Poesie personali


Scritta da: Raffaele Caponetto
in Poesie (Poesie personali)

Cicatrici

Bevi dal calice amaro
bevi al ricordo più caro
fantasmi che turbano i sogni
fantasmi che tu non agogni
ricordi che sono un verdetto
ricordi che bruciano in petto
di anni gioiosi e felici
di anni con grandi auspici
feroci giornate infelici
feroci profonde cicatrici
destino crudele e beffardo
destino vigliacco e codardo.
Composta venerdì 22 febbraio 2013
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    in Poesie (Poesie personali)

    Nell'attesa

    Mi sono perso in casa
    in pochi metri,
    in ciò che mi rimane
    mentre aspetto i cani
    a far pulito.
    Mi sono perso in un passato antico,
    speranze condivise
    ma non so più con chi,
    sangue sputato sulle mani sporche.
    Mi sono perso dove ho scaricato il mitra
    e l'ho piantato in terra
    a canna in giù
    albero di ferro.
    È lo stesso luogo
    dove ognuno ha perso un po' di se
    il se migliore,
    e preso un po' del peggio
    per reinserirsi in ciò
    che lo aspettava
    a braccia aperte
    con le manette pronte
    ed una lettera di scuse
    per i modi.
    Tutti hanno bivaccato nell'attesa,
    lasciando a me lo sporco da spazzare.
    Fatemi uscire presto
    fatemi andare via
    perché non possa mai vedere
    ciò che si sta per consumare
    o tornerà la voglia maledetta
    di tirar fuori il mitra e di sparare.
    Composta venerdì 22 febbraio 2013
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      in Poesie (Poesie personali)

      Dopo il comizio

      dice il burocrate all'onorevole
      "tutto è filato liscio,
      tutto è riuscito bene,
      è suonata la grancassa
      ha convinto molta massa-".
      Pensa il burocrate nella sua mente
      "è stato appena sufficiente,
      pure lui non vale niente.
      Ma anche per questa volta
      la mia tasca è piena,
      il posto è salvo,
      ma devo stare attento
      fra la gente c'è fermento.
      Mentre seguo il mio padrone
      sarà bene che cominci
      ad agganciare le persone,
      per potere se succede
      essere pronto a cavalcare
      il potere popolare."
      Composta venerdì 22 febbraio 2013
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        in Poesie (Poesie personali)

        Cercasi vittima per la notizia di domani

        Qualcuno
        non ricorda nessuno dei fatti,
        perché accaduti tanti anni fa.
        Altri
        dicono di non conoscerli
        quei fatti
        perché avvenuti troppo lontano
        dal loro punto di vista.
        Tutti però sono concordi nel giudicare,
        se stimolati,
        ma senza impegno,
        pareri non vincolanti.
        C'è chi parla
        ma riporta per sentito dire,
        non si assume responsabilità.
        Nessuno scioglie il dubbio,
        risponde alle domande.
        Ognuno dice le sue ovvietà
        o inventa viaggi mai effettuati,
        nel giorno in cui successe,
        questo
        per non dover scendere in particolari.
        Ed ognuno spara le sue cazzate,
        l'unico invece che ha visto tutto
        lo ha fatto con gli occhi di un altro,
        ma non li vede da anni
        non sa dove ritrovarli.
        Uno che di certo sa tutto di tutti,
        e le loro rispettive versioni dei fatti
        non si è ancora autorizzato a parlare.
        Ha in testa la verità,
        tenuta ben chiusa in un posto segreto.
        La tiene pronta per un giornale straniero,
        non chiede soldi
        solo il diritto di asilo
        in un paese diverso,
        unica condizione posta,
        che non si chiami italia.
        Da tutto questo
        la stampa ha costruito la verità per i propri lettori,
        anche per oggi la prima pagina è fatta,
        per chi ha voglia di credere.
        Composta venerdì 22 febbraio 2013
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          in Poesie (Poesie personali)

          Ci desideriamo

          È quando si muovono le mani
          che opponi quel po' di resistenza,
          (obbligo storico di donna)
          e metti le tue mani sulle mie,
          per fermarmi,
          e tiri indietro il corpo,
          ma non troppo.
          È un attimo però,
          ne tu ne io
          ragioniamo più di tanto.
          In quel momento
          e da quel momento in poi
          lasciamo che ogni parte dei nostri corpi faccia cio che sa,
          e che ciò che è iniziato con la voglia finisca col piacere.
          Composta venerdì 22 febbraio 2013
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            in Poesie (Poesie personali)

            La sera in casa

            Il profumo della pasta rimasta da ieri,
            che salti svogliata
            nella padella pesante,
            con qualcosa aggiunto
            un po' a caso
            per dare sapore di fresco.
            Sullo schermo fatato
            i due che si baciano
            alla quarta puntata
            della solita storia.
            Pagati per godere
            e farti sognare,
            invece ti fanno
            soltanto incazzare.
            A te non accade
            di baciare un attore,
            forse
            non hai gli abiti adatti,
            e le rughe cominciano
            a farsi vedere.
            Pasta e veleno
            gli vorresti cucinare,
            invece continui
            a fare il dovere,
            dovere di moglie
            dovere di donna.
            A volte
            vorresti il diritto di amante,
            ma al corso serale
            ti hanno bocciata.
            Sei solo una donna,
            per giunta
            invecchiata.
            Ma se ci rifletti,
            capisci che è meglio
            non averlo ottenuto
            quel pezzo di carta
            "patente d'amante".
            Così se ogni tanto,
            sempre per caso,
            magari
            con in testa un bicchiere di troppo,
            trovandovi a letto,
            ti chiede qualcosa
            che ricordi un po' il sesso,
            gli puoi sempre dire,
            -non lo posso fare,
            non ho la patente
            per fare l'amante,
            raffreddati caro,
            io scendo in cucina
            a scaldarti l'acqua
            per una buona tisana-.
            Composta venerdì 22 febbraio 2013
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              in Poesie (Poesie personali)

