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Poesie di Franco Paolucci

45 anni di attività edilizia, nato lunedì 8 ottobre 1928 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Città

Come seme interrato
nell'orto del domani,
la mia speranza nasce nella notte,
aumenta nella quiete del silenzio,
e gigantesca all'alba si dilata
nei vividi colori
della luce del sole.

Di giorno poi
la furia delle macchine,
coi suoi clamori inutili,
con le sue ombre e le sue lotte accese,
mi sgretola e m'uccide.

Ma la sera, al ritorno,
l'occhio mio inaridito
si bagna nei colori del tramonto,
e una stilla d'amore
riaccende nuovamente nel mio pozzo
il ciclico processo
della resurrezione.
Franco Paolucci
Composta martedì 31 agosto 1976
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    Anima e Corpo

    Certo che t'amo!
    T'amo!
    E t'amo
    più della stessa notte che m'oblia,
    più del grande lago,
    più della bianca Luna che veleggia,
    più delle candide
    roride cascate d'acque cristalline,
    più dei pendii nel verde,
    più dei monti, del Mare, della Terra,
    dei misteri del Sole e dell'Abisso,
    oltre l'Umano, oltre l'Infinito!

    E a te vicino, colto dall'amplesso,
    s'estende e inturgidisce il corpo mio
    e, con esso, all'unìsono, pervasa
    dai tuoi effluvi odorosi,
    vibra l'anima mia siccome corda
    sottile d'arpa delicata al vento,
    e mentre cedo al vortice, disseta,
    inondando la culla della Vita,
    il seme della Vita, il nostro amore.
    Franco Paolucci
    Composta domenica 30 novembre 194
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      Il viaggio

      Lunghi cipressi altissimi nel cielo
      mi dissero di te.

      Su strade interminabili, riarse
      dalla foga del sole,
      bagnate in burle d'acque di miraggi,
      macinate con la furia del vento
      tra pareti di morte,
      con la mia mente in lunghi soliloqui
      ho discusso di te.

      Curve in agguato
      in brividi di ruote
      stridenti sull'asfalto
      con gemiti acutissimi hanno urlato
      il mio amore per te.

      Ero solo,
      solissimo,
      ansimante,
      gonfi gli occhi di lacrime al pensiero
      che t'avrei rincontrata.
      Ma quando giunsi dopo mille rischi
      non trovai che il tuo corpo,
      e per crudele burla del destino
      il tuo corpo
      era stanco.
      Franco Paolucci
      Composta domenica 31 luglio 1955
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        A Margrith

        Tu sei passata come la tempesta.
        Piange l'ulivo coi suoi rami rotti
        il dolore del vento,
        il tempo si riposa nel silenzio,
        e, sopraffatto,
        tra l'umide ferite della terra
        giace il corpo di un vecchio.
        Inutilmente
        la misera pietà d'un bianco telo
        lancia grida di sfida all'universo.
        Sordo è lo spazio e Dio
        guarda da un'altra parte.
        Intanto verso Nord, passati i monti,
        dove il cielo è più cupo,
        l'uragano,
        mai sazio di flagelli,
        lacerando
        procede la contesa
        d'altre vite alla Vita.
        Franco Paolucci
        Composta martedì 31 agosto 1965
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          Oh potenza suprema.

          Oh potenza suprema
          che mi ponesti davanti uno specchio
          perché scegliessi me stesso!
          Fu così che privo di te,
          nudo, affamato e assetato,
          annebbiato dai veli del mistero,
          pensando di trovarti in un luogo,
          presi anelante a cercarti,
          ininterrottamente,
          per valli e deserti,
          lungo le sponde dei fiumi,
          nei ciechi anfratti dei boschi,
          in luoghi abitati
          dove ripetono invano
          e senza passione, un tuo nome.
          Ho scalato e disceso montagne
          guidato da scrosci cantanti
          di fresche sorgenti di vita,
          da forti richiami d'amore,
          e tutto
          per tutta
          un'intera lunghissima notte,
          fino a quest'alba radiosa,
          a questa morbida sponda
          che m'offre l'abbraccio allo sguardo
          sul mare sconfinato
          dell'esistenza.
          Ora è caduto ogni velo.
          Ora so che non m'insidiasti:
          ora so che m'amasti
          al punto di farmi cosciente
          così che finché fossi in vita
          potessi bagnarmi
          nuotare e flottare felice
          su questa tua onda infinita.
          Franco Paolucci
          Composta giovedì 15 gennaio 1998
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            Il dono dell'aquila.

