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Scritta da: Andrea De Candia
Ho visto la mia ombra
cader, rialzarsi, come dal suo nulla
ed annegare nera in alto nuoto
sopra le ferme acque di materia.
Ho visto, fuori, l'eco del mio male
insanguinare a morte quei colori,
diverse distensioni d'un mattino
a poco a poco spente dal mio fiato.
Ho superato il basso del guardare
e l'ho portato all'aria della notte,
e poi l'ho sollevato sulla luna:
cadevan le pareti all'avanzare
del corpo morto vivo del mio passo,
la notte, indietreggiando, si sfaldava,
s'approfondiva il foro all'affondare.
Ma pietra impenetrabile, la Luna,
era l'ultimo petalo di scheletro
che non precipitava, lontananza
d'un fior di luce... appassito in mare.
La notte mi sembrò consolatoria:
"l'oscurità più scura è la più chiara!"
mentre la luna mi sembrò più schietta:
"l'oscurità più chiara è la più scura!"
dissero entrambe da soliste in coro.
Nicola Di Candia
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    Scritta da: Andrea De Candia
    Vanno gli uomini in lunghe processioni
    sulla strada, silenzio e solitudine.
    E ogni passo è un cadere sbriciolato
    di deboli pareti d'una chiesa
    che nessuno ha voluto costruire.
    La messa delle ore è come sintesi
    del suo culmine, ossia la comunione,
    e un sacerdote fermo all'invisibile
    protende il bianco verso i suoi passanti:
    la Luna è un'ostia che nessuna bocca
    porta con sé a spezzarsi in altro buio,
    la notte: enigma dell'ateismo,
    di un ateismo eterno inconfessato.
    Nicola Di Candia
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      Scritta da: Andrea De Candia
      E questo pianto che non sento più
      al funerale della solitudine,
      posto nolente all'altare del letto,
      io sono il corpo puro delle ossa,
      la carne mi si è rivelata bara.

      È il pianto rumoroso del russare:
      cade pesantemente al suolo d'aria!

      È lo scoprirsi, le narici, gli occhi,
      occhi che non possiedono pupille,
      occhi accecati di profondità,
      in cui tutte le lacrime ritrovano
      il punto per uscire finalmente!
      Nicola Di Candia
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