              Coppia di fatto

              Il mio primo amore
              fu la piccola bambola bionda
              di mia sorella.
              Quando mi accorsi
              che si era innamorata dell'orso di peluche,
              pazzo di gelosia,
              la murai viva
              in una stanza presa in affitto,
              contratto infinito,
              e la sera
              andavo a prendere il caffè
              al bar lì vicino,
              giusto per sentirla urlare.
              Dopo un po' smise.
              L'esperienza mi fu utile,
              compresi che la gelosia faceva troppo male.
              Le statue dei giardini
              erano più fedeli,
              sempre ferme,
              ad aspettare,
              ma mi accorsi
              attraverso il contatto fisico
              che erano molto sciupate
              fredde,
              invecchiate per lo stare all'aperto
              e le scarse cure.
              E poi tutte quelle piccole crepe,
              quei disegni
              quelle scritte oscene,
              non amavo i tatuaggi.
              Passai ad amori fugaci
              incontrati soprattutto ai mercati
              vasta scelta di ogni genere ed anno.
              Ma restava il bisogno d'affetto,
              di un rapporto più solido
              serio
              che non fosse soltanto di sesso.
              Fino a che
              in una chiesa sconsacrata,
              per caso,
              non conobbi un confessionale
              bello,
              antico,
              era fine 600,
              di noce
              vissuto,
              legno morbido al tatto.
              Esperienze ne aveva avute di certo,
              ma erano quelle di altri.
              Stanco,
              desiderava metter su casa
              ed avere una vita tranquilla.
              Fu amore a prima vista
              Potevo peccare
              nascosto dalla tenda
              nel posto del prete
              ed uscire
              e in un attimo
              essere in ginocchio
              a confessare il peccato
              appena commesso.
              Confessarmi
              ed assolvermi
              per tornare a peccare di nuovo.
              Tutto senza uscire di chiesa,
              di casa.
              Ancora viviamo
              felici e peccanti.
              Composta venerdì 22 febbraio 2013
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                Scritta da: Sandra Piogia
                in Poesie (Poesie personali)
                IO, io
                vorrei tanto che gli Uomini si capissero
                che guardassero indietro
                che cercassero di ricordare sonore risate
                che lasciassero un po' da parte la ragione
                che ascoltassero il loro Cuore
                vorrei tanto
                che l'Anima si fermasse ad ascoltare un alito di Vita
                vorrei tanto che un'Anima sia serena per come merita
                e che non urlasse nel silenzio il dolore
                e che non sentisse
                la mancanza di un'Essenza che ancora vive in se...
                IO, io vorrei
                che la Tua Anima non urtasse
                col tuo Pensiero
                e che nel mio Cuore Tu trovassi
                Me sincero.
                Composta venerdì 22 febbraio 2013
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                  Scritta da: Ciro Orsi
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Segnali deboli

                  Dietro l'aspetto mite e malinconico
                  dell'intellettuale distaccato
                  era un solido uomo di potere.
                  Le sue parole erano di antica scuola
                  raffinate, avvolgenti, calibrate
                  e forgiate in codici sofisti
                  da piegare amici ed avversari
                  nel duttile gioco del potere.
                  Tra gli amici era il migliore
                  nel proteggere la casa,
                  a far quadrato agli avversari
                  e leggere i deboli segnali
                  del confuso contesto locale.
                  Per questo immaginò per sé
                  e per gli amici
                  nuove ed ardite alleanze
                  con gli avversari di ieri
                  e formulò ardite geometrie politiche
                  per una più lucrosa
                  spartizione del potere.
                  Lo fermò il fuoco dei brigatisti rossi:
                  cinque agenti della scorta annientati
                  sotto i suoi occhi,
                  e lui, rapito, incappucciato
                  trasportato nella "prigione del popolo"
                  processato e condannato a morte.
                  L'uomo lasciato al proprio destino
                  anche in quella estrema afflizione
                  chiese agli amici
                  con lucido pensiero
                  un segnale seppure debole
                  e problematico,
                  per costruire una fragile
                  intesa con i nemici,
                  al fine di ottenerne la libertà.
                  Un lessico piano e familiare
                  appariva agli amici
                  come scandalo, cedimento,
                  segno della costrizione
                  dell'uomo ridotto prigioniero,
                  chiudendo alla speranza
                  ogni ragione umanitaria.
                  E finì come doveva.
                  Umanissima si levò l'invettiva
                  contro gli amici di un tempo,
                  diffidati dall'essere presenti
                  ai suoi funerali
                  e maledetti per sempre
                  per la propria inerzia impotente
                  celata dietro un'ipocrita fermezza.
                  Composta mercoledì 10 maggio 1989
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