I giorni in cui dimentico sono finiti, stanno per cominciare i giorni in cui ricordo.
dal film "Pulp Fiction" di Quentin Tarantino
I giorni in cui dimentico sono finiti, stanno per cominciare i giorni in cui ricordo.
In ogni strada di questo paese c'è un nessuno che sogna di diventare qualcuno. È un uomo dimenticato e solitario che deve disperatamente provare di essere vivo.
Sono trascorsi 84 anni, e ancora sento l'odore della vernicie fresca, i servizi di porcellana non erano mai stati usati, nessuno aveva mai dormito tra quelle lenzuola. Il Titanic era chiamato la nave dei sogni, e lo era, lo era davvero.
Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno: radicata nel terreno come un albero Sakura. Ma a ne diceva che ero come l'acqua. L'acqua si scava la strada anche attraverso la pietra, e quando è intrappolata l'acqua si crea un nuovo varco.
- Carol: È stato tuo padre a parlarti di questa musica?
- Stefano: Sì! Dice che è l'unica volta in cui ti ha visto piangere.
- Carol: Allora è per questo che mi hai portato qui!? Una serata particolare, un posto magico e un secondo fine... come sempre.
- Stefano: Io non ti ho mentito quando ti ho detto che volevo vederti sotto una luce diversa... era la verità.
- Carol: E pensavi davvero che bastasse un po' di musica per vedermi crollare?
- Stefano: Io pensavo solo che bastasse un po' di musica per capire qualcosa in più di te.
- Carol: Non sempre conoscere il passato di una persona aiuta a capirla, vedi tuo padre.
- Stefano: Carol che cosa c'entra mio padre? Non cercare di cambiare discorso.
- Carol: C'entra invece, dimenticando il suo passato lui ha dimenticato chi era veramente, ma questo a me non succederà mai.
- Stefano: Se hai alzato un muro così alto... quello che difendi deve essere davvero molto importante... e io voglio scoprirlo...
- Carol: Sì! Su questo hai ragione, la cosa più preziosa che ha una persona sono i ricordi!
La fedeltà di un cane ci insegna che l'amicizia può durare per sempre...
- Lionel: Non dovete temere le cose che temevate quando avevate cinque anni, Bertie. Siete padrone di voi stessi.
- Bertie: Davvero?
Vieni con me. Tu credi che non ci sia niente per te là fuori, ma non è vero. Sei tu che non vuoi che ci sia. Marlena, meriti una vita migliore di questa: se quella vita sia con me o no, o se tu mi ami o no, non importa. Ma devi cominciare adesso.
Non mi hai chiesto perché amo ballare. Lo vuoi sapere? Io ballo perché la danza può cambiare le cose. È bastato un passo per liberare la generazione di Elvis, un solo passo può farti diventare qualcuno ricordi?
E questi passi possono dare a un ragazzino riccio, un po' di speranza e farlo sentire speciale.
- Serena: Non ne posso più, Blair.
- Blair: Perché avevi quasi perso. Ti avevo bloccata con quella presa, non negarlo.
- Serena: Non intendevo questo, ma la situazione in sé. Le lotte, i tradimenti, il dover guardarsi da ogni possibile mina vagante. Sono esausta.
- Blair: Sono stufa anch'io. Stufa di sembrare sempre Lord Fenner accanto a Sanshai Barbie. La vita è breve, ma tu la fai sembrare così lunga.
- Serena: Beh, se è così che la pensi veramente, forse non dovremmo essere amiche. Forse il college ci avrebbe separate comunque. Quindi tanto vale cominciare da adesso, giusto?
- Blair: Per me va bene. Tu vivi la tua vita ed io la mia.
- Serena: Sembra fantastico.
- Blair: Sono d'accordo.
- Gg: Da amiche ad avversarie. Credevamo di aver visto tutto, ma questo non si era mai visto. Serena e Blair dichiarano un "cessate il fuoco". Dopo tanta terra bruciata, chi delle due può dirsi vincitrice?