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Scritta da: Nello Maruca

La promessa

Una barca gongolante
dalle vele biancheggianti
è partita da levante
tra le onde fluttuanti.

A me viene lentamente
a portar il pargoletto
che aspetto trepidante
di tenere sul mio petto

per cantare la ninna nanna
con l'amore di una mamma,
con l'affetto della nonna
alla gemma, dolce fiamma.

Quando, poi, il piccoletto
addormito s'è sul petto
nella cuna, caramente,
lo distendo dolcemente.

Stringo in mano la manina
e contemplo il visino.
L'accarezzo pian pianino
e mi resto a lui vicina.

Poi ripenso il vivo scritto
indi giuro, indi prometto
per il bene affisso in petto
che sarà sorriso il pianto
e allegrezza la tristezza.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    V

    In croce al posto di essere spergiuro
    Quei ch'affossar pote mondo sotterra,
    umil soggiace a man crudel che sferra
    frusta su corpo gentil, docile e puro.

    E tutt'intorno annerisce: È scuro.
    Assordante boato scote la terra
    qual più mille cannon tonanti in guerra
    e squarcio corre per lo cielo oscuro.

    Ed Ei spirò, e l'Alma da Suo petto
    uscio; trema lo Cielo ed è tremor
    di terra. Centuria tutta è terror.

    Centurione, pur ei, ghiaccio da timor
    destra man porta su gelido petto
    e per malvagità di pria mostra terror.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      Il rimorso

      Ogni mattina allo spuntare del giorno,
      all'apparire dell'attesa aurora
      sorgesse il sole o spirasse bora *
      o ch'estate fosse o piovoso inverno

      senz'alcun'indugio al campicello
      sperando mettere qualcosa nel paniere
      t'incamminavi per la ricerca giornaliera,
      con chissà qual'altri pensieri nel cervello:

      Quante volte, però' fu la ricerca vana,
      quante volte il ritorno fu triste e deluso
      che vuota fu la cerca quotidiana
      e altro giorno in fame s'è concluso.

      Nel desolato teterrimo abituro,
      sfumata la speranza del mattino
      tutt'intorno t'appariva ancor più scuro
      ma la speranza non avea confino.

      In quegl'anni di epidemica carestia
      puranco d'affetti, nonna, fosti scarsa.
      Povera in tutto, o nonna, io nol capia
      perciò lo cuore me lo stringe morsa.

      Grande, se solo poco avessi riflettuto
      t'avrei qualche sospiro, forse, lenito.
      Nol feci, più nulla or posso, t'ho perduto!
      Il rimorso mi rode all'infinito.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        Gemme

        D'Epifania, d'incerto sole, in tiepida giornata,
        giunge la prima Gemma tant'amata.
        Brillano i suoi occhi per bontà ed amore,
        di tenerezza mi riempie il cuore.
        Suo lamento è dolce nota,
        bel carattere denota.

        La seconda, ch'è seconda in tempo,
        di luce brilla più del firmamento;
        lunghi capelli, grand'occhi, luminoso viso
        a giugno mi perviene all'improvviso.
        Tutto piglia, tira, strilla,
        tutt'intorno ad ella brilla.

        In un febbraio tetro, freddo e gelo
        la terza, poi, calata m'è dal cielo;
        di gioia sussultar fa l'alma mia
        mentre m'appresto a dir l'Ave Maria.
        Occhio piccolo, lucente,
        sguardo fermo, intelligente.

        Nell'odoroso di fiori e biancospino maggio
        mi giunge all'improvviso il grand'omaggio
        di quarta Gemma splendida, lucente che tra le Gemme
        è Gemma delle Gemme.
        Tosto pare assai carino,
        un tantino birichino.

