Poesie criptiche

Le poesie criptiche sono poesie enigmatiche in cui non si riesce a capire con certezza il soggetto.


in Poesie (Poesie criptiche)
Poco dopo halloween,
un tipo brutto con i passi rumorosi e pesanti,
pieno di una grigia noia e passività,
girovagando per le strade tra i viventi
calmo, sottovoce, mormorò:
"io sono un cadavere, sono un morto!"
Ma nessuna mente non si disturbava per capire
e nessun testo non lasciava indietro la sua voce.
Come se non ci fosse, ma lasciava
delle pedate nere, di note e di morte.
Camminando sulle stesse strade strette
chi l'ho incontra, come me, lo sente.
Ma tutti lo ignorano, andando avanti,
camminando per i fatti loro, indifferenti arroganti.
In questo periodo dell'autunno
è facile incontrare come lui, qualcuno...
appaiano alcuni sguardi fissi
che riescono a fermarti,
ma sempre si va avanti.
Soltanto apparentemente come prima
perché i tuoi occhi
hanno assorbito almeno un raggio
dall'essenza dell'esistenza
nascosta e misteriosa
che giace nell'orbita come una tomba
aperta di un Dio invisibile
che li permette di girovagare
sulla terra fra i viventi,
sui resti di zucche dove,
se aguzzi bene la vista,
vedi lontano la fiammella
e senti il profumo della cera
gialla, fluorescente oppure nera.
Ma quella luce non è per guidarli
nel loro mondo. È solo per scherzare.
Composta lunedì 21 ottobre 2019
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    in Poesie (Poesie criptiche)

    Scritte bianco sul bianco

    Non voglio scrivere dei versi cantabili,
    non intendo ragionare come i contabili,
    voglio scrivere parole sfumate, un po' profumate
    di fiori morte e foglie secche, di sudore,
    voglio scrivere delle poesie d'orrore!
    Parole cifrate, colori impolverate,
    rime storte, disabili, smembrate.
    Vorrei essere un'artista pienamente matta,
    l'unica vampira che si nutre con la carta...
    La pallore che mi prende
    con le mani lunghe e fredde
    dalle tempie verso il cuore, poi la vita
    fino alle punta delle dita,
    che rimanga la mia unica impronta di granita
    di una poesia letta e mai scritta.
    Non aspetto fama, piuttosto la follia
    di una pena che scrive poesia
    per i morti che amano leggere ancora
    per un minuto o forse per un'ora...
    Voglio l'anonimato per riuscir regnare,
    un'ombra moribonda, crudele dittatrice,
    un nome senza volto, caotica attrice
    di un altro nuovo mondo che oggi sta creando
    silenzi vuoti e sentenze per ogni gran peccato.
    Voglio corrompere mentre insegno,
    volare con angeli bianchi verso l'inferno,
    crear delle pianete nel vuoto più profondo
    di ogni iride che sfiora o scava fino al fondo
    le sadiche cadenze, carenze e demenze...
    E quando vado via, riempirò di carta tappeti e credenze
    di fogli bianche solo, e senza referenze
    e lascerò la finestra aperta per far entrare il vento
    e portare lento
    tutta la poesia di orrore
    e senza di talento,
    scritta bianco sul bianco.
    Composta sabato 23 novembre 2019
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      in Poesie (Poesie criptiche)
      A marzo
      le fioriture coprono i rami
      e finiscono insieme alle le vacanze.
      L'autostrada dal nord al sud
      si affoga nei silenzi e solitudine.
      I fiori che esplodono
      spiegando le ali
      non hanno paura.
      Aspettano farfalle e rondini,
      e papaveri per dipingere
      di rosso vivo ogni macchia di sangue,
      api per mischiare i pollini
      con la serotonina,
      profumo di buon umore,
      aprire la gabbia del dolore
      che ci spezza il cuore.
      Sorridi al sole!
      Verso chi non c'è più
      il rispetto supremo
      è continuare a lottare.
      Composta lunedì 30 marzo 2020
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        in Poesie (Poesie criptiche)

