Questo sito contribuisce alla audience di

Cento anni indietro

Sta lì da sempre
contro lo specchio del mobile di camera,
nessuno la spolvera,
per rispetto
o per voluta dimenticanza,
la foto grigia con i segni del ritocco
di un lontano parente
con la divisa ed il cappello.
Lontano nel tempo.
Non è tornato da una guerra antica,
fatta di moschetti e baionette,
una guerra del 900,
la prima guerra
ma non l'ultima,
vinta da un re
persa dal popolo,
come sempre succede.
Due fiori di plastica si fanno compagnia,
fanno la guardia al "non eroe" defunto,
meglio,
morto ammazzato.
Il popolo non ha eroi da ricordare
ha solo dei morti
da dover pregare.
Ha vinto un re
ha vinto un dittatore
ha vinto la democrazia.
oppure
"Abbiamo vinto contro l'invasore",
ma sono sempre,
da che mondo è mondo
i soliti ultimi a morire.
Alexandre Cuissardes
Composta martedì 26 marzo 2013
Vota la poesia: Commenta

    Come sei

    C'è sempre
    qualcosa di credibile nelle tue bugie,
    una malizia a tempo giusto,
    una risposta pronta
    come se fosse stata in agguato
    in attesa di balzare addosso alla domanda.
    Precisa come un calendario
    o la freccia di un campione.
    Una agenda con giorni ed ore,
    e parole da sfruttare.
    Un viso in fronte,
    sempre da aggredire.
    Una vittoria
    da riportare a casa
    come pane di ogni giorno.
    Chi sia a perdere
    e perché,
    non ha importanza,
    questo è il tuo pane,
    e ti tiene in vita.
    Alexandre Cuissardes
    Composta martedì 26 marzo 2013
    Vota la poesia: Commenta

      L'ultima parte del lavoro mai iniziato

      Abbiamo ancora l'odore di zolfo addosso
      ma abbiamo acceso gli animi
      e spento i battiti di un po' di cuori.
      Abbiamo ancora dolore agli orecchi,
      per il rumore fatto dai botti,
      ma ci hanno sentito tutti.
      Abbiamo gli occhi stanchi
      per le notti sveglie,
      e tracce di vernice nera
      sulle mani.
      Fragili barattoli vuoti per terra,
      vernice ed utopia.
      Ma le - A - sono tornate
      dentro i loro cerchi,
      adesso sono molto presenti.
      Ci saranno altri botti,
      altro zolfo,
      barattoli vuoti sdraiati a riposo.
      Ma quando avremo fango
      e terra addosso
      e calli alle mani,
      vorrà dire che avremo finito il lavoro,
      che avremo scavato le fosse.
      -In questa buca riposa il cattivo stato,
      ne fiori ne preghiere,
      va solo scordato-.
      Alexandre Cuissardes
      Composta lunedì 25 marzo 2013
      Vota la poesia: Commenta

        I movimenti nel sonno

        Stanotte ho sognato
        che eri steso a terra,
        ferito.
        "Pollice verso"
        per vederti finire,
        poi
        il medio alzato
        per mandarti in culo,
        la mano aperta
        per prenderti a schiaffi,
        il pugno chiuso per colpirti in faccia
        i piedi pronti per tirarti pedate
        l'indice pronto per tirare il grilletto,
        l'occhio socchiuso per mirare bene.
        E con le orecchie sentirti urlare,
        col naso annusarti il sangue
        e con la bocca sputarti addosso.
        Poi mi sono svegliato
        ed eri lì davanti a me
        come sempre
        con la frusta in mano
        a ricordarmi
        che un'altro mio giorno da schiavo iniziava.
        Alexandre Cuissardes
        Composta lunedì 25 marzo 2013
        Vota la poesia: Commenta

          Dal libro inesistente

          La vedevo camminare
          davanti a me.
          La sua gonna era corta
          come il tempo necessario
          a giudicare una cattiva azione.
          Folate di vento le schiaffeggiavano il viso
          a causa dei miei peccati.
          Lei pagava per me.
          Ma sorrideva al male,
          come io non sapevo sorridere
          ne al bene
          ne al male.
          Tenevo stretta la cartella delle cosa da fare
          ma rispettavo il patto.
          Aprirla soltanto a cose avvenute.
          In tasca il coltello
          mi sfregava la coscia.
          Riflettevo a voce bassa
          bestemmiavo a voce alta,
          adesso il vento
          si stava accorgendo di me.
          Abituato a stare sempre all'erta,
          da buon militare,
          sentendo il cambio di clima
          e di situazione
          il bavero si alzò,
          con in mostra i suoi gradi.
          La mia divisa di soldato perdente
          stava in piedi da sola,
          sorreggeva anche me.
          Adesso la sua gonna era a terra,
          calciata lontano dallo stivale da guerra,
          non avrebbe mai potuto testimoniare
          la mia cattiva azione.
          Alexandre Cuissardes
          Composta mercoledì 13 marzo 2013
          Vota la poesia: Commenta

            noi tre

            Tutte le donne hanno la bocca,
            ma non come la tua.
            Quando parli ti vorrei baciare,
            quando ti bacio
            vorrei ascoltare la tua voce.
            E quante hanno un bel corpo
            ma non come il tuo.
            Quando mi stai accanto
            ho voglia di toccarti,
            non controllo le mie mani.
            Ti spoglio con gli occhi.
            Quando ti spogli davanti a me
            vorrei averti accanto nuda subito
            ma vorrei anche che non finissi mai di spogliarti.
            Per fortuna c'è il mio corpo
            lui sa cosa fare
            mi lascia pensare
            ma intanto è già
            tutt'uno con te.
            Alexandre Cuissardes
            Composta venerdì 8 marzo 2013
            Vota la poesia: Commenta