Le migliori poesie di Nello Maruca

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Scritta da: Nello Maruca

La preghiera

A Te Beata Madre, a Te che Figlia
e Madre nel contempo sei, a Te o Madre,
a Te, stasera questa preghiera sia
onde imminente al nostro Padre

invii. Degno non sono d'invocarTi,
o Madre, ma so che carca di carità
Tu sei e anche se molto più amarti
Ti dovrei sono certo che la mia viltà

Sotto l'Azzurro Manto svanirà.
Ecco, Madre Celeste, la preghiera mia:
Quando al buon Dio la Morte piacerà
donarmi non per uno ma per due sia

Ch'io a ritroso la strada, certo, faria
se la compagna non fosse su mia via.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    La capinera

    Nell'incavato fusto di ciliegio
    Di capinera è custodito letto
    Ch'esperta costruito ha in mod'egregio
    In loco ritenuto sicuro tetto.
    Tenerissime fibre l'hann'intrecciato
    Con diligente architettura innata
    Da testa nera, con fare ricercato
    Per schiudere le uova dell'annata.

    Poscia, nel caldo, morbido lettuccio
    Depositò tre uova corpo grigio
    Sicura che mai avesse avuto cruccio
    Né che suo cuor divenisse bigio.
    Ma l'arbusto che non dava frutto
    Era d'impaccio all'animal'eretto
    Che non sopporta non avere tutto
    e nel demolire il legno scassa il tetto

    di quella capinera dolce e buona
    che sotto già teneva tre nudetti
    da poco della schiusa dei tre uova
    di pelle ancora scura, i piccoletti.
    Implumi ancora, sol boccucci'aperta
    per quell'impulso di sopravvivenza
    la testolina, ora, all'ari'aperta
    cercando vanno di mamma la presenza

    che svolazzando nei d'intorni e presso
    cinguettando, desolata, va piangendo
    e s'avvicina e s'allontana spesso
    e spaurita va dall'uman fuggendo.
    Da mane dura l'andirivien'ardito
    e par che preghi: Va! O uomo crudo
    non vedi il nido mio com'è avvilito?
    Perché in petto tieni cuore sì duro?

    È sera, ormai, e l'uomo via sen va
    Indi la capinera è sul morente nido,
    un piccoletto afferra e vola e va
    penzoloni altro trasporta al posto fido
    torna, festante in becco stretto
    l'ultimo ai fratellini affianca
    sotto provvido e fortunoso tetto
    e accanto giace, finalmente, stanca.

    Quant'amore traspare in sì tal'atto!
    Quant'affetto racchiude piccol volatile,
    quant'altruismo quel corpicino ha in petto,
    quanta bontà, quanta dolcezza e stile.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      Il denaro

      Mai grand'amore per il denaro ebbi
      tanto che poco e male lo conobbi;
      m'accorgo, ora, però, che mancando esso
      nemmanco il necessario t'è concesso.
      Vero che la felicità non la precetta
      ma di piaceri, sì, fa grand'incetta.
      Indifferente gli resta la morte
      ma dona garanzia di buona sorte.
      Non assicura, no, la vita eterna
      ma dona ricchezza ed agio sulla terra.
      Certo, beato non è chi lo possiede
      ma il misero ginocchioni, lui in piedi.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        L'Angelo

