Esperienze


Scritto da: Domemì
in Diario (Esperienze)
Ho sempre scritto di me. Ovunque. Ogni qualvolta ho davanti a me una penna ed un foglio. Scrivo. Scrivo perché quando lo faccio mi sento meglio. Come dice Bukowski "scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo". Preferisco scrivere, aprire il mio animo e stenderlo su un velo di foglio bianco, che molto probabilmente verrà strappato e gettato. Ma almeno a farlo sarò io. Credo sia inutile aprire il cuore alle persone. Pure perché nessuno ti capirebbe, sono subito pronti a contraddirti. E tu rimani li in silenzio ad ascoltare ciò che più ti fa male. Perché noi persone fragili abbiamo bisogno di sicurezza, incoraggiamento. Invece la maggior parte delle volte siamo circondati da persone che ti fanno sentire piccoli, così piccoli da renderti incapace di tutto. Da farti aver paura, a non riuscire nemmeno ad affrontare gli ostacoli più banali. Allora ti arrendi. Ti butti giù, e continui a starti a delle condizioni che vorresti abolire, a quelle abitudini che ci siamo creati e che non siamo capaci ad uscirne. Per mancanza di coraggio. E a quel punto si spera. Si spera che arriva una buon anima pronta a salvarci da questo annegamento, che ci afferri per i capelli e ci porta in riva al mare, e tranquillizzarci, dicendoci che tutto è finito. E che da quel vortice ne siamo usciti vivi.
Vota il post: Commenta
    Scritto da: Domemì
    in Diario (Esperienze)
    È brutto. È brutto non riuscire a reagire. A non essere tu il padrone dalla tua vita, dei tuoi pensieri. Sei stato gestito per così tanto tempo, fino a diventare un'altra persona. Non negativa, nemmeno positiva. Ti ritrovi una persona che non sei tu. Inizialmente ti sta bene, perché ancora non si è coscienti, poi cominci a capire, a conoscerti meglio. E noterai che dentro di te, è tutto così diverso da come lo vedi fuori. A quel punto l'unica cosa che vorresti fare è salvarti. Ma non riesci. Ti senti stretto ad un muro, alto, senza via di scampo, circondato da guai, dove non hai via d'uscita. Gridi, gridi aiuto, ma la tua voce sembra quasi un silenzio. Allora ti arrendi. E resti così, ancora intrappolato da quella persona che non sei tu... il punto è questo; a volte si sa perfettamente cosa bisogna fare per essere felici, ma puntualmente si fa sempre il contrario. Non perché si è masochisti, ma perché pensiamo così tanto al dolore degli altri senza dar peso all'inferno che ci scoppia dentro.
    Vota il post: Commenta
      Scritto da: Teresa Laviola
      in Diario (Esperienze)
      Secondo la biologia le nostre cellule si rinnovano ogni 7 anni, determinando la rigenerazione psicofisica dell'intero organismo.
      Per cui, quando a volte ci convinciamo di non poter ormai cambiare, è soltanto perché resistiamo alla possibilità di diventare altro. Ci facciamo condizionare da pensieri che ci distruggono relativi ad un passato infelice da cui ci siamo lasciati travolgere, ed abbiamo paura del futuro tanto da non vivere intensamente il presente. Ma il presente è condizionato dalla nostra mente e dalle sue percezioni e la felicità è uno stato del nostro essere che ci permette di godere di ogni momento come se fosse l'ultimo! Concentrati sul presente e su ciò che possiamo costruire qui ed ora, pian piano guariamo dalle nostre ferite ed una luce pervade tutto il nostro essere: il passato diventa uno strumento di crescita personale. L'uomo o la donna che consideravamo il nostro boia diventa uno strumento per prendere consapevolezza di noi stessi, di ciò che ci provoca sofferenza. Mentre viviamo intensamente il nostro presente, giungiamo così al nostro futuro che sarà costituito da ciò che abbiamo seminato oggi, e raccoglieremo la bellezza del cambiamento come un contadino che semina con maestria e amore e raccoglie ottimi frutti.
      Composto mercoledì 5 aprile 2017
      Vota il post: Commenta
        Scritto da: Teresa Laviola
        in Diario (Esperienze)
        Tre sguardi identici indimenticabili che parlano di abusi, l'uno di una giovane nel posto sbagliato al momento sbagliato, l'altro di un giovane, omosessuale, in un luogo in cui, non troppo lontano da noi, l'omosessualità è ancora considerata un reato e una vergogna... l'altra, arrivata per aiutare l'amico, che con lo sguardo si perdeva in una storia antica il cui solo pensiero le riempiva i grandi occhi neri di lacrime. Tre storie che cercano giustizia, tre giovani i quali, nonostante la vergogna infinita, alzano ancora lo sguardo, cercano negli occhi chi può e deve aiutarli, lo accolgono nonostante tutto, e vi si aggrappano come ad un pezzo di legno impregnato d'acqua che si scorge in mezzo al mare, unica ancora maldestra di salvataggio. Si vorrebbe urlare e battere i pugni e poi guardarli serenamente sussurrando di non preoccuparsi con tutto il desiderio di alleggerirli dall'onta che si è riversata su di loro, rendendo loro tutta la dignità perduta, almeno un po', come un balsamo che porta un filo di sollievo su ferite troppo profonde per essere sanate...
        Composto mercoledì 5 aprile 2017
        Vota il post: Commenta