Scritta da: L. Orlandi
in Poesie (Poesie personali)
Inchino
Un'auto corre
sul ciglio della strada
spettinando fili d'erba
che s'inchinano al suo passaggio.
Commenta
Un'auto corre
sul ciglio della strada
spettinando fili d'erba
che s'inchinano al suo passaggio.
Guardo il cielo
immmenso azzurro,
infinito sguardo di pace.
D'un tratto una croce bianca
sulla mia testa,
l'intreccio di scherzosi aerei
forma un grande bersaglio.
Arrivano, api sul miele,
scie da destra e da sinistra,
creano nuvole che
si sciolgono in lacrime.
Dio Uomo crei a tuo piacere
il tempo uggioso e soleggiato,
venti e tempeste,
lasci cadere sulle nostre teste
polveri e cancri,
bombe silenziose di
una guerra senza voce.
Noi così occupati sulla Terra,
non ci occupiamo del cielo.
Da dove arriverà la prossima Guerra?
Donne del mondo
dalle radici agli apici
respirando e toccando
grembo fetale.
Sorriso femminile
simbolo di Madre Terra
uguaglianza nel diverso
mai così uguale
fu la diversità.
I pianeti in me cercano luce,
da bere,
come acqua neonata di fonte.
L'aria, intessuta di vita,
viaggia lieve,
bolla cosmica,
e noi qui, più lontani che mai
ad attendere
nel soffio vitale dell'etere.
Abbiamo conquistato città di fantasia
per poterci sputare sopra in una notte di grandi bevute.
Abbiamo fatto progettare lunghi muri dai migliori architetti per pisciare a distanza ed al sicuro,
e pozze d'acqua di lusso
per specchiarsi meglio
e vedersi belli anche con le occhiaie,
e vigne col vino pronto a farsi bere
direttamente
come ad una cannella,
ma poi ci siamo svegliati,
solo per un attimo,
abbiamo di nuovo chiuso gli occhi,
progetto rinviato.
Una pozza d'acqua quieta
come piccolo lago salato
abbraccia il sole stamani,
tra gli scogli appena distanti,
mentre il mare è agitato
come puledro selvatico.
Alghe sinuose
si lasciano dondolare
dalla corrente, che arriva silenziosa
e danzano come ballerine velate
al cospetto di un granchio,
ipnosi naturale per chi le guarda.
Brillio dorato in superficie
apre orizzonti alla fantasia
e vedi stelle comete
che riflettono coriandoli di luce,
vogliono scaldare l'animo,
ma cavalchi unicorni bianchi
su castelli diroccati.
Galleggia a pelo d'acqua
una bottiglia morta,
distoglie la mente,
non contiene lettera d'amore
ma del mondo tutta l'ignominia.
Un piccolo pesce
solo, indipendente,
della follia ignaro,
scodinzola felice
nel suo grande regno,
attende,
forse la corrente porterà fortuna
o gliela toglierà.
È ammirato dal vento
un gabbiano
elegante nel suo volo libero,
ipnosi naturale di chi lo guarda,
come una fotocopia
si duplica nello specchio d'acqua ferma,
fiero, sicuro, sognante,
ma l'immagine riflessa
si perde poi tra i coriandoli di luce
delle stelle comete.
Le tue cose sparse in giro,
come nella stanza di un albergo
quelle di un viaggiatore che va di fretta
o come quelle di chi vive di fughe.
Basta poco
per vedere che non c'è nulla di me
nella tua vita,
mentre io ho pezzi di te
dentro il mio cuore.
Anche se la mente si rifiuta di ricordare il tuo nome.
ormai lo faccio spesso,
cura o malattia che sia.
Torno su quei luoghi
dove la mia confusione
cede,
si fà da parte,
mi permette di capire
se tutto fosse stato vero o no
allora.
Se sono accaduti i fatti
o se ho sognato.
Se esistono i luoghi dove ho vissuto le mie storie.
Torno e cerco di ricordare,
a volte mi fermo un attimo
appena prima della paura.
Mi convinco
che se non ricordo niente
è perché non voglio ricordare
non perché non è successo.
Questo mi dà certezza
che lì ho vissuto un pezzo del mio passato
ed anche la certezza che la storia è da scordare.
Luce di speranza
luce del mio cuore
luce piccola luce
luce della mente
luce che mi cerca
luce che mi manca
luce che fa luce
luce che indica la strada
luce che mi guarda
luce che mii abbraccia
luce che si spegne
luce che si accende
luce che da vita alla mia vita.
Ogni giorno quando
l'albore abbaglia la mente
e ogni notte
le tenebre coprono rumori
e fantasmi ballano
sulla parete di cristallo,
profumo di richiamo
e voce muta
illudono il silenzio.
Neppure la musica
fa da cornice all'irreale,
resta solo il pensiero
di una presenza vana
che lascia orme trasparenti
di mascherata incoerenza.
Batte il pendolo le ore,
gocce di tempo inutile.
Prima che l'ultima alba
cancelli il sole,
voglio respirare.