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Scritta da: Nello Maruca

La framboesia

In scarso amore, affetto e fratellanza
crescemmo in otto e mai vi fu alleanza,
in otto fummo ma or non siamo tanti
ché ognun l'altro sospinge e va avanti.
Di vile Caino la strada percorriamo;
sempre più Remo nei modi somigliamo,
di atti turpi e di pensieri vili
riempito abbiano i poveri nostr'ovili.

D'esempi di virtude e temperanza
pare abbiam perso tutte le speranze,
educator non siamo di nostra prole,
tirare sappiamo fuori solo parole.
A me, invero, in cuor vero non pare
doverci in tal maniera arrovellare;
malgrado ciò, pur'io porto supporto
all'infestazione del nostr'orto.

Per riguardo dei Fu a ricordanza
mettiam disdegno a parte e intolleranza,
cingiamoci in abbraccio distensivo,
rendiamo il sentimento sveglio e vivo.
A quei viventi che dover ci muove
facciamo intravedere speranze nuove,
indietro rimandiamo l'intolleranza,
amore istilliamo e uguaglianza.

Tra noi che sulla terra triboliamo
l'un l'altro amore d'amor non disdegniamo:
Pria ancora che l'unzione dia il Messia
opriamoci acché la pace giunta sia.
Riflettere cerchiamo su ch'è stato,
far scendere l'oblio su quel passato
ridiamo a noi, per primo, vigoria
che allontani da noi la framboesia.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    La rosa

    Ha una rosa il mio giardino
    dall'arbusto senza spino;
    germogliata è in gennaio,
    primo fiore del mio vivaio.
    Dalla nascita che fu
    quarant'anni e poco più
    l'orticello è impreziosito
    di quel fiore assai pulito
    c'hà l'odore e lo splendore
    più di altro ogni bel fiore.
    Non è fiore nel mondo intero
    più verace e più sincero.
    Non è fiore in primavera
    tali odori da mane a sera.
    Dalle Ande agli Appennini
    degli Urali ai confini
    per quanti siano fiori
    non trovi quegl'odori.
    Scarso l'orto è d'averi
    ma tal* ricco è il suo vivaio * talmente
    che copre ogni divario.
    Nello Maruca
    Composta giovedì 30 novembre 2006
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      Scritta da: Nello Maruca

      L'attesa

      Alfin ch'io passi dalla Porta angusta
      onde trovarmi nella Città augusta
      è mio intento seguitar via stretta
      ché di quante ne sono è sol la retta.

      Indi, se venir vuoi ad alleviar mia sorte
      aperte fuori e dentro trovi le porte;
      io sono qui che resto ad aspettare
      onde Tu giunga e possati onorare.

      Io nell'attesa sveglio restar voglio
      alfin che non ricada in nessun sbaglio
      ché non so quando e come mi pervieni,
      da quale strada, ché tante ne detieni.

      Se leggi il pensier mio, o Re Risorto,
      vedi che il cuore mio a Te è aperto,
      per questo, o mio Signore Redentore
      vieni, occupa il misero mio cuore.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        Randagi

        Fummo perch'eravamo quand'ancor
        erano vitali, focosi e fermi Lor;
        or più non siamo perché saremmo solo
        se confissi rimasti fossimo in suolo
        e fosse in noi presenza vista di Loro
        e nostre ovazioni al Ciel fossero coro;
        contenti ancor vivremmo com'allora,
        quel ch'eravamo allora saremmo ancora.

        Ma più non è e, più mai così potrà
        ch'ognuno disperso s'è dritto sentiero,
        colui che s'accompagna mai vorrà
        che si ritrovi quel sentiero primiero.
        China la fronte a ciò che a lor piace,
        imbelli seguitiamo l'altrui volere,
        ad altra volontà noi si soggiace.
        Non intelletto umano ma sol di fere.
        Nello Maruca
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          Scritta da: Nello Maruca

          Qualità del cornuto

          La bontà, è risaputo, qualità
          è del cornuto che quand'anco la sua donna
          trova a letto con l'amico a sfregarsi
          l'ombelico, li osserva desolato
          e per mera umanità, avvilito,
          se ne va..
          Poi credendo che l'amico dipartito
          si sia già, come d'uso d'ogni dì,
          torna a casa al mezzodì; da sull'uscio
          fragoroso ode il riso degl'amanti
          e allora cosa fà? Scoraggiato
          se ne va.
          Attraversa il ponte grande, scende giù,
          verso la valle, si sofferma sulla sponda,
          guarda l'acqua gorgogliante: si lo fò.
          Indi pensa alla sua donna, indietreggia
          di un bel po': Poverina! Non lo fò.
          Ed allora cosa fa? Mogio, mogio
          se ne va.
          La campana dondolante dona l'ora
          della sera, il profumo delle viole
          sta a nunziare la primavera;
          Lui è solo nei suoi pensieri: a quest'ora
          ancor lo trovo? Certo no!, è ora di cena.
          Farfugliando in questo dire verso casa
          s'incammina.
          Mentre il sole cala a ponente
          avanzando lentamente, con il cuore
          palpitante guarda in alto, ahimè
          chi vede? È l'amico alla veranda
          che ridendo sta cenando. Si domanda:
          Mo che fò? Più lontano me ne vo.
          Poi, intanto, la campana dalla vetta
          al campanile lenta batte mezzanotte;
          con in cuore speranze vane fa ritroso
          il suo cammino, alla luce della luna
          della casa ai gradini stancamente
          s'incammina e la chiave nella toppa
          ruota lento, pian pianino e con fare
          quasi furtivo alla camera da letto
          tristemente s'avvicina. La sua donna
          con la guancia è distesa sulla pancia
          dell'amante ch'è d'accanto. Indietreggia,
          va in cucina, un trinciante stringe
          in pugno e s'avventa alla consorte
          e dell'uomo fa stessa sorte. Poi s'accascia
          lentamente e riposa, finalmente.
          Pure questo è risaputo qualità
          è del cornuto. N. Maruca.
          Nello Maruca
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            Scritta da: Nello Maruca

