in Poesie (Poesie d'Autore)
Zucchero
Polvere di zucchero
i tuoi baci
spazzati via
da un alito di vento.
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Polvere di zucchero
i tuoi baci
spazzati via
da un alito di vento.
Come una piuma,
un soffio soave
mi porta alla nave
sul fiume Po.
Sognare non so,
mi sento leggera,
ma non è primavera
sulle rive bagnate
e ancora gelate
del nostro fiume.
Come le piume
di timidi uccelli,
varco i cancelli
di parchi e giardini,
salgo i gradini
davanti alla nave
e un soffio soave
mi spinge da te.
Perle di vento,
parole d'argento,
anelli di fiori,
dorati colori,
collane di stelle,
le spille più belle
baciate dal sole.
Sono tra quelli
e migliori gioielli
che tu mi hai donato.
Vibranti corde del cuore
or sono le sole
a scriver la vita
con gesto di matita.
Chiudere gli occhi
e sentire attraverso
le note di un verso
apparire l'istante
del bacio mancante
del vento a levante.
Disegnare l'essenza
di quella parvenza
di luci felici,
di rintocchi interrotti
di campane lucenti.
Se scrivi le senti
le corde del cuore,
vibrare talvolta da sole
e matita ti dice
che sarai ancor felice.
Tu pensi non vere
le nostre atmosfere
sospese nel vuoto.
Tu credi che nuoto
in un mare in tempesta
e che non sarà
sempre festa
nel lungo cammino.
Poi passa la gioia,
tu dici
e irte pendici
ci tocca scalare
se si vuol sempre amare.
Se sarem buoni amici,
tu pensi
tu credi
tu dici,
non soffriremo
e terremo
saldo quel remo
nel navigare
per cielo, per terra,
per mare.
Se mi stessi ad ascoltare
lo sapresti tu che fare
e sarebbero più vere
queste splendide atmosfere.
Non essere insieme
nel viver comune,
ma sentirsi vicini
al chiarore di un lume:
può essere un sogno.
Sentirsi non soli
insieme al destino,
sentirsi migliori
tra gioie e dolori:
è sempre un mistero.
Non è cosi strano
sentire il calore
in mezzo al vapore,
fermare l'istante
vicino e vibrante,
avere una luce
che il tempo non spegne.
Il sentirsi non soli
è seguire una stella
e la vita ci appare
comunque
più bella.
Umido vapore
scende sul vetro,
appanna il tepore
e guardo là dietro:
non s'ode rumore,
né luce del sole
trapassa il momento.
Né sogno d'argento
produce sorrisi,
né l'idea disegnata,
lasciata,
passata,
può ancora apparire
e far arrossire.
Umido dentro,
col gelido pianto
non impedisce
a quel seme che unisce
di creare colore
e il bel ciclamino
con note di sole,
ci insegna il cammino.
Salti nel nulla
o forse
ancor sulla
fantastica attesa
di una nota sorpresa.
Vertigini grigie:
salendo,
scendendo
con grosse valige
ricolme di sogni,
da monti, da colli,
da pensieri un po' folli.
Vertigini al suono
di un campanello:
mi giro, non vedo
ciò che sogno
e in cui credo.
Afferro l'idea
che la vertigine crea,
continuo il cammino,
tra la nebbia
al mattino.
Sbiaditi colori
di rose ed odori
persi nel tempo,
coperti e celati
dal freddo arrivato.
Ancora rosato
è il celere lento
di un sentimento
che dietro a quel velo
non accenna a sbiadire.
Non sai più che dire
al sole coperto:
non scalda
non scotta
ma tutte le tocca
le note del cuore,
di baci
di abbracci
di belle avventure,
di frasi future
rinchiuse là fuori
in sbiaditi colori.
Col naso rosso
cammino e non posso
seguire le rime
che saltano e vanno
dove non sanno.
Inventano fuoco
solo per gioco,
sfidano il gelo
e cercano il pelo
di pecore e agnelli.
Rime e ritornelli
del freddo arrivato,
il naso è gelato
e i ricordi del sole
scaldano più
di rime e parole.