Scritta da: Febronia Zuccarello
in Poesie (Poesie d'amore)
Al nascere del sole
appari luce
davanti ai miei occhi.
Sei bagliore
che colma il vuoto notturno
sei l'onda
che sazia e nutre
il mio infinito amore.
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Al nascere del sole
appari luce
davanti ai miei occhi.
Sei bagliore
che colma il vuoto notturno
sei l'onda
che sazia e nutre
il mio infinito amore.
Se non ci fossi tu
sconosciuto straniero
che invadi il mio territorio
brandendo la tua fame
con apparente arroganza
se non ci fossi tu
uomo sporco e segnato dalla salsedine
se non ci fossi tu
con quell'odore di sofferenza e disperazione
che travalica porte e ripari.
E ancora, tu incubo delle mie certezze,
del mio presente agiato
del mio futuro disegnato con le matite colorate
se non ci fossi tu
sconosciuto amico
cosa resterebbe delle mie certezze,
delle poche emozioni rimastemi,
di quel futuro attraversato
mano nella mano con la solitudine ed il rimpianto.
Se non ci fossi tu,
altro, maledetto essere uguale a me,
morirei nella mia disperazione umana.
Vieni dunque da me.
Il tuo posto è qui.
Coccolo il tuo ricordo,
è dura lasciarlo andare.
-ruberò la grande clessidra:
il tempo non lo lascerò passare. -
oltre quel muro,
l'ignoto.
-non oltre!
Non oltre, non proseguire. -
gridavo.
Svanivi.
Vorrei mi potessi sentire.
Il color argento
dei suoi capelli
mi rimembrava lo scorrere
della vita:
giovane tramonto a spegner la giornata.
Ed io, non ti lascerei passare.
Mai.
Accettare il passato
vuol dire che non sono mai stato amato.
Cosa vi è peggio
se non l'idea di un miraggio.
Non averlo vissuto
neanche l'ombra di un minuto.
Sei fragile voce
di un sorriso
dal tempo sbiadito, eppure,
mai del tutto appassito;
sei ciò che mi resta
in mezzo a sto vuoto:
fragile
fiocco di neve
ti sciogli al primo tepore.
Tremare
in un abbraccio
(non una parola):
quasi a dire
-sei il senso di me-.
Fra la gente
niente di te.
Invano ti cerco nell'abitudine
di un tempo che cambia.
Irrompe (prepotente)Silenzio
e tu,
non ci sei.
Cuore che nel profondo fuoco ti glaci
rumore di sottofondo, rumore di baci
baci che fanno male negli abissi
perché delle persone non sono più gli stessi
parlantina, chiasso, ecco cosa sento
rumore di baci che vola via insieme al vento.
Farfalla variopinta
giovane ed ingenua
attratta dalla luce
suo canto di sirena.
Fiammella appena nata
ardente di vergogna
tremolante nel vento
come è nata non ricorda.
Parola nel silenzio
alla labbra incatenata
pronunciata già morente
dalla notte originata
sorriso innocente
al di là del mare
lontano ma vicino
permette di sognare
giglio insanguinato
figlio del peccato
ormai senza purezza
un tempo immacolato.
Fiore sulla tomba
posato con rimpianto
da chi ha ancora memoria
da chi ha amato tanto.
Tutto questo
mia cara,
ha un solo e unico nome
io lo chiamo "follia"
tu lo chiami amore.