        Camminando sulla Via Duomo

        Camminavo senza meta,
        distaccata e serena come una idiota
        sulla Via Duomo quasi vuota,
        senza energie e pensieri, senza fretta
        come una sonnambula scoperta
        dalla campana che suonava mezzogiorno
        e l'ombra tozza del gigante campanile
        mi fece domandarmi se era un sogno.
        Sentivo dei passi, vedevo dei volti
        sempre di più, e non erano dei morti.
        Ripresi i sensi, tutto era vero
        anche se il suono pareva avvolto
        nel strano mistero di un'antico monastero
        sognato una volta, vicino al cimitero.
        La strada sembrava un sentiero
        che univa il passato pesante e nero
        con il futuro incerto, ancora straniero
        leggero e trasparente come una gocce d'etero.
        Strofino gli occhi, mi tocco i capelli,
        mi svegliano in tutto il profumo dei fornelli
        e due fratelli che fanno duello
        con due ombrelli. Nell'alto-uccelli.
        Composta martedì 24 marzo 2020
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          in Poesie (Poesie criptiche)

          Nevica scrivendo nevicate

          L'inverno comincia quando comanda la neve.
          L'inferno comincia dove comanda il fuoco,
          quando le fiamme bevono le raggi del sole.
          Oggi ho voglia di neve, di tanta neve
          fino al paradiso, dove l'ultimo raggio di luna,
          congelato, sta per diventare
          una spada si argento o di sale.
          Guardo a destra, mi gira la testa.
          Guardo a sinistra, mi perdo la vista.
          Guardo indietro, manca il biglietto di treno del passato.
          Inutile guardare avanti, e troppo fumo di solfato...
          alzo lo sguardo verso l'alto
          da dove si abbassa il sipario di nebbia grossa
          che pressa e schiaccia le ossa.
          Qui nevica scrivendo nevicate prefabbricate...
          separa in sillabe la parola "l'amore",
          alcune, come "vita", "speranza" e "futuro" sono state cancellate.
          Andiamo, dai, saliamo sulla cima di una montagna!
          Se hai altro da fare, possiamo lasciare le mani fredde e bianche, come ilo gesso
          a riempire le lavagne con lettere e cifre,
          segni e disegni senza senso e colore,
          pieni di errori, senza valori e calore.
          Forse così, lasciati alla sorte, faranno uscire al mondo una canzone
          nel rumore del vento della dimenticanza
          sai, tipo una vacanza...
          ho voglia di neve, tanta neve, quella verace.
          Quella di prima, quella vorace
          ti ha spaccato il torace e si vede un pizzico di cuore...
          adesso ho voglia di neve, quella vergine, divina, per altre mille ore.
          E deve nevicare e nevicare ancora
          fino che ci uscirà tutta l'anima!
          Deve nevicare fino che si dimentica di odiare,
          di nevicarci nel nome di tutte le vendete.
          Voglio neve fino alla bocca, fino alla fronte, fino alla mente, fino alla morte.
          Voglio tenerti stretta la mano,
          e con un sorriso maledetto, affondarci definitivamente nella neve
          . Ecco le nuvole da dove caderà
          la mia neve di novembre,
          le mie favole di farfalle, nere e bianche.
          Loro hanno capito il messaggio
          e ci preparano il viaggio.
          Sii pronto, amore, anche se per ora piove.
          Sai, non può piovere per sempre!
          Fra poco farà la neve, amore, sorridi, dai.
          Composta sabato 23 novembre 2019
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            in Poesie (Poesie criptiche)

            Tempo strambo

            Andavo a zanzo, con passi e sentimenti tediati
            sotto un cielo cenerino, scialbo, smorto
            che non sapeva ancora cosa fare
            star fermo e taciturno, piovere o nevicare.
            Il cielo mi sembrava un cimitero
            dove il tempo pensa solo ai fatti suoi,
            ma come tutto ciò che reca inibizioni
            mi generano timide riflessioni
            e soprattutto "cosa" siamo noi...
            i cimiteri sono come i rifugi
            dove i nostri pensieri
            non valgono niente: non possono uscire,
            non possono entrare.
            È tardi... è tardi. A qualcuno potrebbe interessare!
            Il loro tempo si ritira completamente da noi
            chiudendo dentro ogni nostra alleanza.
            Ma i nostri pensieri, per non sentirsi soli, delineano una geometria dove il tempo scorre da noi, senza una fonte.
            Inutile. Cominci a sentire un peso sulla fronte
            e puoi sentire solo la voce di caronte.
            Diventi l'ostaggio di una buia notte.
            Da quella buia stanza non vedi più la danza di nuvole stufate sul cielo cenerino...
            né le croci stanche che sembrano supportarsi a vicenda
            i pensieri ora guardano altrove, lontano dal mondo
            lontano dai morti, vicino al momento
            momento, l'unità di tempo che scorre condensata
            in una clessidra rotta da una croce di cemento
            nel cimitero, sotto il cielo cenerino, in un momento strambo.
            Composta mercoledì 11 marzo 2020
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