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Cara compagna

Socia bottiglia che non mi tradisci,
che vorrei piena anche dopo mille bicchieri,
mi conosci così bene che quasi ti versi da sola,
ed in base al mio volere del momento,
come se fossi una cantina ben fornita,
mi dai ciò che mi serve per esser o triste o allegro,
o più semplicemente qualcosa per dormire.
Sei legata per la mia vita a quel bicchiere
che non disdegno a volte di tradire,
sfacciatamente,
rovesciando la tua bocca sulla mia
specie quando la sete è ancora tanta
e tu purtroppo sei ormai vuota,
e mi costringi ad aspettare l'arrivo dal tuo fondo di poche gocce del tuo umore,
come se fossi donna ed io la bocca sul tuo sesso.

Sai quante volte ti vorrei lanciare al muro
spaccarti in mille pezzi e poi sentirmi puro.

Ma penso che tu non mi hai mai fatto niente,
che mi sei rimasta accanto sempre fedele ed ubbidiente.

Se ti dovesse capitare qualcosa,
se avessi un infortunio sul lavoro,
giuro che ti farei un funerale con sepoltura degna
e dedica d'amore,
e come voto,
te lo dico fin da adesso,
dopo di te non guarderei più in faccia una bottiglia,
m'inventerei qualcosa per continuare a bere,
farlo di schiena,
da botti o fiaschi,

o forse solo dal bicchiere,
l'orfano ed il vedovo uniti nel loro dispiacere.
Alexandre Cuissardes
Composta mercoledì 25 gennaio 2012
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    Ed io vi osservo...

    Ti sfiora per sentire le curve del tuo corpo.

    Scivola la sua mano sopra la tua mano,
    poi sale al braccio,
    fino alla spalla,
    al viso,
    lui porta i tuoi profumi al naso,
    e cambia il suo respiro.

    La mano adesso scende al contrario,
    ti accarezza lenta con le nocche,
    il ruvido dell'osso sulle morbide guance,
    sulla schiena,
    ... il brivido di entrambi.

    Ti vede con le mani,
    col corpo,
    con la bocca,
    anche se non con gli occhi,
    il tuo amore cieco.
    Alexandre Cuissardes
    Composta mercoledì 25 gennaio 2012
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      La scala condominiale

      Diamola a questo tempo così improbabile la colpa di tutto,
      salviamo noi stessi dalle reciproche critiche che non ci portano a nulla.

      Chiudiamo la porta al fuori,
      basta col lasciarla aperta apposta per far sentire agli altri ognuno le proprie ragioni.

      Basta con quel provare e riprovare che non è bastato,
      non è servito.

      Salviamo quel poco dell'insieme
      e non quel troppo dell'essere nemici.

      E facciamo in modo che non sia l'ennesima inutile prova.

      Posso dartela vinta già da adesso se questo può servirti,
      tanto non cambia nulla,
      ho perso,
      e non so neppure contro chi.
      Alexandre Cuissardes
      Composta mercoledì 25 gennaio 2012
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        8 febbraio 1980

        i campi calano giù,
        verso il mare immaginato
        il verde di ieri giace sotto il bianco della brina.
        La osservo
        con in tasca i miei sbagli,
        -licenze poetiche-
        rispondo a chi me li rinfaccia.
        Quella montagna racchiude miele
        come la sua corazza
        ma è già passato un trentennio dall'ultimo secolo vissuto
        e la pace,
        utopia,
        è parola malvista.
        Mentre le mie tasche continuano a gonfiarsi di errori
        la montagna cede il suo miele e la sua voce disincanta.
        Ma anche il tuo canto è un allarme
        preludio alla guerra.
        Le mie tasche vomitano i vecchi errori
        lascio posto ai rancori sopiti,
        adesso ho licenza di agire.
        Alexandre Cuissardes
        Composta venerdì 8 febbraio 1980
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          28 aprile 1978

          le cose più allegre mi fanno appena sorridere.
          È ormai passato da tanto il tempo delle forti risate.
          -Il nostro futuro è nel passato-,
          mi ripeto sempre più spesso
          e ricordo quell'azzurro e quel verde,
          colori di ieri.
          Serate piene di frasi e costruttivi confronti
          la confidenza degli amici più cari.
          Adesso mi volto per non guardare avanti e vedo qualcuno di spalle
          anch'egli voltato,
          per non guardare avanti.
          Alexandre Cuissardes
          Composta lunedì 23 gennaio 2012
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            7 agosto 1974

            Troppe luci laggiù,
            questa non è Calenzano alto.

            Torno indietro
            a ricercare il buio e la pace
            il lato della marina.

            Fa quasi freddo
            ma quanto caldo in me
            e quanto sole in Africa.

            Quattro muri di sasso si confidano,
            li capisco
            anch'io sono pietra che il tempo sta corrodendo
            polvere.
            Alexandre Cuissardes
            Composta mercoledì 7 agosto 1974
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