        A capodanno la quinta mi compare
        venuta all'improvviso a illuminare
        la nera notte di fulmini percossa,
        di vento e tuoni forti molto scossa.
        Di furbizia mente fina
        lesto offre lo spuntino. *

        Cinque di Gemme splendide ho nel cuore,
        ognuna d'inestimabile valore.
        La vita che pur tanto m'ha deluso
        in fin sì grandi beni m'ha profuso.
        Nello Maruca
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          Scritta da: Nello Maruca

          Cxl

          Scorre lento lo tempo e par ch'io invecchi,
          sono quattr'ore di stancante attesa
          e speme che a sottile filo è appesa
          l'alma che sostiene parmi che stacchi.

          Chiudonsi alla prece gli stanch'occhi
          quando mia speme già volge alla scesa
          e tosto è sobbalzo a dare ripresa
          mentre campana suon dodici tocchi.

          Martella il core in petto e non si cheta
          ch'ansia da presso formenta e punzecchia
          e alma d'apprensione da corpo è spulsa.

          Nessun pensiero più nel senno specchia
          ch'ogni ragionamento è di ripulsa
          e soltanto il niente è di senno meta.
          Nello Maruca
          Composta domenica 31 ottobre 2010
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            Scritta da: Nello Maruca

            CL

            Ben trenta gioni seguita torpore
            e a quella vita da briosa e sveglia
            intrappolata in serrata tenaglia
            manca la forza di saltare fore:

            Cervello da destro a manco settore
            or si rimove lesto e si frastaglia * * Campeggia
            e nuova ricomincia altra battaglia
            dando a ogni cosa giusto valore.

            Abbia ogn'avvenimento suo percorso;
            è razionalità che ciò comanda
            e bizzarro è pensar stornarne corso.

            Nessun potrebbe dare impulso inverso
            a nave cui nocchier gestisce l'onda;
            sarebbe rivoler giorno decorso.
            Nello Maruca
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              Scritta da: Nello Maruca

              Il gentiluomo

              Disquisire di te, del tuo sembiante
              arduo perviene a me vate cadente
              che altre sublimi Menti aviano vanto
              con diligenza dire di tanto manto.
              La testa ch'è vagante e pertinace
              non tiene pace a essere incapace

              e allora s'inoltra nell'oscura selva,
              tenacemente, ad affrontar la belva.
              L'arma con cui combatte è una penna
              che patisce dir del cervel ch'affanna,
              che s'arrovella e non trova forma
              l'enunciar che vorrebbe in piena norma.

              Mò pare che irta poco meno è l'erta,
              indi, la scritta scorre un po' più certa.
              Entra nel mezzo di folta foresta
              e, caparbiamente, a belva tien testa.
              Vede la bontà dell'esser tuo, descrive
              la dolcezza del tuo cuore, rivive

              quanto grande per l'altrui hai amore
              e della carità lo gran spessore.
              Ma nell'andare incespica, cade, s'alza,
              si rincammina, ricade, sobbalza
              ma intricato di cespugli è il loco
              indi la penna più non regge il gioco.

              Si sfiducia, s'abbatte, indi, soggiace.
              ma sol per poco, essa, però, si tace.
              Chè una penna pur debole e flemma
              si scalda e brucia più d'immensa fiamma,
              e ancora maggior  di fiamma rossa diviene
              se a bontà s'affaccia e non a pene.

              Qui la dolcezza, in breve, vuol narrare
              d'uomo gentile che sa soltanto amare.
              Di te vuol dire, Cavaliere illustre,
              della schiettezza limpida, campestre
              ch'altra maggior, giammai, rilevi altrove
              e puranco la scorza zotica rimuove.

              Cuore gentile, colmo d'ogn'affetto
              che per il ben'altrui non tien difetto,
              proclive e lesto a propinar man forte
              e al bisognoso schiudere le chiuse porte.
              Se di un essere eretto già hai scritto
              e anche in verbo ripetuto e detto

              della dolcezza e umanità infinita
              ch'altro vuoi dire che porta in sé tal vita?
              Ch'altro un uomo può aver che spinge
              oltre la carità e che dolcezza aggiunge
              a stile, bontà, fede e grand'amore?
              Se cotante virtù racchiude in cuore

              cosa vorresti, penna, dire più ancora?
              Qui, diletto amore, la mente si scolora
              perciò t'implora a gentil riflessione
              alfin che t'ammanti di comprensione
              e per la mente che troppo vacilla
              quanto pel cuore che in pett'oscilla.
              Nello Maruca
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                Scritta da: Nello Maruca

                Il turbamento

                La vita è un pozzo fondo, senza fine
                ch'è pieno zeppo di miserie umane,
                per quanto tempo dura, fino alla fine,
                non son giornate che non siano vane.

