Poesie di Klara Erzsebet Bujtor

Nato a Keszthely (Ungheria)
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La quinta stagione

La primavera è vita nuova,
pura, delicata
estate è l'ardente giovinezza,
l'autunno è il lento agonia,
l'inverno è gelido bianco vento
e c'è la quinta stagione,
la stagione della morte,
l'immaginaria d'ogni forma improbabile, è
la finzione d'un nuovo inizio angelico, e
vorrei sapere,
perché tante sofferenze nella vita, quando
è un miracolo
in un magnifico mondo di valle verdi, mari e fiori di mille colori,
di poter scoprire l'amore?
Perché uccidere le farfalle?
dal nascituro al vecchio breve il cammino,
ogni passo è un attimo di vita verso alla fine
con la croce sulle spalle,
posando nella quinta stagione,.
Klara Erzsebet Bujtor
Composta venerdì 22 ottobre 2010
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    Mi abbracciano teneramente
    gli alberi che tremolano nella brezza della tramontana
    sul sentiero magico,
    che inclina ad un laghetto vaporoso,
    dove la neve si scioglie prima di posare sopra,
    correvo, cantavo,
    ridevo di poco di nulla,
    con i bambini di via Beloianis,
    felici immensamente nella innocenza d'infanzia.
    Sembra mi conoscono quei alberi vecchi ancor ben barbicati nella dolce terra,
    io, si,
    gli conosco,
    e con palpiti di cuore gli saluto.
    Odo un leggero crepito di foglie che tentennano nello spiro dell'autunno,
    forse mi stanno salutando,
    forse lo sanno,
    che devo andar via.
    Klara Erzsebet Bujtor
    Composta domenica 10 ottobre 2010
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      Una perla d'autunno

      Ho visto la prima foglia ingiallita cadere oziosamente,
      con silenzioso crepito svolazza nell'aria tiepida
      prima di cadere per terra e marcire,
      tarda la fretta
      allunga il passaggio dalla vecchiaia alla morte poscia
      con l'agonia placida nel leggero vento,
      che pian piano posa
      sulla soffice erba
      eternamente verde,
      e quest'atto mesto d'autunno
      mi ha donato una perla di saggezza
      per poter morire
      serena.
      Klara Erzsebet Bujtor
      Composta mercoledì 15 settembre 2010
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        Amore e rabbia

        Da quando sono nata, la corda ombelicale non si è spezzata mai
        è fatta d'amore, che si rafforza nel tempo,
        Lei,
        dolce madre
        è sempre con me,
        nella mia mente, nel cuore,
        nel mio DNA.
        Nel mio sorriso c'è anche il suo,
        in ogni mia lacrima si specchia il suo volto lacrimoso
        in ogni mio respiro, sospiro fa rumore anche il suo.
        Madre mia figlia di Dio,
        con la corda ombelicale mi hai legata all'Universo,
        da dove sono venuta come uno straniero
        a dove ritornerò,
        a casa.

        Da quando sono nata, la corda ombelicale non si è spezzata mai,
        è incatenata al mio destino,
        senza aver altre scelte,
        imprigionata nei miei limiti,
        come spezzare le ali alle aquile,
        obbligata pensare, parlare, fare con il cervello programmato,
        da quell'attimo casuale è stato deciso ogni passo nella mia vita,
        in un corpo fatto per me,
        dove pulsa il mio cuore puro
        liberi pensieri nella mente,
        e da li nasce il poeta,
        ché è in me.
        Klara Erzsebet Bujtor
        Composta giovedì 9 settembre 2010
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