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Scritta da: Violina Sirola

Caina

Cade la neve
lentamente
ritorna primavera; alto il sole
arroventa l'aria
ricresce l'erba
cadono le foglie,
novembre torna grigio
il tempo si dissolve.

Un fiore in bocca
rosso mi consuma, mastico amaro. Un pensiero
antico mi arrovella schiodo il tarlo, lo chiudo
stretto in pugno
e gli sussurro: "A chi giova la vita
appesa al filo della morta
speranza"?
– La vita è dono! –

Se Dio comanda Cristo
rimase in croce
un solo giorno,
anch'io risorgerò vicino a Dio.

"Maddalena
sorella
assassina – insinua il tarlo –
non bere la cicuta, si tocchi Caina".
Flavia Ricucci
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    Scritta da: Violina Sirola

    Se rosso non si passa

    All'alba
    nell'orto degli ulivi il gallo
    "conta"
    centocinquanta
    gallina troppo vecchia
    niente uovo.

    In alto
    Resegone giù
    tre monti:
    Vesuvio Gran Sasso
    Aspromonte
    l'escort... i
    nomi
    "Caduti per la Patria"
    Mille in verde...
    se
    rosso
    non si passa!
    verde speranza
    di bandiera?
    è verde cotto - colore
    di fondi di bottiglia.
    Flavia Ricucci
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      Scritta da: Violina Sirola

      Testamento della nonna

      Cappuccetto Rosso, sono la nonna.
      Ho allacciato le "stringhe", posso comunicare.

      Qui il tempo ha la misura
      della luce, il silenzio è
      interrotto dalle voci
      come suoni, percuotono
      sui timpani, vibrano
      le "membrane". Piccola, la tua
      voce
      cristallina nel silenzio
      ha fantastici rinvii.
      Se mi chiami, "nonna
      nonnaaa, nooo" l'eco
      si riproduce
      negli abissi, si congiunge
      al rumore della Terra
      intermittente
      attraversa i buchi neri
      è silenzio.

      Ricorda, ho lasciato il mio
      bagaglio, le radici; le mie
      foglie - sempre verdi - nella luce.
      Tu, le mie radici
      i principi di vita:
      rispetta la semina, il raccolto.
      Ascolto
      è il battito
      impazzito del tuo
      cuore - elettrizza - Amore è poesia
      pulsano le "membrane".
      Flavia Ricucci
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        Scritta da: Violina Sirola

        Farfalla

        Il tempo si misura con
        gli spilli, otto ore in fabbrica
        è denaro, la produzione
        stanca; a fine mese
        comprerò i semi
        la vanga per la terra, e
        aspetterò il raccolto, i frutti
        dell'orto, i papaveri
        rossi tra l'oro delle spighe
        è un ricordo lontano!
        Crisalide, farfalla sui fiori
        a primavera volerò alto. Privata
        d'orizzonti, mi resta poco
        tempo
        per attraversare il solco
        della terra.
        Flavia Ricucci
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          Scritta da: Violina Sirola

          L'altro

          Ero nel guscio
          in braccio alla mia
          nonna, gli altri stavano
          fuori.
          Poi sono andata
          a scuola. La merenda mi sparì
          dal banco e, al mio
          compagno, addentai la guancia.
          Sono passati gli anni, i lunghi
          miei capelli
          vanno al vento, il seno è
          prosperoso, ho addosso mille
          sguardi. Se attraverso il bosco
          lo so, arriva il lupo.
          Sogno l'anarchia, dove il controllo
          è mio: si cliccano i bottoni
          del cervello
          si resetta il buio, si accende la luce, poi
          s'infrange la legge: ho fame, vado...
          al supermercato prendo la mela
          sottobanco
          incontro il mio compagno, il capitale
          è suo. Miracolo e stupore:
          mi rubò la merenda, ha fatto
          il portafoglio.
          Flavia Ricucci
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            Scritta da: Violina Sirola

            Palla

            Il tempo a lungo
            annoia
            il gusto del proibito s'inchioda
            nel cervello. Sul nido della rondine
            un cuculo
            non tornerà a primavera.
            La serpe si sgroviglia
            sotto il sole
            i piccoli s'intrigano nel covo.
            Gira la terra; non cambia
            verso, trovarlo il punto
            fermo
            per la sterza!
            A destra, poi
            a manca, ecco si ferma
            - meraviglia - riparte il gioco
            è palla.
            Se giunge la sconfitta
            il riso è amaro - Fermati, o sole!
            si prolunghi il giorno.
            Flavia Ricucci
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              Scritta da: Violina Sirola

              Concerto

              La musica
              nel vento porta la nostalgia, suoni
              di versi: il miagolio dei gatti
              sopra i tetti, il guaito di un cucciolo
              disperso. - Buon giorno -
              annuncia il gallo, l'usignolo
              legge
              sullo spartito della vita, canta
              il mio dramma.
              La musica mi avvolge, è
              nostalgia
              ho un groppo in gola
              piango, tiro su il naso.
              Ricordo: un filo d'erba in mano
              poggiato sulle labbra, è musica
              nel fiato; grido
              il mio concerto
              libero nel vento, chiusa
              tra queste mura.
              Flavia Ricucci
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                Scritta da: Violina Sirola

                La beffa per ovviare al danno

                Era così intenso il verde
                prato, da non stingere al sole.
                Vi abitava Pecora Nera, dai bianchi
                suoi vicini l'erba non c'era.

                Viro-silente, capo branco
                bianco, in una notte di luna piena
                tenne consiglio rapido e astuto:
                "i nostri figli ormai sono stremati
                cadono i denti ruminando a vuoto.
                L'erba ci fugge, noi la raggiungiamo".

                Una nuvola, densa
                di sospiri, coprì la bianca
                luna; fu buio pesto nel sordo
                ruminare.

                Stava Martino in mezzo al prato
                verde, sognava una dolce
                agnellina. Viro-silente, rapido
                all'istante, prese la preda e
                corse dai compagni
                saziati, a sbafo, con l'erba del vicino.

                "Amici miei, dobbiamo
                ringraziare il nostro
                Dio. Offriamo in sacrificio
                questo agnello".

                Così Martino, dal nero
                mantello, bruciò senza pietà
                nella fornace; il fumo della legna
                ancora verde, intriso dell'odore
                di bruciato, salì nel cielo e si dispose attorno
                la faccia tonda della luna piena.

                Pecora Nera, quando fu mattino,
                si accorse che non c'era il suo
                Martino. La rabbia in corpo, colore
                della pelle, decise di recarsi dai vicini.

                Viro-silente non era ancora sazio
                brucava l'erba in sogno; fu interrotto
                da un belato, straziante e senza fine. Pensò
                alla beffa, per ovviare al danno
                prese dal gregge, suo, un agnellino
                gli tinse col tizzone il bianco vello

                "Vedi quel cactus - disse il gran
                montone - unica pianta nell'arida
                valle, ha protetto dai lupi
                il tuo Martino".

                Una nuvola, gravida
                d'inganno, uno scroscio di pioggia
                aprì all'istante, lavando il nero
                fumo al vello bianco.

                Viro-silente non perse l'occasione
                mise il timbro solenne e
                sentenziò: "Miracolo!
                Per trovarlo al buio della notte
                occorreva fosse bianco
                il tuo Martino".

                Da quel giorno, Pecora nera
                non mangiò che "fogli"
                lo spazio verde fu arso dal sole.
                Flavia Ricucci
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