Scritto da: Alessio Fabretti

Vivere è morire


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..."Senta ispettore - dice io non so perché sono qui, ne so di cosa mi stiate parlando, mi pare che mi stiate trattando come un comune delinquente, ma, io, non ricordo nulla" di rimando l'ispettore "Che cosa avete fatto stamattina? Ditemi come mai eravate alla spiaggia; il trincetto sporco di sangue è vostro?" L'ispettore chiama il piantone, e confabula con lui. L'agente ritorna con un trincetto che mostra all'uomo, ma lui dice di non averlo mai visto. "Diamogli tempo, può darsi che più tardi possa ricordare" fa l'ispettore rivolgendosi all'agente... l'uomo impallidisce, non sa cosa rispondere alla domanda "come ti chiami?" Formulata dall'ispettore, "no, no... non so perché sono qui, Lasciatemi in pace!" Intanto è arrivato anche un sergente fatto chiamare, ed è entrato nella stanza, con una cartellina, "Sergente quest'uomo è accusato di omicidio, fatelo sorvegliare a vista!" Si alza, gli va vicino e lo guarda con occhi torvi. Lo squadra e scorge sulla camicia delle macchie rosse. "Levategli la camicia, e fategli rilevare le impronte, ne ritengo voi direttamente responsabile!" Va via sbattendo la porta. L'uomo è fatto alzare, non ricorda, non sa dove abita, non ha documenti che possono provare la sua identità. Il sergente riapre la ... [segue »]
Composto martedì 19 marzo 1968

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