        In quel prato verdeggiante dall'odore
        di bianco giglio, all'ombra di due tigli
        son gioiosi quattro teneri germogli
        che bellezza e candore tengono
        più dei miglior fiori. Non son rose, nemmanco
        gigli, sono gioie, amorevoli son figli.
        Ma in un dì assai funesto tutto tosto
        divien mesto per volere della dea
        matta che al focolare dei giusti buoni
        pene dona, dolori e guasti.
        Là, nel mezzo di una siepe di quel lieto
        orto virente si spalanca all'improvviso
        una gola nera e fonda che una Gioia
        ingoia e scaglia nelle viscere profonde.
        Lestamente si richiude e la Gioia
        nella melma con vigore affonda
        e schiaccia e la stritola e affoga.
        Lento, sotterra, scorre fiume silente
        e l'inerte Spoglia in se, in un abbraccio,
        accoglie. Senza sbalzi, quietamente,
        la trasporta dolcemente e la dondola
        e trastulla come mamma bimbo in culla.
        Soavemente la quiet'onda l'accarezza
        e con amore fuor da terra, indi, la pone
        sulla spiaggia in faccia al sole
        che al contatto del calore divien Stella
        e in Cielo si trova. Dalla veste lunga
        e bianca un Arcangelo l'affianca
        e per la lustra Via al cospetto la conduce
        di Colui ch'è pace e luce. Un sol bacio,
        un sorriso ed è Angelo in Paradiso.
        Dalla Reggia dei Beati spande luce
        agli assetati e invita con ardore
        a ber l'acqua del Signore. A quei Tigli
        tanto cari stanchi e privi di vigoria
        li incoraggia e sorregge carezzando
        i cuor dolenti col sorriso dell'angelico
        suo viso, lo splendore dei begl'occhi,
        la dolcezza e il candore dell'immenso
        gentil cuore ch'elargisce gioia e amore.

        O, tu mamma triste e pia sii più forte,
        sii qual Maria. Pensa solo che sto in pace
        e che assieme alle altre Stelle sono
        luce al firmamento. Se tu guardi il Cielo
        a sera una Stella più lucente
        si riflette nei tuoi stanch'occhi. Quella Stella,
        mamma, son io che per te prego il buon Dio.

        A te, padre mio adorato, sofferente
        e addolorato, non star triste: Vivo
        in Casa dei Beati ch'è accosta
        ai Santificati. Tutto è pace,
        tutto è quiete, tutto splende, tutto tace.

        Tu che in terra fosti pria la lucerna
        di mia via perché hai perso il luccichio?
        Non sai tu, o sposa mia, che sto in Cielo
        per le vie? Non sai tu che il Loco Sacro
        ho raggiunto del Gran Padre? Il tuo uomo
        più non sono, son di più, molto di più:
        Sono l'Angelo custode che ti guido,
        ti consolo e son teco in ogni dove.
        Nello Maruca
        Composta giovedì 30 novembre 2006
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          Scritta da: Nello Maruca

          Fatina

          Per caso t'incontrai in quel paese
          ove mai pensato avrei m'innamorassi
          quando saltavo tra quei fossi e sassi
          e, lesto, preparai il mio maggese.

          Trascorso abbiamo già cinque cinquine,
          di cinquina la sesta già cammina
          e tu rimasta sei quella Fatina
          ch'io intravidi quel dì tra le tendine.

          In questi cinque già passati lustri
          migliore non potevi farmi dono:
          Gioielli son dal viso dolce e buono
          quei cinque che donato m'hai di Astri.

          In quest'anni di mutato hai solo gl'anni.
          Per il resto sei com'eri: Dolce e buona
          com'allora, dolce sei tuttora e buona
          e mutato manco t'hanno i grand'affanni.

          In trent'anni andati via divenuta
          sei maestra di bontate e di dolcezza,
          nell'alma tua c'è sempre giovinezza
          e resti la Fatina che giammai muta.

          Tanta tristezza mi riempie il cuore
          il ricordo dei dì passati invano
          quando tu, dolce com'ora, piano piano
          mi donavi te stessa a tutte l'ore.

          Sol mi consola l'accresciuto affetto
          e par che le colpe un poco sminuisce
          perché, per te, l'affetto non svanisce
          ma rafforzar lo sento nel mio petto.

          Or mio è il tuo male se malata sei,
          se piangi tu, nel cuore lacrim'anch'io,
          se stanca sei, ahimè, stanco son io,
          contento son pur'io se tu contenta sei.

