Esperienze


Scritto da: andysmile
in Diario (Esperienze)
Si vede chiaramente, stando in un bar, quanto la gente voglia starci per fare qualcosa di diverso, in un certo modo, essere diversi. Restandoci ti rendi conto che malgrado il loro volere, essi non cambiamo, si adattano e stanno come a casa loro, ma senza doveri. E diventano tristi, come se fossero a casa o rilassati, come se stessero a casa; in un cero modo si sentono coccolati, perché a casa non vengono, accarezzati e sicuramente non impareranno a coccolare, ad espandersi, ad esprimersi, ma si limiteranno al bere un qualcosa con la gente, la solita gente; che è diventata la loro casa. Ma continuano a non accarezzarsi, anzi si giudicano come si giudica se è giusta o meno la punizione o il dovere che si deve fare. Non si accettano ma si rimproverano, e non si sbaglia, si persevera. Siamo diabolicamente umani. Poi esci e vai a casa.
Composto martedì 29 settembre 2015
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    Scritto da: Silvia Nelli
    in Diario (Esperienze)
    Scusami! Scusami se non sono all'altezza dei tuoi "raffinati" modi "lecca culo". Scusami, se non so fare tanti giri di parole per spiegarti perché non mi piaci, ma sai io sono un libro aperto e basta guardarmi per capire il disgusto che mi susciti. Scusami, se non so fingere relazioni, simpatie e amicizie! Sai, sono solo una "poveretta" che fa del rispetto per se stessa l'ingrediente principale dei suoi rapporti! Scusami, se alle tue parole rispondo con un volgare "vaffa", ma lo preferisco alle tue scuse del cavolo! Scusami se sono schietta, diretta e ho una sola faccia, ma fare l'attrice non è una mia ambizione!
    Composto martedì 22 settembre 2015
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      Scritto da: Giuliana Z.
      in Diario (Esperienze)
      Ma esiste la dignità anche dopo la morte? Di quei corpi senza vita non vorrei più vederne, le immagini sono dure, cruente, tristi, raccapriccianti. Sono messe lì per smuovere la sensibilità di molti? Certo la smuovono, fanno venire la pelle d'oca, ti fanno sentire quel nodo allo stomaco, ribollire il sangue, fanno piangere. Ma credo che anche un corpo senza vita, un corpo senza respiro, un corpo senza battito abbia la propria dignità. È quel rispetto che dovrebbe essere insito in ogni essere vivente, un rispetto che va dato anche dopo la morte. Mostrare quei corpi esanimi scuote, è vero. Mi chiedo quale genitore vorrebbe vedere la foto di un figlio sbattuta nel web. C'è modo e modo. Esiste una decenza umana. Viviamo in una terra dove i media ci mettono al corrente di ciò che accade con una facilità estrema, diventando abitudinari a queste notizie, a questi fatti. Un assillare le menti per poi inculcarci dentro quello che vogliono, ed è così che diveniamo prede di un sistema che ci guida verso altre mete. Il tutto diventa così un'assuefazione che uccide il senso della vita. Uccide la normalità dei nostri giorni. Ci toglie spazio per buttarci dentro ad una massa. Diventiamo persone "non buone" che vanno addestrate, quelle a cui bisogna a tutti i costi far sentire colpevoli della nostra normalità. Attraverso i media vogliono far scuotere le nostre coscienze, come fossimo noi gente comune responsabili di quello che sta accadendo. Ci danno degli ipocriti nascosti dietro l'ignoranza, quindi le foto servono a farci vedere. Ed ora che abbiamo visto non abbiamo più scuse. Certo. Nessuna scusa. A parte il fatto che diventa tutto un gioco politico. Di questo si tratta, non di umanità. Di potere politico. La coscienza ce l'abbiamo tutti è quella che ci fa scegliere fra il bene e il male, ed è quella che ci fa capire. Che ci apre gli occhi al fatto che anche questa volta la foto di un bimbo è stata utilizzata per uno scopo politico. Le guerre ci sono sempre state e sempre ci saranno. I nostri nonni, i nostri genitori le hanno vissute, ancora oggi ci possono raccontare queste realtà. La differenza sta nel fatto che allora non esistevano le fonti di comunicazioni attuali. Io non posso sentirmi responsabile nel momento che ho la consapevolezza che loro, i migranti, prima di intraprendere il viaggio sono bene informati. Sanno che quel tragitto è pericoloso, forse più rischioso del rimanere. Si lo sanno. Quel padre conosceva bene il rischio che affrontava salendo su quella barca e sapeva benissimo che metteva a rischio la vita dei suoi cari. Ne era al corrente. E nel momento che si è al corrente, si ha anche la responsabilità delle scelte fatte (sia ben chiaro dicendo questo non lo sto accusando). Quel piccolo corpicino che ora tutti postano quasi come un loro figlio, di cui il mare ha tolto il respiro, sarebbe stato fra i tanti sconosciuti, colui che mai avremmo visto, mai avremmo conosciuto se non per un caso della vita. Chissà da grande cosa sarebbe diventato? Magari un padre di famiglia, con il suo lavoro da operaio, un dottore in medicina, un avocato, un imprenditore, un cantante, un attore... o magari il nostro vicino che per dignità non avrebbe mai chiesto aiuto! Quel vicino di cui nessuno nei social posta foto, nessuno ne parla, non può far notizia, tutti sanno, ma si finge di non vedere, di non sapere che è anche esso vittima di uno stato sociale, di una guerra silenziosa imposta da una società che corre verso il benessere ma che uccide. Uccide l'animo di chi resta indietro, del più povero o di chi caratterialmente non ha la forza di ribellarsi e allora subisce. Silenziosamente subisce restando invisibile agli occhi di tutti. Ecco perché non condivido quelle immagini.
