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Poesie di Franco Paolucci

45 anni di attività edilizia, nato lunedì 8 ottobre 1928 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

LA VISITA (trittico)

ALBA
La storia di ognuno di noi
è la storia di tutti.
Sono storie antiche come il tempo:
storie che nascono
nell'umido mistero della notte
per poi sostare all'alba
come incanti di rugiada
in un'attesa ansiosa.
Tutte storie
che andranno a sciogliersi
e a fondersi
in atti di speranza
nel calore vivificante del sole.
F. P. Roma Dic. '95

GIORNO
Venni
con cuore leale e sincero
in luogo opulento di luce
per chiedere e offrire
affetto e assistenza di amico.
ma presto
le aride menti
che scadono in rozzi consigli
svilirono gli atti
negli atti
di un povero servo che anela.
Allora
si spense ogni sguardo di incontro
e senza sorrisi
entrammo perdenti e divisi
nell'ombra d'un cieco tramonto.

SERA
Ogni vita è un soffio
che spira nel silenzio
con sussurri di gioia o di rabbia
la stessa eterna preghiera.
Franco Paolucci
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    Cade ogni foglia nel brusio del bosco,
    plana nell'ombra della propria sorte.
    Il denso letto nero che l'accoglie
    tutte compatta, macera e discioglie
    e muta, a tempo, in umido concime
    da cui natura, in Dio, risugge infine
    linfa vitale per le nuove piante
    e per le nuove foglie e verdi e tante
    che il Ciclo Eterno riconduce al sole,
    espone al vento e ricondanna a morte.
    Franco Paolucci
    Composta sabato 20 settembre 1997
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      Come una bella morte

      Sei tu la miniatura che il divino
      m'ha scolpito negli occhi prima ancora
      che avessi ad incontrarti
      e di provare
      quanto tu sia un violento maestrale
      che mi percuote il ventre al solo sguardo.

      Tu sei un perenne affresco nelle stanze
      della mia fantasia: volate d'ocra,
      caldi tocchi di terre colorate,
      forme superbe dai gentili tratti
      nei cui odorosi anfratti
      mi si annida copioso il desiderio.

      Ogni scader del tempo, ogni qualvolta
      mi saluti che vai,
      temendo sia la fine,
      mai sazio di te, cedo all'addio
      come a una bella morte
      dalla quale
      m'è forse dato ancora di risorgere.

      Con le tue lunghe mani
      allora ancora agile disegni
      trecce spirali di pensieri fusi,
      la cera velata sul tuo volto
      si scioglie nel calore d'un sorriso,
      nel brillar delle perle,
      nei tuoi passi,
      s'intrecciano e s'involano promesse
      come eco all'idee ch'ho dentro l'anima...
      Franco Paolucci
      Composta giovedì 31 luglio 1952
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        Il sogno ricorrente

        Sogno sempre di un treno
        che prendo per andare in luogo certo.

        In piedi, tra la folla,
        assente e pensierosa,
        noto il giorno sbiadire
        su spazi grigi che non ho mai visto,
        e l'errore mi dà lo smarrimento.

        Fuori, una galleria,
        coi suoi mattoni tetri e col suo buio,
        avvolge il tutto verso la sua meta.
        Vorrei tornare indietro ma non posso.
        E prima di svegliarmi nell'angoscia
        mi specchio nel vicino finestrino:
        è sola la mia larva attanagliata,
        e tu,
        moglietta mia,
        tu non sei mai con me.
        Franco Paolucci
        Composta martedì 16 dicembre 1997
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          Remando verso Cafarnao

          Luna rossa saliente
          s'oppone tardiva al tramonto.
          Tra due fuochi, accesi nel buio,
          la Vita:
          miliardi di grumi di sangue
          fulgenti in eterno scarlatti
          cedono terra alla Terra
          uniti in speranza di prendere.
          Su tutto, un cielo forato
          trabocca di stelle polari:
          incroci di vie,
          di scelte
          sempre più incerte nel passo.
          Ovunque si vada
          portiamo macerie
          intrise anche esse
          di rosso bisogno,
          mattoni che calano a fondo.
          I mari, raccolte di pianto,
          son acque tutt'ora in attesa.
          Franco Paolucci
          Composta domenica 10 dicembre 2006
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            Malattia del fare

            Non c'è casa costruita con amore
            che non venga poi
            da altri demolita con disprezzo,
            per fare un'altra casa
            con nuovo amore
            da abbattere di nuovo con disprezzo.
            È questa una condanna del cielo:
            un eterno lavoro
            di fare e disfare
            alla incessante ricerca
            di un "fatto" perfetto.

