Le migliori poesie di Dario Pautasso

Nato lunedì 19 settembre 1983 a Moncalieri
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Dario Pautasso

I miei ricordi

Se volete sapere come la ricordi
non cercate nei miei pensieri
cercate nel futuro della mia nostalgia.
Lì, al cader del sole
vedrete una mano quasi tonda
quasi impubere
portare un dito di capelli
dietro l'orecchio involuto e sereno.
Un fiore vi germoglierà
tra d'immezzo
giallo come un ranuncolo selvatico.

Capelli di rame, brace viva, foglie d'autunno.

Oh com'è calda la nostalgia
con i suoi mirati ritagli
le sue sottigliezze scorrette,
com'è ingiusta nell'escluder i difetti
dietro la sua mano sempre tesa
aperta d'innanzi allo sguardo.

Ma è lì che dovete cercare
se volete sapere come la ricordi.

Occhio di terra, d'oliva, e di mare burrascoso
occhio liquido di stagno
bocca ampia, tesa a cercare...
fronte acuta.
Molta intelligenza e bisogno di sicurezza:
binomio di sconfitta.
Amore.
Binomio di sconfitta.

Ti auguro di perdere in trionfo,
che il suono delle fanfare però
non spazientisca il germe
della mia inedia. sol questo!

Lascia che il passato si faccia tale
mentre anche la nostalgia
si avvicina, irriverente,
a portarmi via dal futuro
i miei ricordi di te.
Dario Pautasso
Composta sabato 30 maggio 2015
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    Scritta da: Dario Pautasso

    Vita dimenticata

    Hai sacrificato la tua vita
    come un folle
    folgorato da elevate
    teorie di perfezione
    e potere e soldi e successo!

    Ma hai mai pensato
    a quando sarai là sotto?
    Ti porteranno i fiori;
    tutti quanti la prima volta,
    diranno: - che lavoratore era!
    Che persona di gran forza e zelo,
    che prodigio dell'economia! -
    I volti bassi e grigi.

    Te li porteranno in dieci la seconda
    e diranno, - che persona orgogliosa era!
    Mi sembra abbia fatto molto
    nella sua vita precisa e forzata. -
    I volti distratti e grigi.

    Verrà uno solo la terza
    e dirà: - non ricordo chi sei
    ma i tuoi fiori son secchi,
    posso cambiarteli amico? -
    Sul volto un sorriso patetico.

    Dopo di che, accontentati
    del vento: lui passerà sempre
    sulla tua lapide a scalfire un poco
    l'epitaffio grondante di
    meraviglioso sudore
    di una vita dimenticata.
    Dario Pautasso
    Composta lunedì 27 giugno 2011
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      Scritta da: Dario Pautasso

      E' l'angoscia

      Se guarderete tra la gente
      vedrete un uomo che non è un uomo.
      È un soffio di fiato che non è fiato.
      È un'ombra.
      Quest'uomo che non è un uomo
      porta il peso di tutte le incomprensioni
      di tutte le esistenze del mondo,
      da sempre:
      è l'angoscia.
      Ha due braccia che sono travi
      e un sorriso che è un pozzo
      dove cadono le espressioni degli altri
      senza lasciare traccia.
      Niente speranze, niente sogni,
      nessun segreto da proteggere;
      il sole è pallido anche a maggio:
      è l'angoscia.

      Quest'uomo stravolge il cosmo
      anche quando questo vuol starsene fermo,
      perché le cose non sono cose
      ma sono non-cose. E la vita non è vita,
      è non-vita.
      Così le stelle si confondono.

      Egli non appartiene alla terra,
      non rientra in nessuna categoria,
      è solo nella sua lotta.
      Non può non essere solo
      perché, solo, lotta contro il se stesso solitario.
      Questo fiato che non è un fiato
      vorrebbe gioire
      ma se lo fa tremano le labbra e smette subito
      e se vuole piangere
      non c'è lacrima che gli bagni la guancia:
      è l'angoscia.

      Quando quest'ombra comprende che è essenziale
      a questo mondo, quando ci crede davvero,
      quando accetta che non può esistere una forza oscura
      che gli stringe le membra e gli affanna la mente
      più forte di lei,
      se questa forza è la somma dei suoi stessi pensieri
      che sono il suo Io,
      quest'ombra smette d'essere ombra,
      smette d'essere fiato,
      smette d'essere uomo.
      È più di un uomo:
      è un uomo che piange
      che ride
      che ama.
      E il sole scalda la pelle.

      Anche le stelle si riorganizzano.
      Dario Pautasso
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        Scritta da: Dario Pautasso

        L'ultima volta

        L'ultima volta che ho baciato
        i tuoi occhi ero calmo
        come il suono di un ruscello
        lontano.
        Ero dolce quando già l'onda
        cresceva dentro un cuore
        riarso.
        Avrei voluto che le mani
        continuassero a non tremare
        per carezzarti i fianchi
        ma già il tuono rombava
        incalzante
        nella mia mente.

        L'ultima volta che ho baciato
        i tuoi occhi
        sapevo che il muro
        stava crollando
        eppure il sorriso ci rassicurava:
        piangevi di gioia
        prima del tuono
        prima che l'onda mi sommergesse,
        ancora.

        L'ultima volta che ho baciato
        i tuoi occhi
        ho sfiorato una lacrima
        che innaffiava la tua vita
        così genuina,
        forte: il fiore più bello.

        L'ultima volta
        già le foglie del mio albero
        si staccavano man mano
        lievi ed atroci
        tra il giallo accecante e il rosso dolente
        nella nera pozza
        degli addii.
        Dario Pautasso
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          Scritta da: Dario Pautasso

          Un duetto per uno soltanto

          Lasciai sollevare ogni emozione
          Come un volo di impavidi pulcini
          Ed esse, sicure, si appoggiarono ai miei soffitti
          Nude come semi di girasole
          Bianche come mani fredde.

          Per giorni non seppi che vedere con gli occhi
          Tutto era così oscuro e saggio

          Non provare più nulla - diceva la carogna in sogno
          E ci sarà solo un vulcano di sofferenza -

          Mi chinai a raccogliere un pensiero
          Tra i lacci aggrovigliati delle mie basse maree
          Ad uno ad uno si prestarono ancora tutti
          Ridiscendevano nell'incavo
          Come petali rossi, affocati...
          Chi alla bocca, chi alle mani
          I miei occhi li osservavano
          Le mie narici li fiutavano.

          Rinvenni ricco e tragicamente sconfitto
          Ogni cosa al suo posto
          Dio - urlai. Spegnate tutto questo
          Sollevate la mannaia! -

          Un sole, basso come una stella
          Mi chiamò dalla collina...
          Un secondo.
          E il mio stomaco tornò a torcersi.

          Come da millenni.
          Dario Pautasso
          Composta lunedì 21 dicembre 2015
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