Scritta da: Bernardo Panzeca
in Poesie (Poesie personali)
Settembre
Sudavo
di pioggia.
Composta domenica 9 settembre 2018
Sudavo
di pioggia.
S'io fossi un cuore
vorrei essere
quel cuore mio
che diventò tuo
in una notte,
per caso.
Se sol potessi
tornerei indietro
nel tempo,
per baciarti
fin da scolaretto
affinché
nessuna notte
della vita mia
rimanesse buia
e senza luce alcuna.
A volte l'amore
non è come sembra.
Il sole, i raggi, il cielo
son tutte sete
che l'amore indossa
e che solo alla sera
quando scende la notte
toglie, per sedersi
spoglio sulle stelle
e parlare con la luna
dell'amore
che l'amore prova
e che a volte,
non prova.
Non ci vediamo
da anni, è vero.
Ma è anche vero però
che entrambi
ci parliamo la notte.
Tutte quante le notti
siano esse gelide
o calde, noi
non manchiamo mai
il nostro appuntamento
nel nostro solito posto:
la luna.
Nessuno può ascoltarci
se non le stelle
e qualche gabbiano insonne.
Nessuno può comprendere
che un nostro battito di cuore
alla sera, equivale
a un grande bacio di giorno.
Uno di quei baci veri
che si scambiavano
una volta i nonni
e che oggi, ahimè
non esistono più.
Nonostante la sua furia non può mettere paura, bianca è la grandine nera è l'inquietudine.
Solo avendo amato
sarò grato
a ciò che la vita
mi ha dato.
Solo avendo amato
potrò morire
da soldato
Innamorato.
Mentre quelli
giocano a nascondino
c'è chi tra le braccia
tiene affamato il proprio bambino.
Mentre quelli
giocano a Monopoli
c'è chi fin dalla nascita
vive nelle baraccopoli.
Mentre quelli
giocano alla guerra
c'è chi si stramazza
di dolore in terra.
Mentre i grandi
giocano a fare i piccoli
Ci sono piccoli
Che non diventeranno mai grandi.
Sul tuo divano resta una carezza
un soffio lieve, un'eco di dolcezza.
Tra quelle pieghe abita il ricordo,
che il cuore serba e mai lascia nel bordo
La casa è silenzio profondo,
come un pozzo che inghiotte il suo mondo.
Ogni stanza conserva un respiro,
ogni angolo il tuo dolce giro.
Ti cercai nella luce del giorno,
nel mattino che sorgeva attorno,
nelle cose che t'erano care,
in quel pane diviso a cenare.
Ma non trovo che ombra e dolore,
un'assenza che spegne il mio cuore.
Eppure, nel frullo d'un'ala,
sento l'anima tua ch'esala.
Forse il cielo t'ha presa per mano,
ti conduce per il suo piano.
La Vergine Santa ti guida lassù,
e nel buio rimani anche tu.
Non ti vedo, ma a volte t'ascolto,
tra i ricordi che tengo raccolto.
E se piango, una voce mi dice:
"Non temere, la vita è felice."
Così porto la croce che resta,
e la speranza diventa la festa:
quando il giorno verrà di incontrarti,
nel silenzio potrò riabbracciarti.
Nel sogno dolce ancor ti veggio viva,
col volto chiaro e con lo sguardo rovente,
che luce dona e l'anima mia ravviva.
Smarrito io sono questa notte priva,
ma tu sei fiamma che non teme oscura,
guida nascosta, ma presente sempre.
Se morte parve chiuderti la cura,
più forte io sento il tuo celeste amore,
che in me s'accende e vince ogni paura.