            Potrà mai la carne
            figlia della Terra e del Cielo
            erigere nuovi Cieli e nuova Terra?

            Chi ridar vita mai potrà alle tante
            foreste sradicate?
            Ai fluidi torrenti cristallini?
            Perfezionare la fecondità
            del misterioso mare
            e accender nuove luci tra le stelle?

            Che grande presunzione è nella carne,
            vanità nella ruota dello Spirito,
            e quanto è maledetta
            la furbesca trovata del denaro.
            Franco Paolucci
            Composta martedì 13 marzo 2007
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              L'appuntamento

              Ogni volta si ripete con la regolarità di un rito.
              Lo incontro sempre di mattina
              nei lucenti silenzi dell’aurora
              dietro l’angolo dei miei risvegli.

              Egli mi sorride,
              estrae dal suo tascapane
              l’armonica d’argento ed il quaderno dei versi
              dove scrive di continuo
              con l’ombra della materia
              la sconcertante poesia della vita;
              con soffio leggero me li musica
              al suono di remote vibrazioni astrali
              e torna a sorridere.

              Poi, ammiccando,
              mi mostra il suo doppio metro di cristallo
              sottile, purissimo, incorruttibile,
              raccolto in infiniti tratti sovrapposti
              le cui estremità parallele
              vanno oltre i confini dell’Universo.

              Indi estrae le sue innumerevoli boccette colorate
              colme di prodotti balsamici sconosciuti
              frutto paziente d’una eterna alchimia
              e, per ultimo,
              quel suo “thermos” misterioso
              dove mantiene in caldo il suo cibo,
              lo apre
              e con gesto amorevole me ne offre:
              «Attingi, attingi,
              è il grande serbatoio dello Spirito…
              da esso dispenso, ad esso tutto torna…»
              Ma come sto per bere
              i primi rumori di macchine mi confondono,
              allora, questo mio Dio-operaio,
              senza prendersela,
              mi saluta, gira l’angolo e se ne va.  
              Franco Paolucci
              Composta sabato 30 novembre 1974
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                il pozzo nel cuore

                Nel pozzo dell'Anima mia
                c'è un cerchio di pietra
                coperto dal muschio silente
                di stelle cadenti,
                da rari sospiri raccolti
                negl'anni d'Amore.

                Il sogno talvolta mi dona
                memorie soffuse
                di fievoli spicchi di Luna,
                di Soli mancati,
                di canti di donne in vigneti,
                di mosti gustosi
                e chicchi scambiati tra labbra
                umettate di baci.

                Ed ora, arrivato al confine,
                s'immerge ogni raggio
                nel buio melmoso del pozzo
                ripieno di Cielo.

                A che questo vivere strano?
                In cerca di cosa?
                Per quale Mistero chi nasce
                poi muore due volte?
                Franco Paolucci
                Composta lunedì 25 marzo 2013
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                  l'orroroscopo

                  L'orroroscopo
                  M'ha chiesto: - De quann'è? - Sò der Ventotto -
                  - Ma impropriamente in quale giorno è nato? -
                  - Mi' madre me diceva ch'era l'Otto
                  d'un Ottobbre piovoso e scatarciato:
                  ha perzo er latte subbito de botto;
                  come sortito me sò arifreddato;
                  e prima de potemme dà er pancotto
                  m'ha dato latte d'asina, m'ha dato. -
                  - E, d'impreciso, è nato a quale ora? -
                  - E che ne so! Nun stavo tant'attento...
                  Pò esse a tarda sera o de primora... -
                  - co pochi dati, posso dì (me dice)
                  che, co 'n centone, se ne va contento
                  d'avé scoperto d'èsse un infelice -

                  Sonetto N° 166 F. P. nato a Roma l'8.10.1928

                  versione in italiano L'OROSCOPO (D'ORRORE)
                  mi ha detto: di quando è? Sono del '28 / ma proprio in quale giorno è nato? / Mia madre mi diceva ch'era l'8 / di un Ottobre piovoso che dava catarro /// (Mamma) ha perso subito il latte / io, appena uscito alla luce, mi sono immediatamente raffreddato; / e prima che potesse darmi il pancotto / mi ha nutrito con latte di asina. /// E precisamente a quale ora é nato? / Non lo so! non stavo molto attento... / Può essere a sera inoltrata o anche di primo mattino... /// con dati insufficienti, (mi dice) posso dirle / che con appena cento Euro lei va via soddisfatto / di avere scoperto d'essere un infelice!
                  Franco Paolucci
                  Composta mercoledì 8 ottobre 1980
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