          Tanto m'hai dato e tanto poco ho dato!
          Ah! Se potessi indietro ritornare
          amor d'amore tornerei ad amare
          e sempre più vicino ti starei,
          come al padrone il cagnolin fidato.
          Nello Maruca
          Composta mercoledì 30 novembre 1988
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            Scritta da: Nello Maruca

            La carità

            Amore per chi odia e che non ama,
            amore per il debole e negletto,
            amore a chi ha sete di giustizia
            e amore per lo sciocco beffeggiato
            e ancora per lo storpio e per il cieco.
            Amore per il sano e l'ammalato,
            amore per il forte e per il debole
            e pure pel potente e pel meschino.
            Amore per il sole e per la luna
            e amore per la luce e per le tenebre,
            amore per la notte e per il giorno
            e pur'anco per ognuna le stagioni.
            Amore per le fonti e per i fiumi,
            amore per i laghi e per i mari,
            amore per i monti e per i piani
            e amore per i rettili e gl'uccelli.
            Amore per la fauna e per la flora,
            amore per il cielo e il firmamento
            e amore pel creato e Creatore,
            amor per tutto quanto ci circonda
            e amore del donare senz'avere.
            Quest'è la carità, la vera carità.
            Nello Maruca
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              Scritta da: Nello Maruca

              Arte nuova

              Più l'ore se ne vanno con il tempo
              più la mia mente ha turbinio di lampo.
              In essa ruota sempre quello sperma
              che fuoriesce senz'alcun'orgasmo
              e suggerisce, con grand'insistenza,
              conoscere di tanto la causanza.

              Il Dei e Garzanti sfoglio senza sosta
              ma è come cercare al lago l'aragosta.
              Della Treccani m'accosto a copertina
              con fare e con pazienza certosina;
              lesto metto ogni pagina al mio vaglio
              così m'accorgo del secondo sbaglio.

              Mentre men sto, così, nell'incertezza
              avverto sulla testa una carezza:
              Austero, di nobile figura, è al mio fianco
              uomo vetusto, dai capelli bianchi.
              Se il tuo cuor tu m'apri in confidenza
              accenderti poss'io persa speranza
              ché quel ch'al tuo cervello assilla e sfugge
              al cospetto del mio certo non regge.

              Cominciò, tutto, oh Grande, coi malanni
              e da quel giorno pace più non ebbi
              ché si moltiplicar d'allor gli affanni
              e in incertezze e dubbi sempre crebbi.
              Con pression dall'altro lato fatta
              liquido lattescente innanzi m'esce,
              l'organo non gioisce: Forte patisce;
              la testa gira e par diventi matta.

              Arte nuova è codesta in medicina
              che più recenti studi son'approdati.
              raggiunto quando abbiam la cinquantina
              di quest'infame male siamo toccati.
              Prostata han dato nome gli scienziati
              e dei malanni è certo tra i più ingrati:
              Quale castagniforme appare in loco
              e a chi colpisce brucia come fuoco.

              Il liquido che secerne è simil sperma
              e riferimento non è d'alcun orgasmo
              poiché d'agogna non ha nessuna norma
              ma risultato è di grande spasmo.
              Abituati a far senza dell'orgasmo,
              convivi col dolore e con lo spasmo;
              oltre non ti crucciar, tempo è di flemma,
              risolto parmi t'abbia il gran dilemma.
              Nello Maruca
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                Scritta da: Nello Maruca

                L'ultimo viaggio

                Quand'io, alla soglia della quarantina,
                lesto partisti, Padre, una mattina
                per la lustra via, verso il Ciel turchino
                perché ultimato avevi il tuo cammino.

                Precoce il viaggio fu, senza ritorno
                ed io d'allora mi riguardo intorno
                nella vacua speme di vederti un giorno
                seduto, nell'ampio e grigio soggiorno.

                Ma non udranno più mie orecchie il suono
                dei regali passi toccare il suolo
                che non più in terra, ma pel Cielo sono
                leggeri, al pari degl'uccelli volo.

                Nell'alto Loco, tutto dorme e tace,
                e solo è serenità, amore e pace.
                Qui cattiveria è d'uccello rapace;
                e mai la terra ha conosciuto pace.

                Resta, perciò, o Pà, in Casa del Signore
                donde lo puoi onorare a tutte l'ore.
                Nello Maruca
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