Le migliori frasi di Platone

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Scritta da: Rossella Porro
Alfine, dunque andai dagli artefici, ché qui ero sicuro di non conoscere che poco o niente, e d'altra parte sapevo che avrei trovata gente fornita di molte belle cognizioni. E in questo non m'ingannai, ché in realtà essi sapevano cose ch'io non sapevo, e per questo riguardo eran più sapienti di me. Ma, o cittadini ateniesi, mi sembrò che il medesimo difetto dei poeti lo avessero anche i buoni artefici: pel fatto stesso che disimpegnava bene la propria arte, ciascuno presumeva d'esser sapientissimo anche nelle altre cose maggiori, e questo errore offuscava quella loro sapienza. Cosicché io, tenendo presente l'oracolo, domandavo a me stesso se preferissi rimanere così com'ero, non sapiente della loro sapienza, né ignorante della loro ignoranza, oppure aver, come han loro, tutt'e due insieme questi requisiti. Risposi allora, a me stesso e all'oracolo che mi giovava rimanere com'ero:.
Platone
Composta sabato 26 marzo 2011
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    Scritta da: Giulio Pintus
    Per chi dunque si occupi di passioni e di contese e in esse si affligga, inevitabilmente tutte le sue opinioni saranno mortali, e neanche il più piccolo particolare trascurerà per diventare il più possibile mortale, incrementando appunto tale parte: chi invece si è occupato dello studio della scienza e delle riflessioni sulla verità ed ha esercitato soprattutto questa parte di se stesso a riflettere sulle cose immortali e divine, se viene a contatto con la verità, è assolutamente necessario che, per quanto sia ammesso dalla natura umana, prenda parte dell'immortalità, senza trascurarne neppure una parte, e, come colui che venera una divinità e mantiene in ordine il divino che abita in sé, sia particolarmente felice.
    Platone
    Composta martedì 25 giugno 2013
    dal libro "Timeo" di Platone
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      Infatti, se uno, giunto all'Ade, liberatosi di quelli che qui da noi si dicono giudici, ne troverà di veri, quelli che si dice che là pronunciano sentenza: Minosse, Radamante, Eaco, Trittolemo e quanti altri dei semidei sono stati giusti nella loro vita; ebbene, in tal caso, questo passare nell'aldilà sarebbe forse una cosa da poco?
      E poi, quanto non sarebbe disposto a pagare ciascuno di voi, per stare insieme con Orfeo e con Museo, con Omero e con Esiodo? Per quello che mi riguarda, sono disposto a morire molte volte, se questo è vero.
      Infatti, per me, sarebbe straordinario trascorrere il mio tempo, allorché mi incontrassi con Palamede, con Aiace figlio di Telamonio e con qualche altro degli antichi che sono morti a causa di un ingiusto giudizio, mettendo a confronto i miei casi con i loro!
      E io credo che questo non sarebbe davvero spiacevole.
      Ma la cosa per me più bella sarebbe sottoporre ad esame quelli che stanno di là, interrogandoli come facevo con questi che stanno qui, per vedere chi è sapiente e chi ritiene di essere tale, ma non lo è.
      Quanto sarebbe disposto a pagare uno di voi, o giudici, per esaminare chi ha portato a Troia il grande esercito, oppure Odisseo o Sisifo e altre innumerevoli persone che si possono menzionare, sia uomini che donne?
      E il discutere e lo stare là insieme con loro e interrogarli, non sarebbe davvero il colmo della felicità?
      E certamente, per questo, quelli di là non condannano nessuno a morte.
      Platone
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