      Composto giovedì 3 settembre 2015
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        Scritto da: V. Asevschi
        in Diario (Esperienze)
        Perché dovrei dimostrare qualcosa a qualcuno? Per aggregarmi alla moltitudine, trasformarmi in un involucro senza entità e consistenza per tutta l'esistenza finché non divento una carcassa? Con la maschera sul volto e gli occhi spenti, uno fra tanti - ma nessuno - lo sguardo abbassa. Il tempo passa, tutto quel che ho dentro esplode, poi collassa. La notte mi trasporta nel oblio, con il rumore assordante del silenzio, il riflesso della luna nell'acqua bassa del fiume, avvolge tutto di lume. Lo scivolare della ninfea, il sussurro del vento e la sua essenza magica, mi rilassano. Nasce il giorno, rinasce il fracasso della massa. Non annoveratemi tra le fila del vostro esercito di zombie, lasciatemi qui solo! Mi stringono per il collo ma non mi scompongo e non mollo. Svegliatevi non siete schiavi, basta rincorrere quello straccio... sigillate quel girone degli ignavi. Limitate qualcun altro con le vostre catene. Sono stanco di tutte queste scene, appartengono ad un modello di mondo ormai obsoleto, tutti girano nella ruota del criceto. Non posso più vedere il mio ritratto in bianco e nero, voglio incamminarmi verso quel sentiero, arrampicarmi sul rilievo originale, oltrepassare il confine invalicabile. Voglio superare questa banale vita artificiale, voglio l'autenticità e la purezza essenziale che mi facciano estasiare.
        Composto giovedì 24 settembre 2015
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          in Diario (Esperienze)
          Guardarti negli occhi, mentre brillano e si rilassano, guardare il tuo viso mentre il tuo corpo si scalda, tra le tue gambe, tra le tue braccia, mi sento tremare e anche un po' timido. Il tuo respiro bollente sul mio collo, il profumo dei tuoi capelli, mi eccitano, e ancor di più quando stringi le gambe sui miei fianchi mi fai sentire al sicuro, e quando ti sento rigida mi ecciti facendomi toccare l'universo oscuro, che si colora ogni volta che fai un respiro, e mi fa capire quanto tu sia dolcemente avvolta dal piacere. Stare dentro di te, dentro il tuo corpo, la tua anima, il tuo cuore, dentro il tuo fiore, nella tua pelle, mi fa sentire il tuo sole, quello che brucia la tua passione, che accende la tua notte, o che riscalda il tuo giorno. Abbracciami ora, stringimi piccola, pochi secondi ed il cuore esplode in tantissimi petali di rose, che solleticano sotto la pelle, unendo i nostri corpi, in una esplosione di autentica passione.
          Composto domenica 20 settembre 2015
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            Scritto da: Tania Memoli
            in Diario (Esperienze)
            Ho bisogno di ritrovarmi nelle mie parole, nei miei gesti, nella mia spontaneità e soprattutto in quella risata che si è trasformata in un mesto sorriso. Ho bisogno di essere me stessa, di poter contare che i gesti più delle parole vengano compresi, che io possa affidarmi a chi ha cuore sincero e mani che afferrano, occhi che legano, bocca che non taccia mai i suoi sentimenti, che la sua lingua non sia una frusta per le mie parole, che queste possano fondersi in un unico linguaggio e che si traduca in un unica azione: indivisibili.
