i dipendenti

A fine lavoro,
gli paga lo stato
quei trenta denari
al giuda di turno,
a chi deve tradire.
A fine lavoro
gli paga lo stato
quei trenta denari
al servo di turno,
a chi deve colpire.
Paga lo stato per fare del male,
paga il prezzo che c'è da pagare.
Fischia la frusta
su chi deve ubbidire
raschia sul corpo
di chi deve soffrire.
Ecco lo stato
a farsi sentire.
Alexandre Cuissardes
Composta giovedì 18 luglio 2013
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    Buoni maestri cattivo allievo?

    Chi mi ha insegnato a bere
    mi ha lasciato solo sul più bello,
    e col bicchiere vuoto,
    quella puttana che mi ha iniziato
    è scesa dal letto a tempo scaduto,
    ma scaduto solo per lei.
    Mi sono trovato in strada,
    con in bicchiere vuoto
    ed i vestiti in mano.
    Chi mi ha regalato le illusioni
    non mi ha mai lasciato solo,
    mi ha sempre tenuto per mano,
    fino a quando servivo.
    Poi mi ha scaricato in strada
    senza bicchiere
    senza vestito,
    senza dignità,
    senza futuro,
    solo
    con l'unica cosa
    che non avrei voluto avere,
    un passato di merda.
    Alexandre Cuissardes
    Composta giovedì 20 giugno 2013
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      Una persona ed un chissà

      Hanno visto la mata abbracciare qualcuno,
      appoggiargli la testa al petto,
      le braccia strette alla sua vita.
      Sono tutti rimasti in piedi a guardare,
      da dietro i vetri,
      dagli angoli bui.
      Nessuno vuole passare di lì
      per non dare noia
      per non non fare rumore.
      Sono rimasti
      lungo il canale
      accanto a quel marmo che fa da panchina,
      mentre Venezia li lascia fare,
      è sempre amica dell'amore.
      Hanno visto la mata allontanarsi piano,
      quando era già tardi.
      L'ultimo buio prima del mattino,
      lasciando solo una figura in piedi.
      Lui,
      l'hanno visto restare lì,
      fermo
      in silenzio.
      Solo al mattino si sono accorti
      che c'era un albero al posto suo,
      ma c'è qualcuno che continua a giurare
      che lì da sempre c'è stata una pianta.
      Alexandre Cuissardes
      Composta mercoledì 19 giugno 2013
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        Cercasi compagnia

        Ho il mio biglietto per il non so dove,
        me lo hanno dato con i buoni pasto,
        di quella mensa per chi ha fame
        ma arriva sempre troppo in ritardo.
        Ho un ombrello da condividere
        con chi incontro quando piove
        ma sono mesi che c'è sole
        o forse piove quando dormo.
        Ho sassi in tasca da regalare
        a chi vuole tirarli addosso al potere,
        cosa che non ho saputo fare.
        Per essere certo della loro efficacia
        li ho fatti pure benedire
        da un prete saggio
        che da tempo
        ha cancellato colori e bandiere
        dal proprio credo e dal miserere.
        Ho un bel biglietto per il circo equestre
        quello che ha
        i pagliacci assassini
        e i domatori di cittadini.
        Ho pure una scheda elettorale
        e una matita per siglare,
        fare una croce che sta lì storta
        o buttare tutto nel posto adatto,
        di certo opto per il cestino
        anche se dicono che non si può fare...
        ed ho due biglietti per il vaffanculo,
        me li hanno dati col certificato,
        era la dote quando son nato,
        sono biglietti di sola andata
        e percorrenza illimitata,
        tutto spesato, nessun inganno
        c'è solamente da trovare qualcuno
        che sia disposto ad accompagnarmi.
        Ma sono anni che sto qui a cercare,
        nemmeno quelli che piangono sempre
        ed urlano contro l'amaro destino
        forse hanno voglia di svegliarsi un mattino
        e senza valigie
        in mia compagnia
        sfruttare il biglietto e venire via.
        Alexandre Cuissardes
        Composta mercoledì 19 giugno 2013
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          Vengo spesso a trovarti

          Attraverso il tuo corpo
          ma non lascio tracce,
          lo attraverso quando lui ti stringe,
          quando sei triste e piangi.
          Quando ti siedi e leggi
          resto accucciato sulle tue ginocchia,
          tanto non ho peso.
          Ti tengo stretta
          anche se non mi senti,
          sono niente.
          Ti sto sul collo col mio fiato
          che non esiste,
          è filo d'aria dalla finestra.
          Capita che per rabbia
          graffi la tua pelle
          ma non lascio segni.
          Sento i tuoi sfoghi quando parli sola,
          quando ti spogli godo del tuo corpo
          e se lo fai per lui
          godo dell'esser stato il primo.
          Sfioro l'anello che ti misi al dito,
          quando lo togli per far l'amore
          e mi domando se è davvero amore
          o solamente senso del dovere
          verso il tuo corpo da appagare.
          Forse potrei chiederlo al tuo cuore,
          e lo farò in un momento migliore,
          quando si sarà davvero
          messo in pace
          come diceva la tua voce
          forte,
          quando sbattei in faccia a te
          e a me
          tutte le cose
          e tutte le porte
          e me ne andai,
          non come pensavi tu
          a viver meglio chissà dove,
          ma ad affrontare l'ultima delle prove
          quella più dura
          quella che si perde sempre,
          quella che trasforma la vita fino a ieri in un passato
          senza presente
          senza più futuro
          tre metri sotto terra o dentro un muro.
          Alexandre Cuissardes
          Composta lunedì 17 giugno 2013
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