    in cui hai trovato morte, ma contento.
    Vagava per le strade quella sera
    cercava il tepor di primavera,
    trovò il soffio freddo dell'eterno,
    il tragico sfiorire dell'inverno.
    Composta mercoledì 3 gennaio 2001
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      Scritta da: MoniFlà
      in Poesie (Poesie personali)

      Il silenzio della solitudine

      Respira, madre mia, adesso puoi!

      Danza come non hai mai fatto,
      in libertà, leggera come un alito di vento!
      Quanto sei bella, anche adesso
      che il tuo corpo è freddo!

      Chissà se avrai poi fatto quel viaggio
      che tanto desideravi fare...
      Ricordi? Sognavamo di partire,
      lontane, io e te, soltanto noi,
      lasciandoci alle spalle il pianto,
      il male, quell'infelice vita e il sopportare
      che tacevamo dentro il cuore
      e celavamo dietro ad un sorriso
      falso, ma sempre acceso in volto...

      Sei andata via e mi hai lasciata qui,
      indifesa anche da me stessa!
      Restavi solo tu nella mia vita:
      adesso c'è soltanto il silenzio della solitudine...
      Composta mercoledì 28 aprile 2010
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        Scritta da: MoniFlà
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        I giorni sono andati via volando

        I giorni sono andati via volando, ed io
        non sono più quella di ieri, né giammai
        tornerò da questo cimitero dove, insieme a te,
        ho sepolto i miei sorrisi.

        Nessun fiore è cresciuto nella mia vita
        di pellegrina nuda, e il mio volto,
        quello vero, si può vedere solo all'ombra
        delle mani che lo hanno salutato
        prima della sua partenza solitaria.

        Oggi il vento sfiora le foglie
        di alberi lontani.
        Nell'aire cieco
        una chitarra flamenca
        diffonde le sue tristi note, e tutto sembra spento,
        anche quel bimbo
        che corre verso la madre,
        la mia voce, anche, che da troppo tempo non grida,
        né tace...

        Magari potessi parlare al mondo intero
        di quanto pericoloso sia l'amore,
        di come ha spezzato le ali alla mia anima,
        di come ha cancellato i sogni alle mie notti,
        adesso fredde e senza cuscino.

        Magari potessi parlare al mondo di questo amore
        che ha odore di veleno e sa di morte.
        Una volta lo dico, un'altra lo nego,
        un'altra ancora taccio...

        La mia vita, ciò che resta della mia vita,
        scorre imperturbata verso quel fiume
        che la porta alla tomba,
        Acherón di fuoco e sale,
        rivoltoso come i miei pensieri,
        culla di anime morte.
        In questo abisso infernale,
        il tuo silenzio è un coltello che mi lacera l'anima,
        che accelera la mia fine ogni giorno di più,
        ed ogni giorno diventa più lungo dell'anteriore,
        ogni giorno è una nuova condanna
        a una sofferenza senza fine.

        I giorni sono andati via volando,
        e l'unica cosa che mi resta di te
        è una epitaffio scritto sulla mia lapide bianca:
        "Ti amerò oltre la morte".
        Neppure la pioggia potrà cancellarlo.
        Neppure la pioggia...
        Composta martedì 29 febbraio 2000
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          Scritta da: MoniFlà
          in Poesie (Poesie personali)

          Il fiore più bello

          Il fiore più bello che avevo
          era bianco,
          e rosso,
          e giallo,
          e arancione,
          e verde,
          e nero.
          Era il più bello di tutto il giardino.
          Aveva foglie grandi,
          e petali colorati,
          e spine pungenti,
          e nettare delizioso,
          e profumo gradevole.
          Era il più bello che c'era.
          Brillava con il sole,
          con la luna,
          con la pioggia,
          con la rugiada.
          Era il più splendido.
          Il fiore più bello
          l'ho raccolto stamattina,
          ed ora giace solo,
          pallido,
          freddo,
          inerte
          sul gelido marmo tombale
          che ho costruito nel mio cuore.
          Composta sabato 15 marzo 2003
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            Scritta da: MoniFlà
            in Poesie (Poesie personali)

            28 dicembre 1908

            Danza la terra, danza.
            Attimi di dolore.
            Nettuno ingoia la sua falce.
            Danza la terra. Efesto s'adira.
            Zancle odora di morte e distruzione.
            E l'urlo di una madre disperata
            scava insieme a lei tra le macerie.
            Danza la terra crudele ballo di sgomento.
            Nessuno canterà l'orrore
            delle vittime dell'ira degli dei.
            Composta lunedì 13 settembre 1999
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              Scritta da: MoniFlà
              in Poesie (Poesie personali)

              Ormai non conto più le stelle.

              Ormai non conto più le stelle.
              Come vorrei poter perdermi un'altra volta
              in quella piena immensità!
              Io, così vuota, così piccola,
              io, stanca e confusa
              per tutte quelle notti
              in cui solo l'oscurità mi era amica.
              Ho smesso di contare gli astri
              così come ho smesso di respirare
              l'aria delle mie spiagge
              e delle mie colline, e da allora
              i giorni passano lenti e senza senso,
              da allora ogni abbraccio perduto
              è un abisso di tenerezza
              che viene a mancare alla mia vita.
              Ormai non conto più le stelle...
              Adesso conto soltanto i minuti
              che mi separano dalla mia terra
              e mi portano qui,
              dove la solitudine
              è l'unica stella che splende nel mio cielo.
              Composta domenica 19 novembre 2006
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                Scritta da: MoniFlà
                in Poesie (Poesie personali)

                Nonno addio

                Il sole agonizzando se n'è andato
                lasciando spazio al cupo freddo gelo
                che t'ha coperto con un bianco velo
                ed il calor del corpo s'è portato.
                Addio sussurro mentre soffia il vento,
                saluto te il cui cuore s'è fermato,
                te che qui da sola m'hai lasciato,
                te che ascolti il triste mio lamento.

                E resto così, in un silenzio simile al tuo.

                E mentre adesso nella dipartita,
                il corpo resta immobile e straziato,
                sai che quel dio che sempre hai pregato
                è mera invenzione della vita.
                I tuoi ricordi sempre in me vivranno,
                quaggiù non ti potrò dimenticare
                per quell'amore che hai saputo dare
                a me, mio nonno e padre, nell'affanno.
                Composta martedì 1 marzo 1994
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