Molti ieri fa

Matteo neppure mi considera,
corre fra gli alberi.
Ha poco da dirmi,
oppure ha cose più importanti da fare
che non venirmi incontro.
Fatica a muovere la coda
ma forse non ha voglia di salutarmi.
O forse non mi riconosce,
ho una maschera veneziana sul corpo
ed il viso troppo scoperto.
Corre sulla quattro zampe.

È passato del tempo,
quello fatto di anni.
Matteo è sepolto nel "giardino di sopra"
della villa dalla quale si guarda Firenze.
Lo seppellì mio padre
che per un giorno smise di bestemmiare
e volle farsi prete
per seppellire l'amico a quattro zampe.
Alexandre Cuissardes
Composta lunedì 6 maggio 2013
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    Tempo da perdere per pensare

    Ho bisogno di una casa
    dove da dentro
    attraverso i vetri
    vedo un fuori che piove
    e che mi bagna i capelli,
    e mi bagna le lacrime
    per diluirle,
    farle scendere più in fretta,
    sparire
    con i dolori
    in un bicchiere di vino di sabbia.
    E voglio un fuoco
    che accechi chi lo guarda cattivo
    ma riscaldi il mio cuore
    imperfetto e lontano,
    assente.
    Voglio una guerra
    ma solo nel giorno che se ne festeggia la fine
    e si contano i morti.
    Nessuno.
    Una guerra per burla.
    E voglio un giorno speciale
    ma non lo voglio in futuro
    lo vorrei oggi
    e su questo non scherzo
    perché non ho molto tempo.
    Ma mi scuote un risveglio,
    un ceffone ben dato.
    Capisco che l'ora di sogno è fnita.
    Straccio i miei - voglio -
    ed il mio - ho bisogno-
    e torno ad alzare le braccia,
    in fila con gli altri,
    il ritorno alla cella del padiglione realtà
    del mio carcere a vita.
    Alexandre Cuissardes
    Composta lunedì 6 maggio 2013
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      Una lucida confusione

      C'è in palio un premio
      all'ennesimo concorso con le parole scritte in piccolo.
      È una lente d'ingrandimento
      per leggere le parole in piccolo,
      o in alternativa
      un corso per imparare a leggere le parole in piccolo.
      Mentre aspetti i risultati
      ti arriva in tavola
      una nuova foto
      con due attori e un tradimento,
      ricco dessert di un misero pasto di fatti banali.
      Ma intanto è questo,
      fino alle storie di stasera.
      Menù più ricco,
      c'è il calciatore con l'attrice,
      il cantante predicante,
      c'è chi presenta chi si è presentato
      per raccontare la sua leggenda,
      quello che si è convinto d'essere.
      E già conosci la colazione di domani
      fatta da chi discute davanti alla legge
      che si è spostata dai tribunali
      e si è dispersa in mille canali
      fra creme
      saponi
      e dolci biscotti,
      cibo per cani
      e marche di lusso per ragazzotti
      che ridono forte con i denti bianchi,
      e succhi di frutta
      che si parano davanti.
      Ma intanto ci chiede attenzione
      una pagina a caso.
      Ci vuol far sapere
      che c'è stato un morto,
      qualcuno malato
      di un male africano
      contratto durante i suoi sogni notturni
      fatti di viaggi lontani.
      Così impara
      a non sognare italiano.
      E intanto la mano
      di chi fa quel mestiere
      ha già reso libero un posto
      sul pallottoliere.
      Ha già spostato
      quell'"uno" al settore "nessuno".
      Ma adesso guardiamo
      nella pagina apposta
      se c'è o no la notizia
      che da tanto aspettiamo.
      L'invenzione annunciata,
      la più attesa di tutte.
      I programmi tivù
      iniettati per via endovenosa,
      tutti in libera vendita
      anche senza ricetta.
      Il parlamento è in fermento,
      c'è chi già urla allo scandalo,
      all'ennesimo scandalo.
      Il conflitto d'interessi
      dell'immortale potente
      ha sconfitto di nuovo
      il conflitto di disinteresse
      dell'eterno perdente.
      Ma già un nuovo partito
      si propone a chi ancora ha il porto di scheda
      ed esercita a pieno il diritto di voto,
      cioè sperare a vuoto.
      La promessa è allettante
      anche se originale
      ed un po' stravagante.
      Hanno già assicurato
      che il domani migliore,
      è il domani passato,
      qui nessuno ha capito.
      ma in cambio del voto
      sono pronti a pagare.
      Ed già in molti han capito
      ciò che devono fare.
      Alexandre Cuissardes
      Composta domenica 21 aprile 2013
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        Un sogno

        un gruppo di medici è  venuto in ufficio.
        Avevano rimostranze da fare,
        ne ho riconosciuti molti
        eravamo stati ragazzi insieme,
        ma loro non hanno riconosciuto me,
        sono un uomo sciupato.
        Portavo come sempre
        documenti nella stanza accanto  
        e cercavo qualcuno.
        Le impiegate mi hanno detto che non c' era ancora “ il poi” che sarebbe dovuto arrivare.
        Ma non era mai in orario.
        -Anzi è sempre in ritardo-
        una di loro lo ha detto
        ridendo forte,
        ci siamo stretti
        strusciati.
        Lei si è bagnata,
        ma forse erano lacrime
        scivolate in basso,
        mentre mi stringeva forte
        con mani cattive.
        Subivo la stretta
        ma seguivo con gli occhi d' illuso
        i medici andare all'  uscita
        con l' aria di chi ha vinto
        ma voleva di più.
        Dietro la porta di legno e chiodi
        il medioevo,
        strada in salita
        strada di grossi sassi appuntiti.
        Verso la piazza,
        alla stazione del treno
        Fellini Federico
        professione impresario
        aveva mandato un clown dietro al gruppo
        di turisti stranieri,
        saltava e suonava la tromba.
        Io stavo a distanza
        con i pantaloni bagnati
        bagnati di lei.
        Il cielo si manteneva scuro,
        tarda serata d' estate
        o preludio al temporale  
        o pomeriggio d' inverno,
        niente mi era ben chiaro,
        solo i miei tempi sbagliati,
        forse.
        Alexandre Cuissardes
        Composta venerdì 12 aprile 2013
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          la fine a colori

          magdalena gioca forte,
          ha perduto tutto quanto,
          si è rivolta agli strozzini.
          Vaga pazza per la strada,
          a chi incontra chiede sempre
          qualche soldo da puntare.
          Vende il corpo per tre soldi,
          per pagarsi la sua voglia,
          per pigiare sui bottoni.
          Ed impreca molto forte
          a ogni fine di partita,
          prende a calci la sua droga
          tutta luci
          tutti suoni.
          Non ha più casa ne amici,
          si è ridotta proprio male.
          Una macchina ha deciso
          la sua vita quanto vale.
          Alexandre Cuissardes
          Composta giovedì 11 aprile 2013
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