                Per quanti sforzi son, per quanto t'opri,
                per quanto ti dibatti ed arrovelli,
                per quanto pace che bisogni copra
                non v'è cosa che plachi quel cervello.

                Non ragionamento che lo porta altrove,
                non problemi di natura maggiore,
                lo ritrovi ovunque e in ogni dove
                ch'è tutto scuro, pur bianco colore.

                Com'erba cattiva che su prato nasce
                che estirpata con certosina usanza
                in perseveranza presto rinasce
                a dimostrar dell'uomo l'impotenza.

                Così, quel turbamento, se si cheta
                riemerge, all'improvviso, dopo poco,
                nel cervello ritorna e non è quieta
                e fin che la vita è fa questo giuoco.

                Invero per chi ha credo è una sol via:
                è quella d'aggrapparsi al Sommo Iddio.
                Nello Maruca
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                  Scritta da: Nello Maruca

                  Il rimorso

                  Ogni mattina allo spuntare del giorno,
                  all'apparire dell'attesa aurora
                  sorgesse il sole o spirasse bora *
                  o ch'estate fosse o piovoso inverno

                  senz'alcun'indugio al campicello
                  sperando mettere qualcosa nel paniere
                  t'incamminavi per la ricerca giornaliera,
                  con chissà qual'altri pensieri nel cervello:

                  Quante volte, però' fu la ricerca vana,
                  quante volte il ritorno fu triste e deluso
                  che vuota fu la cerca quotidiana
                  e altro giorno in fame s'è concluso.

                  Nel desolato teterrimo abituro,
                  sfumata la speranza del mattino
                  tutt'intorno t'appariva ancor più scuro
                  ma la speranza non avea confino.

                  In quegl'anni di epidemica carestia
                  puranco d'affetti, nonna, fosti scarsa.
                  Povera in tutto, o nonna, io nol capia
                  perciò lo cuore me lo stringe morsa.

                  Grande, se solo poco avessi riflettuto
                  t'avrei qualche sospiro, forse, lenito.
                  nol feci, più nulla or posso, t'ho perduto!
                  Il rimorso mi rode all'infinito.
                  Nello Maruca
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                    Scritta da: Nello Maruca

                    Sogno

                    Se l'amicizia al mondo quand'è pura
                    come ogni cosa bella poco dura
                    come a lungo durare poteva mai
                    l'agognata serenità ch'amo ed amai?

                    Fu l'alba tersa, il cielo fu sereno,
                    il tempo corse via dolce e ameno;
                    Di sole illuminate le giornate,
                    serene fur, nel sonno, le nottate.

                    Non uno screzio fu, non un disguido:
                    Peccato! Dipartito s'è per altro lido.
                    Cappa è calata come cielo grigio
                    e la serenità resta miraggio.

                    Il Dio di carità a mani aperte
                    senta la voce mia, le prec'incerte;
                    Solo, soltanto in Te, mio Dio, confido:
                    Fa ritornar la rondine al proprio nido.

                    Come non so, vacante è la mia mente;
                    Nemmeno può valere uomo potente.
                    Tu puoi, però, rimuovere l'ostacolo
                    oprando, Tua volontà, grosso miracolo.

                    Or vedo in lontananza candide vesti:
                    È Angelo conoscitore pensieri mesti.
                    S'affretta a me vicino, prende mia mano:
                    Dormi sereno, tuo desiderio è vano.

                    Il dire che tu fai non mi consola,
                    il mio pensiero ancora lontano vola,
                    torno a pregare Iddio, l'Onnipotente,
                    onde ridoni a noi l'Uomo valente.
                    Nello Maruca
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