in Frasi & Aforismi (Saggezza)
Sapere quello che gli altri pensano che tu non sappia è il più grosso vantaggio che potresti sfruttare contro di loro. È la convinzione che frega la gente.
Composta giovedì 3 gennaio 2013
Sapere quello che gli altri pensano che tu non sappia è il più grosso vantaggio che potresti sfruttare contro di loro. È la convinzione che frega la gente.
Quelli che non sanno cosa vogliono da giovani, non lo sapranno nemmeno da adulti. Gli stronzi e le infedeli che si vedono in giro oggi, saranno tali anche tra vent'anni. E lo stesso per le persone immature che vi circondano quotidianamente. La maturità di una persona non varia con l'età anagrafica. È l'età della sua anima che fa la differenza. Perché le persone non cambiano dentro di sé. Se scegliete una persona pensando che cambierà con il tempo siete sulla strada sbagliata. Le persone non cambiano per se stesse, figuriamoci se cambieranno per voi.
Quando per loro fu giunta l'ora di guadare il fiume della morte, si recarono entrambi alla riva. Le ultime parole de Signor Sconforto furono: "Addio notte, benvenuto giorno!" Sua figlia entrò nell'acqua cantando, ma nessuno comprese il suo canto.
Un arabo incontrò il profeta e gli disse: "Apostolo di Dio, mi piacciono i cavalli. Ci sono cavalli in paradiso?" E il profeta rispose: "Se andrai in paradiso avrai un cavallo alato e lo monterai e andrai dove vorrai." L'arabo replicò: "I cavalli che mi piacciono non hanno ali."
Avevo un vecchio zio che ragionava in modo lineare. Una volta mi fermò per strada e mi chiese: "Sai come il diavolo tormenta i reprobi?" Alla mia risposta negativa disse: "Li fa aspettare." E ciò detto, proseguì il cammino.
Quando siamo bambini l'inferno non è altro che il nome del diavolo sulla bocca dei nostri genitori. Poi questa nozione si complica, e allora ci rigiriamo nel letto nelle interminabili notti dell'adolescenza, cercando di spegnere le fiamme che ci bruciano, le fiamme dell'immaginazione. Più tardi, quando non ci guardiamo più allo specchio perché i nostri volti cominciano ad assomigliare a quello del diavolo, la nozione dell'inferno si trasforma in un piumone intellettuale e allora, per sottrarci a tanta angoscia, ci mettiamo a descriverlo. Giunti alla vecchiaia l'inferno è così alla portata di mano che l'accettiamo come un male necessario e lasciamo persino scorgere la nostra ansia di patirlo. Ancora più tardi, e adesso sì che siamo tra le sue fiamme, mentre bruciamo cominciamo a intuire che forse potremmo acclimatarci. Passati mille anni un diavolo ci chiede, con aria di circostanza, se soffriamo ancora; gli rispondiamo che l'abitudine ha una parte ben maggiore della sofferenza. Alla fine arriva il giorno in cui potremmo abbandonare l'inferno, ma rifiutiamo fermamente tale offerta. Chi rinuncia infatti a una cara abitudine?
La gente tende a reputare "pieni di sé" tutti coloro che per un motivo o per l'altro amano stare per i fatti loro. Ma non comprendono che la maggior parte delle persone che vengono reputate tali sono proprio quelle che lottano ogni dannato giorno per riuscire ad amare se stesse.
Il romanticismo viene screditato perché ormai le belle parole vengono sempre usate per il motivo sbagliato, sono dette con noncuranza, giusto per convenienza, finendo per avere lo stesso valore di un volantino delle offerte del supermercato.
La solitudine è la miglior compagnia.
Siamo la generazione dei futuri disoccupati, quelli che erano destinati ad esserlo fin dalla nascita. Siamo i figli di una generazione che ha caricato sulle nostre spalle un enorme debito. Siamo coloro che vedono ogni giorno svanire sogni e speranze insieme ai fondi destinati all'istruzione. Siamo noi che non possiamo pensare di avere una famiglia perché sappiamo che non avremo mai la stabilità necessaria per averne una. Tanti continueranno a dire che siamo i "giovani d'oggi", ragazzi che non hanno né ambizioni né valori. Continueranno a dirlo, senza chiedersi mai, perché abbiamo smesso di credere in un paese che non crede più in noi.