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Scritta da: Daniela Cesta

Crepuscolo invernale

Crepuscolo invernale
tafliente e freddo,
silenzioso e travolgente,
nei boschi dormienti,
il buio arriva presto,
dove è l'allegro usignolo?
e le rose che spuntano da uno stelo?
arridono gli astri dal cielo,
alla ingenua domanda.
La dolce rugiada è ora ghiaccio,
che imbianca la terra,
mentre nel firmamento
gli astri sono più luminosi,
nella notte che arriva lesta.
Possano gli angeli
vegliare su di noi.
Daniela Cesta
Composta venerdì 30 dicembre 2011
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    Scritta da: Daniela Cesta

    Cantico d'amore

    Quando t'incontrai... fosti come il sole che sorse all'orizzonte!
    La luce mi avvolse e inabissai in quell'oceano di chiarore,
    tra quei flutti profumati capii l'essenza della mia vita. Così debole, così fragile.

    Dove l'aquila forma il suo nido, il capriolo salta su rupi e precipizi,
    nel ripido burrone solcato da un torrente spumoso
    che scende leggero tra i sassi.

    Il volto accarezzato dall'aria frizzante in quel dì così terso,
    scosse l'animo da indistinta commozioni, profonde, durature,
    aiutando il lume e la ragione nel distinguere il bene dal male.

    Fosti come un vulcano in eruzione la lava mi raggiunse e fu salutare,
    mi sfiorò il respiro e capii il significato di cibo e bevanda.
    Un vago spavento trasparì in quella gioia.

    Come un onda improvvisa del mare in burrasca
    che coglie di sorpresa, mi trascinò con la sua forza
    nel turbinio, rombando e spumeggiando verso riva.

    Il canto dell'allodola salutò il nuovo giorno
    mentre la luccicante brina scivolò lentamente,
    come un vezzo, per strappare baci e carezze.

    Un vento impetuoso scosse i rami delle querce secolari e i faggi
    gli occhi tuoi mi coprirono con la sua dorata e trasparente luce,
    tra il mormorio del torrente nascosto nell'umbratile bosco romito.

    Con sguardi d'amore e cantici di gioia rispecchiavi l'infinito firmamento.
    Una grande e malinconica solitudine mi assalì, sforzò l'anima mia immergendola nella tua,
    rivelò misteri e l'aprì ad aspirazioni sante.

    Nel silenzio della notte ti chiamavo, rispondevi colmando il mio cuore di te.
    Discreto e silenzioso, mi raccogliesti dal nulla.
    E le gioie della creazione si riflessero come in una sorgente.

    Il dolce tocco di una campana pareva scendere dall'alto, come un celeste prodigio abbracciò cielo e terra.
    Mentre nell'empireo con festa solenne, gli angeli con tranquilla ebbrezza, contemplavano
    l'ente supremo, che alitava su di loro la sua splendente intelligenza.

    Quando tutto pare grave e misterioso è tenero osservare la neve che cade a larghe falde,
    fiocchi candidi e puri, coprono ogni cosa, nascondendo i peccati di tutti.
    Non senti più opprimere il cuore da una mano di ghiaccio.

    Mio soccorso, mio rifugio, fascino dolce, penetrante, sfibrante,
    più dell'incanto di un tramonto d'autunno, virtù eletta dello spirito,
    immacolato velo che avvolge il creato: Jesus.
    Daniela Cesta
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