            Preghiera

            Quell'essere cattivo, pestilente
            come canna al vento è fluttuante,
            alfine di ferire l'umanità
            passa dall'una all'altra malignità.
            Gode nel vedere dell'altrui le pene
            ché il male in petto tiene, non il bene;
            la dignità per esso è cosa insulsa,
            come l'umanità gli è di ripulsa.

            Ascolta! mio Signore, non far l'ingrato:
            trasportalo dov'è pace e sia "beato".
            Se posto più non è ch'è esaurito
            Fa che in inferno arda all'infinito.
            Nello Maruca
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              Scritta da: Nello Maruca

              Sentimento d'amore

              La vita che sol triboli mi ha dato,
              l'amor qual sentimento mi ha insegnato
              e poiché soltanto in bene essa spendo
              nato son io per morire cantando.

              Sono, pertanto, grato al divin Padre
              d'avermi dato in uso strada madre,
              che se anche ho sudato in suo percorso
              molte di pene ho scosso di sul dorso.

              Sono in attesa, ora, dell'ultimo atto,
              mentre pago canto l'appreso motto:
              Padre celeste, Iddio dell'Universo
              fa che Ti giunga, in prece, ogni mio verso.
              Nello Maruca
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                Scritta da: Nello Maruca

                Lussuria

                Dapprima all'uomo Iddio donò la vita,
                del costato di lui donna formò ardita,
                d'ella ad Adamo regalò il sorriso
                assieme a regale casa in Paradiso.

                Nasce, così, il connubio umano
                ch'essendo buono diventa tosto strano
                tanto che pur di cristianità esser dottrina
                stringi una mano e presto sei in berlina.

                Finché il giorno arrivò del matrimonio
                giammai fu Adamo d'abominio a Dio.
                Sempre fedele fu agl'insegnamenti,
                mai il proibito toccò degl'alimenti.

                Ma quando ch'ebbe con egli la compagna
                lasciossi intenerire da sua lagna;
                a viso bello, in personaggio abietto,
                resistere non seppe, poveretto!

                Onde non essere ad ella in dispiacere
                fece quel ch'era d'ella il suo volere:
                Avido ingurgitò il frutto proibito
                che penzolava dall'albero lì sito.

                Subito preso fu da gran terrore
                e d'incontrare Iddio ebbe timore;
                paura aveva d'essere trovato
                ma fu scovato e lesto fu scacciato.

                Errabondo va l'uomo da quel dì
                per la scomunica ch'addosso gli finì,
                per colpa della donna maledetta
                l'umanità ridotta è alla distretta.

                Beato chi da sol vita conduce
                ché, d'essa a fine, finisce nella Luce.
                Il Maligno da sé ha distanziato
                giacché donna in vita ha mai amato.

                Per quel che sopra è detto, o uomo saggio,
                deserta il tristo tuo retaggio
                e da cattiva lonza stai in lontananza
                poiché lupo la veste perde, non l'usanza.
                Nello Maruca
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                  Scritta da: Nello Maruca

                  Il grande

                  Se vuolsi propalar d'animo eccelso
                  produrre non convien ch'à scarna mente
                  ché da tal labirinto sarebbe insulso
                  lo districar mancando lo previdente.

                  Qui m'appropinquo a dir di galantuomo
                  sfrontato qual son'io, senza ritegno,
                  lungi da foggia di forzuto uomo
                  così, dell'Insigne che scrivo, non son degno.

                  Lo cor ch'è d'alto rango, in gentilezza,
                  spinge la mente reietta a darsi vanto
                  che bassa non è ma di mezzano razza;
                  scuotesi, indi, e al cor pretende conto.

                  Poscia la mente corre al prim'incontro,
                  rivive i prim'attimi e al ricordo
                  s'affaccia del viso al sorriso pronto,
                  alla dolcezza del sincero guardo.

                  Accline alla bisogna, protettivo,
                  negazione mai proferisce verbo
                  ché per altrui l'amor che porta è vivo;
                  nel dir di sentimento nutre riserbo.

                  Convive le tre virtù teologali:
                  la Fede, la Speranza, la Carità.
                  gli uomini, per lui, siam tutti uguali,
                  e l'alma ha pregna di magna bontà.

                  Parmi aver già scritto ch'è galantuomo
                  Sconvenevole tacer ch'è anco gentiluomo.
                  Nello Maruca
                  Composta giovedì 4 febbraio 2010
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