            Composto sabato 19 settembre 2015
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              Scritto da: Ambra
              in Diario (Esperienze)
              Gente che va, gente che viene, volti nuovi, vecchi, già visti, insopportabili, affascinanti, interessanti. Anime noiose, profili psicologici da scoprire, racconti da ascoltare incantanti o incapaci di intrattenerti. Bugie e confessioni indistinguibili, attori codardi e sinceri coraggiosi. Paure, lacrime, urla e risate. Amici o nemici, amore e odio, ricordi e dejavu. Parole al vento e frasi incatenate al cuore. Sguardi persi, mai trovati, evitati, cercati, rapitori, fastidiosi e ingannatori. Sai, sono gli altri che ti fanno vivere, chi ti circonda. Non scegliere nessuno, affrontali tutti, a modo loro ti daranno una lezione, positiva o negativa che possa essere. Non scappare, non impressionarti, non comportarti razionalmente e nemmeno istintivamente, non pensarci, ma pensaci un po', sii incoerente, come loro, come tutti, come sei e come ti vogliono.
              Composto mercoledì 23 settembre 2015
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                Scritto da: Ambra
                in Diario (Esperienze)
                Sentivo il bisogno di sfogarmi. Di ridere, piangere, scappare, picchiare, amare, odiare e vivere ogni momento con tutta la passione che sapevo di avere a disposizione. Invece ero passiva. Ferma a quella solita vita che iniziavo ad odiare sempre di più. Non mi piaceva essere vincolata a non poter sfruttare tutto il mio potenziale, ma era così. Ed era tutto fortemente amplificato dalla mia solitudine, che mi stava uccidendo più che mai, stava consumando la mia esuberanza ogni giorno di più. Mi sentivo terribilmente vuota, senza uno scopo, infelice e sempre più sola. Non mi riconoscevo più. Mi ero dimenticata chi ero. Mi mancavano i vecchi tempi, quando ero sempre solare, quando ero io a mettere di buon umore gli altri. Ora mi sembrava cambiato tutto, mi sentivo incapace di riprendermi da quello che ottimisticamente chiamavo "brutto periodo". Una parte di me continuava a sperare che fosse solo una crisi temporanea, l'altra continuava a urlare e a sbraitare che non c'era più nulla da fare, che ero cambiata, che non sarei più tornata e che le condizioni attuali non sarebbero riuscite a farmi tornare mai più. E c'erano queste due parti schierate una contro l'altra che non sembravano mai trovare una risposta comune e che andasse bene ad entrambe. Ed era esattamente per questo che andavo a momenti, dipendeva da quale parte di me prevaleva quel giorno, in quel determinato momento. Mi adeguavo a come inconsciamente sceglievo di vivere. Ma la parte più vera e profonda di me, quella che non avrebbe mai abbandonato le origini, sapeva che un giorno, mi sarei ritrovata e che ero ancora piccola e ingenua per credere di essere morta dentro in eterno.
                Composto mercoledì 23 settembre 2015
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                  Scritto da: Raffaella Frese
                  in Diario (Esperienze)
                  La difficoltà sono un percorso da prendere, non da evitare. Con loro si possono imparare i valori importanti della vita, i quali molte volte vengono del tutto cestinati dal benessere e dal troppo comodo andamento di una vita fin troppo adagiata e viziata. Sì, le difficoltà ci devono essere e ci sono nella vita, che noi le vogliamo o no. Servono. Sì, servono per migliorare e migliorarci. Quindi non riteniamoci sfortunati se nel percorso della vita le difficoltà ci quasi sotterrano, ma troviamo la forza per tirarci fuori da quell'incavo chiamato sofferenza. Mettiamoci tutto l'impegno che abbiamo in corpo per affrontare ciò che ci si pone davanti e, a testa alta, proseguiamo lieti di essere stati in grado di prendere la vita di petto.
                  Composto giovedì 17 agosto 2006
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                    Scritto da: Silvia Nelli
                    in Diario (Esperienze)
                    Sono strana e nel mio mondo faccio entrare poche persone. A volte mostro il peggio di me per donargli il meglio nel momento in cui scelgono comunque di restarmi accanto. Non regalo sogni e nemmeno tentazioni. Amo la realtà, la certezza e la coerenza. Non mi "mostro" a tutti, ho "carattere e personalità" ed è con queste "doti" che mi presento. Sono difficile da comandare, scelgo io i miei passi e non accetto imposizioni. Mi sento stretta dove sento di essere "sbagliata" e navigo nel mare aperto rischiando di affogare dove sono una presenza tra tante. Non sono nessuno, ma sarò sempre troppo per chi mi da per scontata senza rendersi conto che sono già altrove.
                    Composto domenica 20 settembre 2015
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