            Uno spirito libero, fratello,
            ha sette qualità che qui raduno:
            - l'ala possente
            - e come un grande uccello
            un nido molto in alto che nessuno
            raggiunge facilmente,
            - sul mantello
            ha in equlibrio il bianco, il rosso e il bruno,
            - se parla è un canto melodioso e bello,
            - raramente s'accoppia con qualcuno,
            - ha sguardo fermo e fiero e braccio forte,
            - l'ultima qualità è che bene o male
            vada la sorte, resta indifferente,
            fa sempre del suo meglio, alacremente,
            rispettando l'assunto suo speciale
            d'amar tanto la vita che la morte.
            Franco Paolucci
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              Addio alla salma

              Come pietra scolpita mi raggeli.

              In fondo a due crateri
              le palpebre serrate sull'abisso
              del tuo caldo mistero
              sono sipari chiusi su voragini
              d'una vicenda spenta
              in cui specchiavo e riscaldavo l'anima,
              e questo incontro non ci dà più storia.

              Come impronte di cera consumata
              da fiammelle che furono sorrisi,
              le cavità del volto tuo riflettono
              il silenzio dei ghiacci, e la ferita
              tra le tue labbra stinte
              ha il pallore azzurrino dei crepacci.

              Dove è finito il fuoco tuo? Perché
              ti sopravvivo? Perché mai l'unito
              viene ora disgiunto; e perché mai
              il divino concede il frantumarsi
              dei cristalli dell'ere dell'amore?

              È sordo il tempio; mute le parole;
              lo spirito non ha più batter d'ale;
              ed atto di dolore è la carezza.

              Ora, tempo scaduto, i nostri baci
              son gusci alla deriva, fluttuanti
              sul cosmo dei ricordi:
              come luci ribelli di memorie
              si estinguono in vapori di comete
              in lotta con l'oblio,
              divorate dal nero della notte.
              Franco Paolucci
              Composta mercoledì 29 dicembre 2004
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                PREGHIERA

                Creta è il mio cuore
                ed il mio corpo è fango.
                Ma quando
                l'oscurità placidamente a sera
                sulla terra discende
                e, soffice, s'adagia,
                ed il tremulo raggio
                d'una remota stella
                e silenziosa
                al mio sentire apporta
                di vite esterne il tenero messaggio;
                e quando
                il mare a lungo mirando
                con la sua eterna soave melodia
                dolcemente m'invita all'oblio;
                e quando
                l'alta vetta del monte
                e maestosa
                e giorno e notte immobile
                sul quadrante immenso del cielo
                arresta il tempo,
                sento, o Signore,
                perché al mio cuore Tu donasti il palpito
                e, giubilando in seno,
                ti ringrazio.
                Franco Paolucci
                Composta lunedì 31 marzo 1947
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                  Terra e cielo

                  È casa mia quest’atomo sospeso
                  sull’abisso dei vortici del tempo,
                  e m’è caro indirizzo
                  la sua presenza viva
                  nell’incerto vagare delle stelle.

                  Mi culla il suo rotare silenzioso
                  negli spazi siderei
                  là, dove gelo e buio,
                  prima che giunga il giorno,
                  sono entrambi trafitti
                  dai raggi luminosi dell’attesa.

                  C’è una luce riflessa nel mio cuore
                  donatami dall’alto
                  messa lì con l’intento
                  di riscaldare il mondo.
                  S’agita questa luce nel mio corpo
                  come albina straniera
                  ansiosa di ricerca.

                  Vorrebbe motivarsi
                  disperdendo il grigiore delle nebbie
                  che s’addensano cupe
                  sulle vette amorose della storia,
                  ma annaspa soffocata
                  dall’altro me, in sé stessa,
                  resa cieca ed in ceppi
                  dallo stato animale.

                  A malapena emerge e trova forza
                  di nutrirmi un po’ l’anima
                  e, talvolta, in silenzio,
                  s’impegna generosa a intiepidire
                  la carceriera frigida spirale
                  dei miei pensieri.
                  Franco Paolucci
                  Composta giovedì 6 marzo 2003
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                    Tu sola, come luna

                    Sull'occhio della mente
                    Mi calerà come nebbia
                    Un velo leggero;
                    s'addenseranno grevi nel profondo
                    le larve della memoria;
                    l'azzurro ingrigito
                    scolorirà le attese e i sospiri del giorno;
                    la freschezza d'un fiore
                    non basterà più a compensare
                    la stasi del presente;
                    il buio,
                    il buio incipiente,
                    m'imbrunirà l'anima
                    nelle rughe del tramonto.

                    Tu sola, come Luna,
                    resterai lassù, piena, nel cielo,
                    a conservare la luce,
                    a consolarmi
                    nella notte del mio svanire.
                    Franco Paolucci
                    Composta sabato 25 settembre 1999
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